Mareggiata in Sicilia: una testimonianza diretta
La nostra collaboratrice Elisa Cutuli, catanese, ci racconta come ha vissuto il devastante impatto della mareggiata in Sicilia, che ha colpito anche Calabria e Sardegna.
Nella giornata e nella nottata di ieri il ciclone Harry ha colpito la Sicilia orientale, la Calabria e la parte meridionale della Sardegna. Tutte queste aree hanno subito danni ingenti, ma in particolare la mareggiata in Sicilia ha colpito con una violenza mai vista in tempi recenti. Eppure è uno scenario sempre più frequente sull’isola e non solo. Abbiamo sentito la nostra collaboratrice Elisa Cutuli, residente nel catanese, per farci raccontare a caldo la situazione,
“La potenza del mare e del vento hanno distrutto la costa da Messina a Catania, una parte della linea che collega le due città è stata distrutta, i binari sono rimasti sospesi nel vuoto perché l’acqua ha portato via la massicciata e questo è davvero un disastro per la mobilità siciliana“, racconta Elisa Cutuli. Una conta dei danni paese per paese la fornisce Sicilia.it: dal comprensorio di Taormina alle Eolie, da Ortigia al litorale messinese fino alle aree costiere densamente urbanizzate di Catania, la forza del mare e del vento ha colpito molto intensamente.
“La zona dove abito, il comprensorio delle Aci, è completamente devastata: persone hanno perso la casa, molte sono pensiate, hanno pochi soldi e non sanno come ricostruire i propri alloggi”. Va sottolineato che prima e durante la mareggiata in Sicilia ha funzionato molto bene il sistema delle allerte: questo ha fatto in modo che non ci fossero vittime né feriti nonostante venti fino a oltre 100 km/h che hanno abbattuto alberi e cornicioni. In giro non c’era nessuno, c’era un’atmosfera spettrale, sembrava il lockdown del 2020.
“È successo qualcosa che non era mai accaduto e questo a detta di persone più grandi di me, soprattutto pescatori”. Impressioni confermate anche dall’analisi che fornisce Geopop, che spiega che “da un punto di vista meteorologico si è trattato di onde di tempesta, un fenomeno che tipicamente è associato a cicloni tropicali o extratropicali come i cosiddetti Tropical-Like Cyclones. Harry non è un fenomeno di questo tipo – ha le caratteristiche strutturali di una tempesta extratropicale –, ma ha avuto comunque un’intensità paragonabile a quella di un ciclone extratropicale”.
“A determinare l’altezza e la portata delle onde sono principalmente tre parametri: la velocità del vento, la durata del vento, e il fetch [il moto ondoso sotto l’azione del vento, ndr]. Nel caso della tempesta Harry tutti questi parametri erano elevatissimi: venti impetuosi, il blocco della tempesta che ha permesso al vento di agire per molto tempo, e una vastissima superficie marina vastissima esposta al vento. La combinazione di tutte queste condizioni, a cui si va aggiunto l’innalzamento fisiologico dovuto alla bassa pressione, ha portato all‘eccezionalità delle onde di tempesta che hanno colpito soprattutto la Sicilia, ma anche la Sardegna e la Calabria”.
“La cosa che più mi dispiace è che quello che è successo qua, che è stato molto grave, è passato quasi in sordina a livello nazionale“, confessa Elisa. In effetti le prime pagine dei siti dei maggiori quotidiani e delle agenzie italiane sono dedicate a Trump e Sinner e quando si parla del ciclone Harry vengono usate immagini e parole catastrofiste, si parla di conta dei danni, ma quasi mai ci si sofferma sull’analisi delle cause alla radice dell’impatto devastante della mareggiata: da un lato evento climatici estremi sempre più gravi e frequenti, dall’altro una politica che ignora il problema.
Una piacevole eccezione è rappresentata da L’Espresso, che intervista Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente in Calabria, che ha commentata così la mareggiata in Sicilia: “Non si tratta di semplice maltempo, questa è crisi climatica. Il futuro sta arrivando e la crisi climatica rischia di dimostrare sempre più la sua intensità e la sua capacità di impatto distruttivo sui territori: è arrivato, inevitabilmente, il momento della serietà”.
Questi luoghi verranno ricostruiti anche perché molti attirano molto turismo, settore fondamentale qui. Il punto secondo Elisa è: “Negli ultimi anni da queste parti si sono verificati eventi molto pesanti, come il blackout e incendi devastanti. Sono eventi estremi che si stanno verificando sempre più frequentemente e l’agenda politica ancora non ne tiene conto. Le onde di ieri facevano paura, ma se si costruiscono case a ridosso del mare, senza un impianto urbanistico studiato in maniera consapevole, il risultato è questo”.





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