La meditazione è sbarcata in Senato. Ecco come è andata
La meditazione è entrata per la prima volta in Senato con un convegno che ha messo insieme pratiche antiche e prove scientifiche su stress, infiammazione e regolazione emotiva.
La meditazione non nasce per abbassare la pressione, regolare il cortisolo o migliorare i marcatori infiammatori. Eppure, lo fa. Chi ieri era nella Sala Capitolare del Chiostro di Santa Maria sopra Minerva, al Senato della Repubblica, ha sentito ripetere più volte che i benefici sulla salute e sul nostro benessere generale sono, in un certo senso, degli “effetti collaterali”.
Benefici effetti collaterali che negli ultimi decenni hanno attirato l’attenzione scientifica producendo numerosissime ricerche tra cui studi solidi e rigorosi che comprovano come questa pratica possa incidere su infiammazione sistemica, stress e regolazione neurofisiologica, sui meccanismi epigenetici che regolano l’espressione dei geni, con possibili ricadute su rischio e decorso di molte patologie.
Ma non si medita per “aggiustare un sintomo”. Come ha ricordato durante l’incontro Milena Simeoni, naturopata e Presidente della Fondazione Internazionale LUMEN, la meditazione è un “risveglio all’essenziale”. In cui per essenziale si intende ciò che rimane quando togliamo il superfluo, un ritorno a sé che abilita la possibilità di ritrovare una direzione quando la vita diventa dispersa, reattiva.
In un tempo in cui, secondo le ricerche, la mente umana trascorre quasi metà della giornata a pensare a ciò che non sta accadendo, la meditazione diventa anche un esercizio per riabitare il presente, uno strumento per contrastare un tempo più volte definito durante l’incontro “dopaminergico”, iperstimolato, reattivo. In questo scenario, la meditazione è stata proposta come “pratica di realtà”, un allenamento alla presenza, alla regolazione emotiva, alla riduzione della reattività automatica.
Il convegno “Meditazione come strategia di promozione della salute. Conoscenze antiche e prove scientifiche moderne” non è stato solo un evento simbolicamente potente che ha portato una pratica millenaria dentro uno dei luoghi più rappresentativi delle istituzioni italiane ma un’occasione di riflessione profonda sulla salute collettiva. Ricerca scientifica, approcci clinici, pratiche contemplative e riflessioni sociali intorno allo stesso tavolo per comprendere come la meditazione possa agire sul contesto di una salute sempre più sotto pressione con costi crescenti, aumento di cronicità e disagio psicologico.
I dati, ha ricordato Daniel Lumera, parlano di un aumento significativo del disagio psicologico tra adolescenti, con un raddoppio dell’uso di psicofarmaci nella fascia 12-17 anni nell’ultimo decennio e una diffusione crescente di sintomi d’ansia e depressione. Parallelamente, la vita quotidiana è attraversata da un sovraccarico cognitivo costante e le ricerche mostrano come la soglia media di attenzione si sia drasticamente ridotta negli decenni. I primi studi del 2004 parlavano di una distrazione media ogni due minuti e mezzo davanti al computer; oggi siamo scesi sotto il minuto. Abbiamo bisogno di almeno quindici minuti continuativi per entrare in uno stato di flusso profondo, eppure raramente ci arriviamo. Viviamo immersi in un’economia dell’attenzione che trasforma la presenza mentale in prodotto di mercato. La mente vaga, si frammenta, si infiamma. Non solo biologicamente, ma anche psicologicamente e socialmente.
In questo senso, meditare, osservare i nostri contenuti mentali senza identificarsi, riduce la reattività, crea uno spazio tra stimolo e risposta che ha ricadute concrete: meno aggressività, più capacità di ascolto, più lucidità decisionale. La meditazione, ha aggiunto Lumera, può essere anche un allenamento alle qualità più alte della democrazia come ascolto, lucidità, capacità di tenere insieme le differenze senza aggressività. Una palestra di costanza, pazienza, umiltà, perseveranza.
L’incontro si inserisce nel lavoro della Fondazione Internazionale LUMEN ETS capofila della rete europea SALUS, che svolge il ruolo di segretariato dell’Intergruppo Parlamentare sulla Promozione della Salute che attraverso la sua presidente ha promosso il convegno. Un intergruppo trasversale tra parlamentari di diversi schieramenti, nato sulla scia del Manifesto europeo per la longevità sana promosso da SALUS con l’intento di riportare al centro delle politiche sanitarie educazione, prevenzione e contrasto alle malattie croniche non trasmissibili costruendo un ponte stabile tra istituzioni, società civile e comunità scientifica, in un contesto in cui l’aspettativa di vita cresce più rapidamente degli anni vissuti in buona salute.
La direzione che è emersa dal convegno è quella di una promozione della salute che tenga insieme responsabilità individuale e scelte collettive, prevenzione e qualità della vita, scienza e dimensione interiore.
Se la meditazione riduce l’infiammazione, migliora la regolazione emotiva, sostiene le abilità cognitive, allora può diventare un tassello di una strategia integrata di promozione della salute. Nelle scuole, per rafforzare attenzione e autoregolazione; nei luoghi di cura, come supporto ai percorsi terapeutici; nelle carceri per permettere percorsi di consapevolezza sul proprio vissuto e migliorare la qualità e la sicurezza; nei contesti decisionali ad alta pressione, per coltivare lucidità. Se esistono strumenti non farmacologici, a basso costo e replicabili, capaci di incidere su prevenzione e benessere, perché non integrarli in modo sistemico nei contesti pubblici?
C’è stato un momento, ieri, in cui ci siamo fermati per sette minuti. Schiena dritta, occhi chiusi, respiro nell’addome per sperimentare quello stato di coscienza difficile da descrivere che la meditazione ci permette di raggiungere.
Alla fine, tra dati, studi e proposte legislative, è rimasto un messaggio disarmante nella sua semplicità: “l’essenziale è l’amore”. “Omnia vincit amor” è il mantra che tutti i partecipanti hanno cantato insieme a conclusione della giornata. Amore come conseguenza pratica perché se la meditazione allena l’attenzione, allena anche la qualità delle relazioni, ricostruisce coerenza, dentro e fuori di noi.
Per la prima volta, la meditazione è entrata in Senato. La sfida è farla entrare, con rigore, serietà e profondità, nei luoghi dove si forma il futuro, dalle scuole agli ospedali. Il passaggio ora è quindi culturale e giuridico creando una cornice che renda queste pratiche sistemiche, un proposito che l’intergruppo sta già portando avanti con una proposta di decreto di legge per la promozione della salute sistemica.






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