Il portabandiera che ha deciso di partecipare alle Olimpiadi per dimostrare che tutto è possibile
Nicolò Govoni, fondatore di Still I Rise, ha sfilato alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 con la bandiera olimpica. In un video ha spiegato il motivo per cui ha accettato l’incarico, nonostante le critiche.
Nicolò Govoni è uno scrittore e attivista italiano, fondatore e presidente di Still I Rise, organizzazione che offre istruzione gratuita di eccellenza a bambini profughi e vulnerabili, con scuole e programmi in diversi Paesi, fra cui Siria, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Yemen e Sud Sudan. In questi giorni il suo nome è entrato nel racconto olimpico: è stato uno degli otto portabandiera scelti dal Comitato Olimpico Internazionale e la Fondazione Milano Cortina 2026 alla cerimonia inaugurale del 6 febbraio a San Siro.
I “Portabandiera” sono le persone, selezionate per il valore riconosciuto al loro valore e alle loro azioni, che portano in scena la bandiera olimpica, in un segmento simbolico dedicato ai valori e ai messaggi di pace.
La scelta ha attirato alcune critiche, perché Govoni, in passato, aveva espresso critiche verso le Olimpiadi invernali, descrivendole come uno spreco di denaro e un danno per l’ambiente. L’attivista ha risposto dai propri canali social spiegando di aver accettato per portare certe tematiche alla ribalta dei riflettori e per mandare un messaggio ai bambini e bambine delle “sue” scuole.
In un video pubblicato sui canali social legati a Govoni e alla sua organizzazione si vedono decine di bambini in una scuola africana esultare davanti alla tv quando lo riconoscono sfilare con la bandiera in mano. La scritta in sovrimpressione spiega che quella reazione è stata il motivo per cui Govoni ha accettato di partecipare: far vedere a quei bambini che “tutto è possibile”.
La vicenda riapre un dibattito interessante: cosa ha più senso fare di fronte a eventi controversi? Partecipare per “occupare” uno spazio e provare a orientare la conversazione, o non partecipare per non essere associati e non contribuire a legittimare ciò che si contesta?






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