Arrivata la sentenza sul caso della famiglia che vive nei boschi: bambini trasferiti in casa famiglia con la madre
I tre figli della coppia che vive nei boschi di Palmoli sono stati trasferiti con la madre in una casa famiglia. Il padre resta nel casolare. Si apre una fase delicata e ancora rivedibile.
La decisione è arrivata: i tre bambini cresciuti in un casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, sono stati trasferiti in una casa famiglia. Con loro la madre. Il padre, invece, rimarrà nella vecchia abitazione. Il provvedimento, disposto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sospende in via esecutiva la responsabilità genitoriale. Si tratta di una misura temporanea, che la famiglia potrà impugnare entro dieci giorni.
“È un passaggio necessario per poter tornare alla vita libera che hanno sempre voluto”, ha dichiarato l’avvocato della coppia, Giovanni Angelucci. Secondo il legale, anche i bambini sarebbero “molto consapevoli” di quanto sta accadendo. La decisione dei giudici tiene conto delle condizioni fisiche dei minori e del loro livello di istruzione, ritenuto insufficiente perché non frequentano la scuola tradizionale ma ricevono istruzione parentale.
La vicenda era emersa nel 2024, dopo che un’intossicazione alimentare causata da funghi aveva portato la famiglia in ospedale. Lì erano scattati i controlli: il casolare era privo di elettricità, il bagno era all’esterno, l’acqua proveniva da un pozzo e l’intero nucleo familiare conduceva una vita fortemente disallineata dagli standard abitativi e scolastici comunemente riconosciuti. Un’indagine aveva fatto seguito al sopralluogo dei carabinieri e alle segnalazioni dei servizi sociali.
Nel frattempo, una petizione lanciata su Change.org per chiedere che i bambini non venissero separati dai genitori ha raccolto oltre 30.000 firme, segno che il caso ha toccato corde profonde nell’opinione pubblica. Sui social e nei media, si sono contrapposti due schieramenti: chi vede nella scelta della coppia un diritto a uno stile di vita alternativo e chi, al contrario, sottolinea il dovere delle istituzioni di garantire condizioni minime di sicurezza, salute e istruzione per ogni minore.
Quella che si è aperta ora è una fase interlocutoria. La famiglia potrà impugnare il provvedimento e, se dimostrerà di poter garantire condizioni adeguate di crescita e istruzione, rientrare progressivamente nella piena responsabilità dei figli. Il tribunale ha dunque aperto uno spiraglio, lasciando intendere che il percorso potrebbe non essere definitivo. Ma il punto di partenza sarà, ancora una volta, il confronto tra visioni del mondo profondamente diverse.






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