Abbonati. Sostieni l'informazione indipendente


Cose da sapere

Articoli fondamentali per comprendere problemi e soluzioni dell'Italia (e del mondo) che Cambia, cose importanti, cose da sapere.

I temi che trattiamo
In evidenza
Ambiente

Ambiente

Podcast

La redazione affronta e sviscera problemi e soluzioni del mondo contemporaneo, cercando di comprendere e interpretare la realtà in modo onesto e approfondito.

Ascolta
In evidenza
Soluscions

Soluscions

Ispirazioni

Storie, esempi, riflessioni stimolanti e replicabili per cambiare la propria vita e il mondo, per realizzare i propri sognie e apprezzare frammenti concreti di Italia che Cambia.

Leggi
In evidenza
Calabria sarai Tu

Calabria sarai Tu

Guide al cambiamento

Vuoi sapere tutto, ma proprio tutto su un determinato tema? Con le nostre guide al cambiamento puoi farlo scegliendo quanto e quando approfondire.

Leggi
In evidenza
Animali come noi: guida al benessere animale

Animali come noi: guida al benessere animale

Focus

Inchieste, reportage, approfondimenti verticali che - tra articoli, video, podcast e libri - ci aiutano a mettere a "focus" la realtà.

Leggi
In evidenza
Guerre nel mondo

Guerre nel mondo

La guerra è una guerra, è UNA guerra, è una guerra

Territori

Il giornalismo, quello vero, si fa consumandosi le suole delle scarpe per andare nei territori e toccare con mano problemi e soluzioni.

I portali territoriali
In evidenza

Sardegna


Gli strumenti del cambiamento

Bacheca cerco/offro

Per mettere insieme la domanda e l'offerta di cambiamento e costruire insieme il mondo che sogniamo.

Mappa delle realtà del cambiamento

Scopri le realtà incontrate durante i viaggi o segnalate dalla community ritenute etiche e in linea con la nostra visione.


Scopri italia che cambia
27 Febbraio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

L’aria delle nostre città è sempre più pulita. E gli standard stanno per alzarsi ancora – 27/2/2026

Migliora l’aria nelle città italiane, in attesa dei nuovi limiti Ue del 2030; a Londra Oxford Street sarà pedonale; il Messico riduce gli orari di lavoro; in Portogallo le rinnovabili volano; alle Galápagos tornano le tartarughe giganti.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
aria pulita città

Questo episodio é disponibile anche su Youtube

Guardalo ora

Trascrizione episodio

Qualche giorno fa è uscito il nuovo rapporto di Legambiente Mal’Aria di città 2026. Che è un report sull’inquinamento, che in realtà, a dispetto del nome, quest’anno, ci porta notizie piuttosto positive. Poi, vabbè, dipende sempre dal sistema di riferimento, ma ci arriviamo. 

Il report analizza i 3 principali inquinanti dell’aria cittadina, ovvero due tipologie di polveri sottili, i cosiddetti PM10 e PM 2,5 e il Biossido di azoto, NO2. 

Il primo dato che emerge dal rapporto è che nel 2025 sono molto diminuiti i capoluoghi che hanno superato il limite giornaliero del PM10. Il PM10 sono le polveri un po’ più grosse, quelle inferiori ai 10 micrometri e che sono il frutto della combustione dei riscaldamenti a legna o pellet, del traffico automobilistico e – anche se controintuitivo – di agricoltura e allevamenti intensivi. 

Attualmente la legge pone il limite quando si superano i 50 µg/m³ (microgrammi al m3) per più di 35 giorni l’anno. Ecco, nel 2025 i capoluoghi che hanno superato questo limite sono stati solo 13. Un dato in miglioramento netto rispetto agli anni precedenti: erano 25 nel 2024, 18 nel 2023 e addirittura 29 nel 2022.

Più difficile dire delle cose sensate per le altre due fonti di inquinamento. Ovvero i PM2,5, e NO2. I PM2,5 sono polveri sottili ancora più sottili, che fra l’altro essendo più piccole sono ancora più pericolose per la salute e si formano principalmente dalla combinazione in atmosfera di altre sostanza, in particolare l’ammoniaca emessa dalla zootecnia. 

Nel loro caso i limiti legali non sono formulati in numero di superamenti annui, ma in una media annua. Nel 2025 nessuna centralina di rilevamento, su 312, ha sforato il limite legale. Nel 2024 era successa la stessa cosa, per la prima volta da quando c’erano le misurazioni.

Nel 2023 c’era stato 1 superamento, e l’anno prima, nel 2022, erano state 4 su 312 le stazioni a superare la soglia.Secondo il report annuale Infoaria di Ispra, nel periodo 2015–2024 si osserva un trend decrescente di circa -0,6 µg/m³ l’anno. 

Discorso simile vale per il biossido di azoto, gas infiammante dannoso per la salute che viene soprattutto da traffico, riscaldamento e combustioni industriali. Anche qui, nel 2025, in nessuna delle 104 città di cui è disponibile il dato, è stato superato il limite normativo relativo all’NO2 . Un dato importante, specialmente per le aree urbane, proprio per le caratteristiche di questo inquinante fortemente legato alla combustione dei motori diesel.

Ecco, questa cosa è interessante perché fotografa un trend che da qualche anno vede la qualità dell’aria delle nostre città migliorare costantemente. Questo è frutto di politiche locali come introduzione di ZTL, della parziale elettrificazione dei trasporti, di qualche intervento sul riscaldamento, e magari ad altri fattori esterni.

Ora, c’è un però. Nel senso che sebbene il trend sia in miglioramento, l’asticella sta per alzarsi. Dal 2030, infatti, entreranno in vigore i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, più vicini alle indicazioni dell’OMS. Il problema infatti è che i valori che abbiamo settato attualmente come legali e sicuri, tanto sicuri non sono per la nostra salute. E così dal 2030 l’Ue ha imposto limiti più stringenti. 

Per capirci, il valore annuale del PM2.5 consentito è di 25 µg/m³ come media annua. L’Oms sostiene che il valore massimo sicuro per la salute umana è di soli 5 µg/m³. Capite che in molti casi viviamo in città a norma, ma comunque nocive. Ecco, dal 2030 il valore legale scende a 10 µg/m³, avvicinandosi a quello indicato dall’Oms. E variazioni simili avvengono per PM10 e NO2.

Così nel suo report Legambiente prova a vedere cosa succederebbe se applicadssimo già oggi i limit del 2030, e a quel punto il quadro cambia un bel po’. Più della metà delle città supererebbe il limite per il PM10, addirittura il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO₂. 

Questo per dire che in questi 4 anni che mancano al 2030 dobbiamo fare ulteriori passi in avanti nella qualità dell’aria, e anche accelerare un bel po’. Però, ecco, non perdiamoci il trend di miglioramento dell’aria, che è una cosa non scontata. E sono convinto che se chiedete in giro, la maggior parte delle persone sarà convinta che le nostre città siano sempre più inquinate. Non è vero, lo sono sempre meno.

A proposito di città e inquinamento, arriva una notizia interessante da Londra. Leggo dal Post che “È stato approvato il grande e discusso progetto di pedonalizzazione di Oxford Street, la più famosa e frequentata via dello shopping di Londra. Il tratto interessato è di circa un chilometro, tra Great Portland Street e Orchard Street (quasi tutto il tratto tra le fermate della metropolitana Oxford Circus e Marble Arch). Lo ha annunciato il sindaco della città Sadiq Khan (dei Laburisti): il piano prevede che poi la pedonalizzazione si estenda al resto della via, fino alla fermata di Tottenham Court Road, per un totale di 1,9 chilometri.

Il progetto costerà circa 150 milioni di sterline (172 milioni di euro), una parte dei quali verrà chiesta ai gestori dei negozi e delle attività della via, e prevede una riqualificazione con fontane, aiuole, alberi e panchine. La chiusura al traffico comporterà la deviazione di una quindicina di linee di autobus, e questo è uno dei punti più criticati del piano, anche se Oxford Street ha già un traffico limitato: al momento la circolazione di mezzi pubblici, taxi e anche biciclette non è consentita tutto il giorno, ma solo dalle 7 del mattino alle 7 di sera. Il comune di Londra ha fatto sapere che spera di chiudere del tutto al traffico il tratto interessato entro settembre, e da lì inizieranno i lavori di riqualificazione.

Era dagli anni Sessanta che si parlava di ridurre il traffico a Oxford Street: il primo a proporre la pedonalizzazione fu nel 2004 il candidato sindaco dei Liberal-democratici, Simon Hughes. Da allora il traffico è stato limitato ai soli autobus e taxi. Khan ci aveva già provato nel 2017, durante il suo primo mandato da sindaco (è al terzo consecutivo): il piano fu allora bocciato dai Conservatori, che non solo erano al governo nazionale ma amministravano anche il borough di Westminster, il municipio dove si trova Oxford Street e uno dei 32 di Londra, che per ragioni storiche ha anche lo status di città. A differenza di allora, il Partito Laburista controlla il governo nazionale e quello locale, dove ha la maggioranza sia nell’assemblea della capitale sia in quella del municipio. Interessante, così come sarà interessante osservarne gli effetti. 

In questi giorni si sta parlando molto di Messico soprattutto per la maxi operazione che ha portato all’uccisione di uno dei narcotrafficanti più ricercati del paese, realizzata assieme agli Usa. 

Ma dal Messico è arrivata anche un’altra novità di tutt’altro tenore. Siamo sempre sul Post: “Il parlamento messicano ha approvato una riforma che riduce la quantità di ore lavorative a settimana, che passeranno gradualmente da 48 a 40 entro il 2030. La riforma era stata proposta direttamente da Claudia Sheinbaum, la presidente del paese e leader del partito MORENA, di centrosinistra.

La legge era già stata approvata dal Senato e ora è stata approvata anche dai membri della Camera dei deputati. Oltre a ridurre la durata della settimana lavorativa, aumenta le ore massime di lavoro straordinario che possono essere fatte, portandole da 9 a 12 nell’arco di quattro giorni, ma esclude la possibilità di fare turni straordinari per i minori di 18 anni. Secondo le stime, beneficeranno di questa riforma circa 13,4 milioni di lavoratori”.

Questa notizia mi ha fatto riflettere, perché non sapevo che in Messico si avorasse così tanto. A quanto pare il Messico è uno dei Paesi con più ore lavorate all’anno nell’area OCSE. È anche uno dei motivi per cui la riforma delle 40 ore è stata raccontata come “storica”. Il Messico: paese il cui simbolo è la siesta, in cui c’è forte lo stereotipo del messicano sfaticato. 

Facendo qualche rapida ricerca ho scoperto che questo meccanismo di falsi stereotipi è molto ricorrente. Per esempio la Grecia, la cui crisi economica è stata spesso ricondotta al luogo comune dei greci pigri e spendaccioni, risulta tra i paesi con settimane lavorative medie più lunghe nell’UE secondo dati Eurostat. 

E spulciando dati e analisi sul tema, spesso emerge una relazione “paradossale”: più un Paese è ricco e produttivo, meno ore si tende a lavorare. Perché spesso i paesi più poveri e indebitati tagliano diritti e stato sociale, chi lavora ha meno tutele ed è pagato meno e per sopravvivere deve lavorare di più. Lo stereotipo del pigro, in fin dei conti, serve solo a mascherare le ingiustizie del capitalismo e a far credere che le sfighe siano frutto di demeriti e non di ingiustizie. 

Secondo l’Associazione portoghese per le energie rinnovabili (APREN), il mese scorso, il gennaio 2026, l’80,7% dell’elettricità prodotta nel Paese è arrivata da fonti rinnovabili.

È un risultato incredibile, il migliore degli ultimi nove mesi, da quando il Portogallo ha subito un blackout di massa che ha provocato caos a livello nazionale, e porta il Paese al secondo posto in Europa per quota di elettricità rinnovabile. La prima è la Norvegia, con il 96,3% di produzione elettrica da rinnovabili il mese scorso, mentre la Danimarca scende al terzo posto con il 78,8%.

Infine chiudiamo con un grosso successo di reintroduzione d una specie. Leggo sul Guardian: “Le tartarughe giganti, gli “ingegneri” che danno vita agli ecosistemi delle piccole isole remote, stanno camminando sull’isola galapaghena di Floreana per la prima volta dopo più di 180 anni.

La tartaruga gigante di Floreana (Chelonoidis niger niger), una sottospecie della tartaruga gigante un tempo diffusa nelle Galápagos, fu portata all’estinzione negli 40 dell’Ottocento dai balenieri, che ne prelevarono migliaia dall’isola vulcanica per usarle come “dispensa viva” durante le lunghe spedizioni di caccia””.

Sull’isola Floreana, delle Galápagos, sono state riportate 158 giovani tartarughe giganti con ascendenza della sottospecie locale, considerata di fatto scomparsa per via della caccia dei balenieri. La svolta è arrivata dopo la scoperta, nel 2008, di una popolazione rimasta isolata sul vulcano Wolf (isola di Isabela): alcune tartarughe avevano tratti tipici di Floreana e i test genetici hanno confermato la parentela.

Dal 2017 è partito un programma di back breeding in cattività: selezionando 23 esemplari ibridi geneticamente più vicini alla linea di Floreana, sono nati oltre 600 piccoli entro il 2025 e ora i primi sono abbastanza grandi da tornare sull’isola “ancestrale”.

Le tartarughe sono una specie chiave: pascolano, disperdono semi e “modellano” gli habitat, aiutando a rimettere in moto i processi ecologici. Ora il progetto punta a riportare anche altre specie endemiche di Floreana, come il mockingbird e il serpente corridore.

Segnala una notizia

Segnalaci una notizia interessante per Io non mi rassegno.
Valuteremo il suo inserimento all'interno di un prossimo episodio.

Commenta l'articolo

Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi

Registrati

Sei già registrato?

Accedi

Ultime news

Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara BrughittaCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa FerreliFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta SerraDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica

Italia che Cambia

L’informazione ecologica dal 2004

Italia che Cambia è il giornale web che racconta di ambiente, transizione energetica e innovazione sociale in Italia. Raccontiamo storie che ispirano e spieghiamo i problemi con approccio costruttivo. Offriamo strumenti concreti per chiunque voglia essere parte attiva di questa trasformazione. È il punto di riferimento per chi cerca esempi di sostenibilità, etica imprenditoriale e iniziative civiche che dimostrano che un altro mondo non solo è possibile, ma è già in costruzione.

Abbonati Registrati
Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara BrughittaCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa FerreliFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta SerraDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica