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7 Novembre 2025
Podcast / Io non mi rassegno

A Cagliari cariche e idranti contro gli antifascisti – INMR Sardegna #99

Oggi partiamo dalle notizie relative il raduno di blocco studentesco e le proteste antifasciste che hanno animato cagliari, lo facciamo anche col contributo del giornalista Raffaele Angius e di Giovanni Fancello, antifascista presente alla manifestazione. Parliamo poi della questione ampliamento RWM e del pressing del governo italiano, del fantasma del dimensionamento scolastico che ritorna con prepotenza e infine del fatto che la Sardegna ritrova un altro pezzo di patrimonio culturale col nuraghe Santu Miali.

Autore: Redazione Sardegna che Cambia
cagliari
L'articolo si trova in:

Trascrizione della puntata:

Questa settimana soprattutto a Cagliari ma non solo, il dibattito pubblico si è acceso attorno al raduno di Blocco Studentesco e alle proteste antifasciste che ne sono seguite. Facciamo un piccolo passo indietro a partire dal fatto che blocco studentesco è un’associazione studentesca italiana d’ispirazione neofascista vicina a casa pound, che per il primo novembre a Cagliari ha chiamato una mobilitazione a livello nazionale; circa 60 sono stati gli aderenti di estrema destra che si sono radunati come riporta Ansa con uno striscione “casa mia non è casa tua” rilanciando temi a loro cari – e qua prendo in prestito le parole del giornalista Raffaele Angius – quali il diritto di difendersi da una presunta minaccia costituita dalle persone migranti e l’affermazione di una identità europea. La chiamata di Blocco Studentesco e la contro manifestazione antifascista di sabato si sono trasformate in un vero e proprio caso non solo regionale, la parlamentare sarda di AVS Francesca Ghirra ha annunciato un’interrogazione al ministro Piantedosi chiedendo, tra le altre cose, come abbiano fatto organizzazioni apertamente di estrema destra a ottenere il via libera per un corteo a Cagliari e quali siano state le motivazioni che hanno portato la polizia a disperdere i manifestanti antifascisti con idranti e lacrimogeni. Di segno opposto la posizione del consigliere comunale di cagliari Roberto Mura (Alleanza Sardegna), che difende il principio di libertà di espressione: «La libertà di manifestare va tutelata sempre, anche per chi non la pensa come noi. La democrazia si misura quando si permette a tutti di parlare, anche a chi esprime idee che non condividiamo». Per Ghirra, invece, «non si può garantire spazio pubblico a chi si richiama al fascismo». Nel nodo però che forma l’arcipelago di notizie che tra querele e dissenso si sono sviluppate attorno al raduno di blocco studentesco, ce n’è una abbastanza centrale che  riguarda la gestione da parte delle forze dell’ordine della serata di sabato. Idranti e cariche con manganelli e lacrimogeni sono stati la risposta della polizia alla manifestazione antifascista.

Torniamo ancora nel Sulcis, perché la questione Rwm, la cosiddetta fabbrica di bombe di Domusnovas, è sempre al centro del dibattito politico. Ne avevamo parlato qualche settimana fa, abbiamo dedicato la puntata del talk di ottobre al tema ma anche in rassegna abbiamo parlato della sentenza del Tar che impone alla Regione Sardegna di chiudere entro sessanta giorni la procedura di Valutazione di impatto ambientale sull’ampliamento degli impianti. Ora quella scadenza si avvicina — metà dicembre — e il confronto tra Governo e Giunta Todde si fa sempre più acceso. In settimana l’assessore regionale all’Industria, Emanuele Cani, ha definito “inopportuno” il pressing del Governo per ottenere l’autorizzazione all’ampliamento della Rwm. Un pressing che, secondo la Giunta, contrasta con la minore attenzione mostrata da Roma verso altre grandi vertenze sarde — dall’ex Alcoa alla Portovesme Srl, fino alla chimica verde di Porto Torres — realtà che coinvolgono migliaia di lavoratori e che attendono risposte da anni. “Ci piacerebbe – ha detto Cani – che il Governo avesse lo stesso livello di impegno su quei tavoli”. Sul piano tecnico, la Regione ha già ricevuto la conclusione dell’istruttoria ma ha deciso di fermarsi un momento prima della decisione finale: su richiesta di alcune organizzazioni ambientaliste, è stato chiesto un supplemento di valutazione sugli aspetti ambientali e procedurali che non erano stati pienamente considerati nella prima fase. Il nuovo parere degli uffici competenti dovrebbe arrivare nei prossimi giorni e solo dopo — come ha confermato Cani — la Giunta assumerà una decisione. Il dibattito non è soltanto tecnico o locale: tocca temi che riguardano il rapporto tra economia, etica e transizione industriale. E in questo equilibrio complesso — tra lavoro, ambiente e rifiuto dell’economia bellica — la Giunta Todde dovrà prendere una decisione definitiva entro poche settimane.

Un altro fronte caldo, questa settimana, è quello della scuola.
La Regione Sardegna ha infatti ribadito la propria contrarietà al piano di dimensionamento scolastico predisposto dal Governo Meloni, che prevede una riduzione delle autonomie scolastiche anche nell’isola.
L’assessora regionale alla Pubblica Istruzione Ilaria Portas ha spiegato che la Sardegna non ha espresso accordo sul decreto, contestando il metodo di calcolo utilizzato dal ministero. Secondo la Giunta, l’algoritmo con cui Roma ha stabilito il numero di scuole da accorpare non è mai stato reso noto, e non tiene conto dei numeri reali degli iscritti, né delle caratteristiche demografiche e territoriali dell’isola.
Per questo la Regione ha chiesto una deroga alla chiusura del procedimento e nel frattempo, dalle conferenze provinciali stanno arrivando posizioni abbastanza nette: la maggior parte degli enti locali si dice contraria a ulteriori accorpamenti di scuole. Una posizione condivisa anche dai sindacati: il segretario confederale della Cisl, Mirko Idili, ha ricordato che la Sardegna già oggi affronta numeri preoccupanti: oltre il 30% degli studenti non raggiunge i livelli minimi di competenza in italiano e matematica, e la dispersione scolastica è al 17%. Dati che davanti all’idea di un nuovo dimensionamento scolastico preoccupano anche perché con il nuovo piano, l’isola perderebbe altre nove istituzioni scolastiche autonome, passando da 232 a 223: un taglio che secondo la Cisl rischia di indebolire la rete educativa, soprattutto nelle aree interne e nei territori a rischio spopolamento. La richiesta che arriva alla Regione è quindi di sfruttare pienamente la specialità statutaria sarda per costruire un modello di scuola che tenga insieme efficienza organizzativa e diritto allo studio.

Chiudiamo con una buona notizia arriva dal cuore dell’Isola, dove rinasce un altro pezzo di patrimonio archeologico: il Nuraghe Santu Miali, nel territorio del Parte Montis. Dopo anni di attesa, il sito sarà presto aperto ai visitatori: i lavori di consolidamento si sono conclusi ad aprile e ora sono in fase di ultimazione gli interventi di restauro dei reperti archeologici rinvenuti durante le campagne di scavo. L’intervento, realizzato sotto la direzione scientifica della Soprintendenza di Cagliari, fa parte del progetto “A spasso nel tempo”, un’iniziativa di valorizzazione del patrimonio storico e culturale del Parte Montis, con il Comune di Pompu come capofila e Masullas come partner, cofinanziata dal Ministero della Cultura. Gli scavi precedenti avevano già liberato l’area dai sedimenti, riportando alla luce reperti che raccontano una lunga storia di riutilizzo del sito, dalle fasi nuragiche fino agli insediamenti punici e romani. Tra le scoperte più significative c’è un serbatoio idrico scavato nella roccia e rivestito in muratura, risalente all’ultima fase dell’Età del Bronzo, costruito dopo un crollo del nuraghe. Un progetto segna un passo importante per la conoscenza e la tutela del sito, ma anche di tutto il territorio stesso.

Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa settimanale, oltre alle principali notizie raccontiamo gli articoli usciti sul portale sardo, vediamoli insieme:

Quali sono i reali vantaggi e gli ostacoli delle comunità energetiche rinnovabili in Sardegna? Lunedì abbiamo inaugurato la settimana provando a rispondere a questa domanda grazie a quello che è il secondo appuntamento dell’approfondimento a cura di Maurizio Onnis  sulle comunità energetiche rinnovabili. Nella pubblicazione di lunedì vengono evidenziate quelle che sono le opportunità che dovrebbero spingere i cittadini a unirsi per creare un nuovo modello di energia dal basso. Dalla (ancora limitate) possibilità di risparmiare sui costi, – con un’incidenza attorno al 10% e complessità legate a leggi e gestione –, all’energia virtuale, fino alle implicazioni politiche di una vera partecipazione democratica, Maurizio Onnis analizza cosa significa davvero creare una comunità energetica oggi. E no, non si tratta solo di soldi o ambiente. Ma perché le CER in Sardegna restano poche e spesso poco sfruttate? E, ancora, dove risiede il vero valore di queste iniziative? Trovate tutto negli articoli di Maurizio Onnis, su www.sardegnachecambia.org

Il sardo è una lingua. Lo dicono le istituzioni internazionali, lo dicono UNESCO e Amnesty. E lo dice anche la legge italiana. Ma nonostante questo riconoscimento formale, nella pratica il sardo continua a restare ai margini: nella scuola non è insegnato, nella pubbliche amministrazioni non è davvero riconosciuto, nella vita quotidiana non gode degli stessi diritti dell’italiano. La normativa a tutela del sardo esiste già – sia nazionale che regionale. Il problema è che non viene applicata. Nell’articolo della nostra Sara Corona Demurtas martedì abbiamo parlato di questo, partendo dal fatto che la questione non è tanto dimostrare che il sardo è una lingua: è far rispettare le leggi che già lo riconoscono, per garantire a sardi e sarde il diritto di esprimersi, studiare e vivere nella propria lingua madre. Un approfondimento davvero prezioso che come dicevo rimette un po’ di ordine sulle questioni relative la normativa sulla lingua sarda, da leggere e conservare in caso di argomentazioni con chi ancora si ostina a dire che il sardo è un dialetto!

Questa settimana abbiamo deciso di focalizzarci sulla lingua sarda e infatti mercoledì abbiamo dedicato uno spazio a un altro grande tema inerente la lingua sarda: il fatto che non ci capiamo. Quello del “tra sardi non ci si capisce” è infatti uno dei cliché più ricorrenti quando si parla di lingua sarda. Nell’approfondimento di Sara Corona Demurtas, abbiamo guardato al tema soprattutto dal punto di vista normativo e mercoledì abbiamo invece continuato il discorso grazie all’intervista a cura di Sara Brughitta alla mediatrice linguistica e studiosa gallurese Caterina Roselli. Per Roselli, la presunta incomprensione non è un fatto strutturale, ma una questione di abitudine, familiarità e contatto. Il sardo è un continuum. E oggi la distanza è spesso più sul piano psicologico: si teme di “sbagliare” e si pensa che senza italiano non ci si capisca, e a volte non ci si ascolta. Per Caterina Roselli, il punto è semplice: bisogna ricostruire familiarità e fiducia nell’uso vivo della lingua. Un dialogo anche questo necessario che pone alcuni punti fissi su un tema che fa venire non pochi dubbi in ogni angolo dell’Isola, lo trovate sempre nel nostro sito

Giovedì invece abbiamo chiuso la nostra settimana di pubblicazioni con una riflessione che non abbiamo paura di definire necessaria. Perché «l’educazione sessuale non è un attentato alla purezza: è un atto di civiltà». Le cronache non mancano mai di raccontare quotidianamente storie di violenze e abusi strutturali, radicati nella società e nella cultura che viviamo. E mentre la realtà ci restituisce costantemente queste dinamiche, parallelamente però si contiunua anche a discutere in merito al divieto (totale o parziale) di introduzione di attività legate all’educazione sessuale e affettiva a scuola. La chiamano “pedagogia di Stato”, ed è un’operazione di censura che sceglie il silenzio, come presunta protezione. ”Parlare di sesso, di consenso, di affettività significa invece restituire libertà.” Un estratto quest’ultimo della riflessione – a cura di Michela Calledda della Libreria La Giraffa di Siliqua – che guarda alla necessità di un’educazione sessuoaffettiva nelle scuole. La trovate sempre su www.sardegnachecambia.org

E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola:

  • “Tramas” è il titolo e filo conduttore dell’edizione di quest’anno del Festival della Scienza, in programma a Cagliari fino all’11 novembre 2025 al Centro comunale Exma. Per la manifestazione organizzata dall’associazione ScienzaSocietàScienza, ci saranno appuntamenti anche nella sede della Fondazione Banco di Sardegna, alla biblioteca Emilio Lussu del Parco di Monte Claro, al Liceo Pacinotti e al Museo Herbarium di via Sant’Ignazio da Laconi. Tramas vuole indicare quelli che sono gli intrecci e le connessioni tra culture solo apparentemente diverse come quella scientifica e umanistica. Ma anche attraverso il territorio e la lingua si possono creare trame: ad esempio si parlerà di quantistica in sardo. Dopo le date cagliaritane il festival si sposterà a Nuoro (13-14 novembre), Oristano (18-19 novembre), Sarcidano-Trexenta (20-22 novembre) e Iglesias (26-28 novembre). È un festival molto interessante che alterna dialoghi, presentazioni di libri, musica e approfondimenti, tutto in nome della bellezza della scienza 
  • Vi segnalo poi che a Sassari è in corso la a rassegna “Tribù Teatrali” e in merito vi segnalo un appuntamento al Teatro Astra (Corso Cossiga 5), per un viaggio tra teatro d’autore, ironia e musica dal vivo. Si tratta dell’evento del 18 novembre con protagonista Michele Vargiu con “DIXIE! – un racconto jazz”, accompagnato da un quartetto jazz dal vivo: Luca Chessa al sassofono, Andrea Budroni al pianoforte, Lorenzo Agus al contrabbasso e Jacopo Careddu alla batteria. Una narrazione musicale che guida gli spettatori in un viaggio tra Sicilia, New Orleans e i club di New York, esplorando uno dei generi più iconici della musica contemporanea. Assolutamente da non perdere!
  • Per gli e le amanti degli appuntamenti gastronomici invece vi dico che sabato 8 e domenica 9 novembre torna a Iglesias Fun_Go, la rassegna che vede come assoluto protagonista il fungo, giunta alla terza edizione. Obiettivo di Fun_Go è per l’appunto valorizzare i funghi e il territorio circostante, e allo stesso tempo promuovere la cultura culinaria e sostenibile della Sardegna. Un weekend di gusto, natura, ma anche qui scienza e creatività, il tutto in un’atmosfera di autenticità e scoperta. Chef stellati, studenti, micologi e produttori locali si incontrano per raccontare il mondo dei funghi e la straordinaria biodiversità del territorio. E le piazze cittadine si animano con  laboratori, talk scientifici, show-cooking e degustazioni.  Per maggiori info e per visionare il programma completo della manifestazione vi consiglio di visitare l’omonima pagina facebook ufficiale

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