Abbonati. Sostieni l'informazione indipendente


Cose da sapere

Articoli fondamentali per comprendere problemi e soluzioni dell'Italia (e del mondo) che Cambia, cose importanti, cose da sapere.

I temi che trattiamo
In evidenza
Ambiente

Ambiente

Podcast

La redazione affronta e sviscera problemi e soluzioni del mondo contemporaneo, cercando di comprendere e interpretare la realtà in modo onesto e approfondito.

Ascolta
In evidenza
Soluscions

Soluscions

Ispirazioni

Storie, esempi, riflessioni stimolanti e replicabili per cambiare la propria vita e il mondo, per realizzare i propri sognie e apprezzare frammenti concreti di Italia che Cambia.

Leggi
In evidenza
Calabria sarai Tu

Calabria sarai Tu

Guide al cambiamento

Vuoi sapere tutto, ma proprio tutto su un determinato tema? Con le nostre guide al cambiamento puoi farlo scegliendo quanto e quando approfondire.

Leggi
In evidenza
Animali come noi: guida al benessere animale

Animali come noi: guida al benessere animale

Focus

Inchieste, reportage, approfondimenti verticali che - tra articoli, video, podcast e libri - ci aiutano a mettere a "focus" la realtà.

Leggi
In evidenza
Guerre nel mondo

Guerre nel mondo

La guerra è una guerra, è UNA guerra, è una guerra

Territori

Il giornalismo, quello vero, si fa consumandosi le suole delle scarpe per andare nei territori e toccare con mano problemi e soluzioni.

I portali territoriali
In evidenza

Sardegna


Gli strumenti del cambiamento

Bacheca cerco/offro

Per mettere insieme la domanda e l'offerta di cambiamento e costruire insieme il mondo che sogniamo.

Mappa delle realtà del cambiamento

Scopri le realtà incontrate durante i viaggi o segnalate dalla community ritenute etiche e in linea con la nostra visione.


Scopri italia che cambia
12 Febbraio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Il caso Epstein sta mostrando gli scheletri nell’armadio (soprattutto) della sinistra mondiale – 12/2/2026

Trascrizione episodio

Autore: Andrea Degl'Innocenti
caso epstein

Questo episodio é disponibile anche su Youtube

Guardalo ora

Trascrizione episodio

Focus sul caso Epstein e sulle ricadute politiche globali, con particolare attenzione alle connessioni emerse nell’area liberal-riformista; poi l’accordo tra Bancomat, Bizum, SIBS-MB WAY, Vipps MobilePay ed EPI per costruire un sistema di pagamenti paneuropeo interoperabile; chiusura con il contributo UNHCR sulle condizioni invernali delle popolazioni colpite da conflitti.

Anche a distanza di qualche giorni, si continua a parlare molto del caso Epstein. Capite che la pubblicazione di 3 milioni di documenti, peraltro molti con un sacco di parti non consultabili o oscurate, per proteggere la privacy o informazioni sensibili si presume delle vittime, è una roba che ha bisogno di parecchie settimane, anche considerando l’IA, per essere analizzata e compresa.

Quindi: mi riprometto di farci una puntata dedicata appena alcuni aspetti saranno più chiari, perché a differenza di quello che sembrava nei momenti iniziali, in realtà questa roba è un gigantesco terremoto mondiale, la cui entità non è ancora del tutto chiara.

Detto ciò, ci sono un po’ di cose interessanti che possiamo dire e notare nel frattempo, prendendo spunto come sempre da alcuni articoli pubblicati in questi giorni. 

In particolare mi ha colpito molto lungo molto ben fatto, scritto da Gigi Riva su Domani, dal titolo. “Epstein e il lato oscuro della sinistra. I file sono la metafora del fallimento”.

Leggo: Se fossimo nella smorfia napoletana, Jeffrey Epstein sarebbe il numero 48, il morto che parla. Una loquacità che a oltre sei anni di distanza dal suicidio (suicidio?) in carcere dell’imprenditore e re di abusi sessuali e traffico di minorenni è diventata un diluvio verbale, così mastodontico e caotico, da rendere assai ostica l’attribuzione di responsabilità a coloro che lo hanno frequentato a vario titolo.

Tanto è difficile distinguere tra complici, sodali, semplici conoscenti, in buonafede o meno, spesso protagonisti della scena mondiale, politici, imprenditori, finanziari, plutocrati, artisti, faccendieri: una cospicua fetta del mondo di sopra, mischiata al mondo di mezzo e al mondo di sotto. Epstein “parla” attraverso i tre milioni di files resi pubblici, la metà di quelli schedati nel suo immenso archivio costituito da email, fotografie, video, rapporti riservati.

Un materiale ingestibile, da produrre stordimento, troppe informazioni si sa corrispondono a nessuna informazione. E si ingenera il sospetto che ci sia qualche ventriloquo che sta abilmente maneggiando i dossier, quelli noti e quelli protetti per “tutelare le vittime”.

Per districarsi nella giungla di notizie, meglio allora fissare alcuni punti fermi. La prima inchiesta contro Epstein per abusi sessuali su ragazze minorenni è del 2005, la prima condanna che cancella la presunzione d’innocenza (si auto-certificò colpevole) del 2008. E dunque chi ha continuato a tenere rapporti con lui sapeva di quello che solo eufemisticamente possiamo definire vizietto, dato che si trattava di una macchina della prostituzione minorile che lavorava su vasta scala nelle ville del finanziere negli Stati Uniti come ai Caraibi e come in Europa (Parigi). E guidata, oltre che da lui, dalla compagna Ghislaine Maxwell, ora finita in galera, e disposta a raccontare ciò che sa di quel sistema perverso solo se il presidente Donald Trump le concederà la grazia.

Ecco, Trump. Vista la consuetudine passata con Epstein (e provata dalle foto che li ritraggono insieme) sembrava evidente che il tycoon fosse il più esposto allo scandalo, tanto da ingenerare sospetti persino nel suo mondo Maga quando, all’inizio, aveva mostrato mille resistenze all’idea della diffusione degli Epstein files. A sorpresa, invece, Trump regge ancora nella posizione del beneficiario del dubbio perché nulla di decisivo è ancora emerso. Mentre nel frattempo è piuttosto la sinistra mondiale ad uscire ammaccata, dai dettagli che fuoriescono copiosamente dall’immenso schedario.

È legittimo immaginare che l’archivio fosse stato concepito come arma di ricatto soprattutto per i personaggi coinvolti. Epstein era bipartisan e il suo orizzonte era l’intero globo. Ma aveva scelto come interlocutori privilegiati, ed è uno delle conclusioni ormai chiare che si possono trarre, gli esponenti di quella sinistra moderata, riformista, che dopo la caduta del Muro di Berlino, cercava disperatamente di accreditarsi, di rendersi “eleggibile”, appetibile, da parte di quell’universo centrista prima spaventato da derive troppo socialiste.

Il grande leader planetario di quello schieramento che ripudiava la falce e il martello per scegliere simboli più neutri e meno compromettenti era Bill Clinton, il cinquantenne liberal emblema di una nuova generazione che si affacciava al potere gettandosi alle spalle il reaganismo e, in Europa, la signora Thatcher quella che «non esiste la società, esistono gli individui». Era, quella, la sinistra che prometteva di sposare il mercato e, anzi, avendo il peccato originale di qualche tentazione sovietista da economia programmata, doveva essere zelante nel perseguire la svolta e far dimenticare il passato.

Insomma, i riformisti di sinistra potevano essere per Epstein il target ideale con cui fare affari oltre che comunella. Riuscì dunque ad agganciare il rappresentante più illustre, ovviamente Bill Clinton, salito più volte a bordo del “Lolita express”, il jet privato di Epstein, con il nome che è una dichiarazione d’intenti, ma ha sempre sostenuto di essere all’oscuro dei crimini del sodale. Forse credeva che Lolita fosse un omaggio al libro di Nabokov…”

Poco più avanti l’articolo cita un altro caso emblematico: “Peter Benjamin Mandelson era uno degli architetti del New Labour di Tony Blair, la famosa Terza Via con cui la sinistra europea cercava di rinnovarsi nel post-guerra fredda. Famosa la frase con cui ammiccava ai capitalisti: «Io sono tranquillo se la gente diventa ricca, basta che paghi le tasse». Commissario europeo al Commercio, segretario di Stato per il business, infine ambasciatore negli Stati Uniti con Keir Starmer, il barone è finito letteralmente in mutande, ritratto in una foto con una ragazza in accappatoio.

Nonostante il documento, non sono emersi reati a sfondo erotico su di lui, omosessuale e sposato, ma pagamenti sospetti sì. E anche qualcosa di molto peggio. In una mail inviata all’amico Jeffrey lo rendeva edotto in anticipo, nel 2010, del piano europeo da 500 miliardi per il salvataggio della Grecia”. Che insomma, capite che è una soffiata niente male per uno che di mestiere fa il finanziere.

“La disinvoltura con cui la nuova generazione liberal arrivata nella stanza dei bottoni gestiva gli affari di Stato e le amicizie era la conseguenza di quella soddisfazione per essersi liberata di un’ortodossia dai costumi troppo rigidi. Una postura utile per chi cercava agganci in quei nuclei di persone arrivate a gestire paesi chiave sullo scacchiere geopolitico. E persino superficiale al punto da diffondere documenti governativi altamente sensibili e informazioni confidenziali a quel mondo della finanza dove si volevano accreditare: l’altra faccia della medaglia dello scandalo sessuale.

Epstein cioè sarebbe stato in contatto con i servizi segreti russi e avrebbe messo in moto una sofisticata rete di spionaggio. Fantascienza? Tutte le ipotesi sono plausibili e il sistema fangoso adottato per affrontare la vicenda avvalora ogni scenario. Comunque sia il “morto che parla” ha messo in crisi, quindi a riprova i fatti, la tenuta del governo britannico, anche se Starmer è riuscito a mantenere il domicilio al 10 di Downing Street. Per ora.

Poi si cita il caso della Norvegia, salto a quello della Francia: “Non è rimasta indenne nemmeno la Francia. Il vecchio, 86 anni, Jack Lang, ministro con François Mitterrand, faro dell’ultima felice esperienza socialista all’Eliseo (con Hollande era già decadenza), punto di riferimento della cultura di sinistra dell’Europa intera, ha dovuto dimettersi dalla carica di presidente dell’Institut du monde arabe quando si è saputo che aveva chiesto personalmente a Epstein un contributo di 57.897 dollari per un film sugli anni della presidenza Mitterrand. Lang ha detto di aver accolto «con serenità e persino con sollievo» l’apertura dell’inchiesta e alluso alla sua «ingenuità» nei rapporti personali. Sua figlia Caroline avrebbe creato con lo stesso Epstein una società offshore.

Ma forse, e torniamo negli Stati Uniti, il nome più bizzarro e stravagante trovato nei files è quello di Noam Chomsky, 97 anni, linguista e filosofo schierato all’estrema sinistra. Ancora nel 2019, a scandalo abbondantemente esploso, consigliava a Epstein: «Ho osservato il modo orrendo in cui vieni trattato dalla stampa e dal pubblico. È doloroso dirlo ma penso che il modo migliore di procedere sia ignorarlo. Ciò che gli avvoltoi desiderano ardentemente è una risposta pubblica, che fornisce poi un’apertura pubblica per un assalto di attacchi velenosi…».

Insomma, è una roba grossa, e per adesso è la sinistra globale, quella dell’establishment, a farci la figura peggiore. Non si capisce se è per come sono state rilasciate o fatti emergere i documenti, quindi se c’è una manovra di qualche tipo in questo senso, o semplicemente perché è banalmente – come è probabile – più coinvolta. In più, non solo la sinistra sembrerebbe essere più coinvolta della destra, ma perché la sinistra ha sempre spinto molto di più della destra sulla questione etica e morale. Anche come leva politica. 

Credo che una delle cose sane della mentalità o ideologia di destra, sia l’accettazione delle proprie debolezze, cioé il fatto di non raccontarci meglio di quello che siamo davvero. Che se da un lato può diventare una scusa per non essere migliori, o per non fare lo sforzo di migliorare, dall’altro è rassicurante, rispetto a una sinistra che invece tende a settare degli standard morali ed etici che possono sembrare irraggiungibili magari per alcuni. Al tempo stesso, da questo deriva una vera e propria caccia allo sgarro della sinistra, da parte della destra, perché è come quando becchi il poliziotto a rubare. 

Ecco, credo che questo scandalo avrà tante ripercussioni, soprattutto a sinistra. Al solito, può essere una grande occasione di ripensamento della classe politica, o una grande occasione persa. Vedremo.

È una notizia importante, anche se ancora non se ne parla moltissimo: cinque grandi operatori europei del settore dei pagamenti digitali, ovvero l’italiano Bancomat, lo spagnolo Bizum, il portoghese SIBS-MB WAY e il gruppo scandinavo Vipps MobilePay hanno firmato un accordo importante con EPI Company, che sarebbe un progetto europeo sostenuto dalle grandi banche europee per creare un circuito di pagamenti paneuropeo, alternativo a Visa e Mastercard.

L’accordo è un Memorandum of Understanding, ovvero un accordo di intenti, per costruire, entro il 2027, un sistema di pagamenti paneuropeo, interoperabile e sovrano. Provo a spiegarvi cosa vuol dire.

Tutti quei sistemi lì, Bancomat e i suoi equivalenti di altri paesi, che messi assieme sono operativi in 13 paesi europei, sono appunto sistemi di pagamento. Ogni volta che pago con la carta, o con un’app, o che prelevo ad un bancomat (per l’appunto) serve un’infrastruttura che mette in comunicazione istantaneamente due conti correnti, chi paga e chi riceve, che a loro volta stanno in due banche diverse magari e permettono in maniera semplice lo spostamento di denaro da un conto all’altro. Così come il prelievo di denaro a uno sportello.

Ora tutti questi sistemi funzionano bene nei confini nazionali, quando sia io che pago con la carta che chi riceve il mio denaro abbiamo il conto nello stesso paese. Invece quando si tratta di scambiare denaro fra due conti correnti che si trovano in due paesi diversi, allora le cose si complicano. E si ricorre a circuiti che sono diventati uno standard globale, come Visa e Mastercard, Paypall.

L’obiettivo di questo accordo è quindi di creare un’infrastruttura comune a questi paesi, che funzionerebbe inizialmente tramite App. Cioé, se io italiano uso l’app Bancomat Pay sul mio telefono, oggi posso pagarci solo in Italia, un domani potrò pagarci anche in un negozio a Barcellona o Lisbona, così come potrò inviare soldi a una persona che vive in Norvegia e usa Vipps.

Ora, tutto questo ha anche una valenza politica non da poco: l’obiettivo è ridurre la dipendenza dell’Europa dai circuiti di pagamento internazionali, che oggi sono quasi tutti americani. Mastercard, Visa, PayPal, Apple Pay. Di cui abbiamo visto, nell’ultimo periodo ma non solo, che possono essere condizionati da interessi geopolitici e regole esterne. Pensiamo solo al fatto che, in teoria, se gli Stati Uniti decidono di bloccare un circuito di pagamento — come fanno con le sanzioni — lo possono fare. E infatti lo fanno. Basta pensare al caso di Francesca Albanese, a cui nessuno poteva aprire un conto corrente perché inserita in una blacklist dal dipartimento del tesoro Usa. 

Questo sistema, almeno in una prima fase, riguarderà 13 Paesi europei e circa 130 milioni di utenti. Ma sarà aperto ad altri, anche a Paesi fuori dalla zona euro, come Svizzera o paesi baltici.

Il progetto partirà con i pagamenti P2P transfrontalieri nel 2026, e poi si allargherà a e-commerce e pagamenti nei negozi fisici nel 2027. Quindi teniamoci d’occhio questa cosa, perché, come sempre, la tecnologia non è mai solo tecnologia.

Quando parliamo delle guerre, a volte può capitare di farlo in maniera un po’ asettica. La geopolitica è una disciplina interessantissima, ad esempio, perché ci permette di capire le logiche con cui ragionano i governi, gli eserciti. Ma a volte ci distacca un po’ da quella che è la tragica quotidianità di chi le guerre le vive, che è fatta di fango, esplosioni, freddo, assenza dei confort anche minimi. Che possono essere una casa calda, un’idea di futuro, del cibo e dell’acqua pulita.

Per questo ogni tanto, quando mi contatta l’UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati chiedendomi di parlare delle loro campagne, sono contento di farlo, gratuitamente ovviamente, perché penso che sia un modo per farci raccontare uno sguardo diverso sulle guerre, e magari anche per permettere a chi ascolta, se vuole, di dare una mano. 

In questo contributo Filippo Ungaro, portavoce italiano di UNHCR, ci racconta che significa vivere l’inverno per le popolazioni che sono colpite da un conflitto.

Contributo disponibile all’interno del podcast

Fra le fonti trovate un link per le donazioni.

Segnala una notizia

Segnalaci una notizia interessante per Io non mi rassegno.
Valuteremo il suo inserimento all'interno di un prossimo episodio.

Commenta l'articolo

Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi

Registrati

Sei già registrato?

Accedi

Ultime news

Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara BrughittaCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa FerreliFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta SerraDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica

Italia che Cambia

L’informazione ecologica dal 2004

Italia che Cambia è il giornale web che racconta di ambiente, transizione energetica e innovazione sociale in Italia. Raccontiamo storie che ispirano e spieghiamo i problemi con approccio costruttivo. Offriamo strumenti concreti per chiunque voglia essere parte attiva di questa trasformazione. È il punto di riferimento per chi cerca esempi di sostenibilità, etica imprenditoriale e iniziative civiche che dimostrano che un altro mondo non solo è possibile, ma è già in costruzione.

Abbonati Registrati
Associazione OIA'Daniela BartoliniFrancesco BevilacquaLodovico BevilacquaFilippo BozottiSara BrughittaCinzia CatalfamoPaolo CigniniFabrizio CorgnatiSalvina Elisa CutuliValentina D'AmoraEleonora D'OrazioAndrea Degl'InnocentiLisa FerreliFilòAngela GiannandreaChiara GrassoIndipEzio MaistoSelena MeliFulvio MesolellaPaolo PiacentiniSusanna PiccinElena RasiaAlessia RotoloEmanuela SabidussiMarta SerraDaniel TarozziValentina TibaldiBenedetta TorselloLaura TussiRoberto ViettiLaura Zunica