In migliaia per Gaza: la Sardegna scende in piazza per lo sciopero – INMR Sardegna #93
Lo sciopero per Gaza con i commenti del giornalista Matteo Meloni e di Enrico Rubiu dell’USB. In sanità, polemiche sul bonus da per le partorienti lontane dai punti nascita e poi dermatite bovina in calo e l’accesso alla terapia genica per la SMA.
Fonti
#sciopero
Gaza, la Sardegna e noi: perché è così difficile capire le manifestazioni?
Sciopero per Gaza: 15mila manifestanti in piazza a Cagliari
#dermatitebovina
Dermatite bovina, oltre la metà dei focolai estinti in Sardegna
Cos’è la dermatite nodulare contagiosa dei bovini che è arrivata in Italia: come si diffonde
#bonuspartorienti
Vivi lontano dall’ospedale e devi partorire? Arriva il bonus della Regione da 1.500 euro
“Bonus beffa per le neo mamme” di Simone Loi – L’Unione sarda – mercoledì 24 settembre 2025 – pagina 44
#SMA
Nuove frontiere per curare l’atrofia muscolare spinale
#SCC
No all’ampliamento RWM: il fronte ambientalista e antimilitarista chiede alla Regione un parere negativo
Mussura, il progetto giovanile che da nuova vita ai vigneti abbandonati (e non solo)
Sardegna, mare e foci dei fiumi: 4 campioni segnalano inquinamento oltre i limiti di legge
Trascrizione della puntata
Una marea di persone lunedì ha invaso le strade e piazze dell’Isola, unendosi allo sciopero generale indetto dall’USB per Gaza. I numeri maggiori sono stati registrati a Cagliari dove le stime variano: 15mila secondo la Questura, 20mila secondo gli organizzatori. Ma oltre ai numeri e la grande partecipazione, ad essere chiaro è il messaggio: il capoluogo sardo ha risposto in maniera massiccia all’appello per la fine del genocidio. E non solo. Anche a Sassari migliaia di persone, con bandiere palestinesi accanto a quelle contro le basi militari e contro l’omotransfobia, sono scese in piazza al grido di Palestina Libera, A fora sa Nato de sa Sardigna e Terre e corpi non sono luoghi di conquista. E poi Alghero, Nuoro, Bosa, Ghilarza, Oristano – dove il presidio è nato in meno di un’ora – a dimostrare che la solidarietà arriva davvero da ogni angolo della Sardegna. La settimana è quindi iniziata con una giornata di protesta e di lotta collettiva, che arriva dopo quasi due anni di genocidio e che si inserisce in un movimento globale di dissenso contro l’occupazione israeliana e a sostegno dell’autodeterminazione del popolo palestinese. Le parole stesse sono cambiate: sempre più spesso si parla di colonialismo e soprattutto di genocidio. Un lessico che oggi appare difficile da mettere in discussione, ma che fino a pochi mesi dopo il 7 ottobre esponeva facilmente a accuse di antisemitismo o a forme di censura. Lo sa bene Matteo Meloni, giornalista sardo esperto di geopolitica, sospeso e poi cacciato dalla rivista di geopolitica dove lavorava da 5 anni EastWest dopo aver parlato – tra l’altro non in un articolo per la rivista – di Netanyahu come criminale di guerra e di complicità da parte dei governi occidentali. Parole considerate eccessive allora, ma che oggi sono entrate a pieno titolo nel dibattito pubblico. Ed è proprio a partire da questa riflessione sul linguaggio che evolve e che dà forza alle piazze di lunedì, che abbiamo chiesto un commento sugli scioperi per Gaza proprio a Matteo Meloni, in questi giorni tra l’altro in libreria col libro “Geopolitica delle Nazioni Unite. ONU 80 anni di storia Dalla crisi del multilateralismo al mondo multipolare”. Abbiamo chiesto un commento anche all’USB che ha indetto lo sciopero e organizzato la mobilitazione a Cagliari, vi lascio in questo caso alle parole che non possono che essere giustamente entusiaste di Enrico Rubiu del Coordinamento Regionale Sardegna USB unione sindacale di base.
È polemica in Sardegna per il contributo economico di 1.500 euro destinato alle donne che partoriscono lontano dai punti nascita. La misura, approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alla Sanità Armando Bartolazzi, nasce con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari e di sostenere le spese delle partorienti che vivono in territori isolati o difficilmente raggiungibili. Secondo quanto stabilito il bonus spetta a chi risiede nelle isole minori, La Maddalena e Carloforte, e in generale nei Comuni dai quali il punto nascita più vicino non è raggiungibile entro 60 minuti. Le critiche arrivano soprattutto dall’Ogliastra. A Lanusei il punto nascita è chiuso ormai dal 2021, e per molte comunità della zona raggiungere l’ospedale di riferimento significa affrontare strade impervie, cantieri, mucche vaganti, neve e tornanti. Il tutto lungo strade con una corsia per senso di marcia e sprovviste di corsia di emergenza. Nei calcoli della Regione, però, diversi Comuni ogliastrini restano comunque esclusi dal contributo: Lanusei stesso, Arzana, Villagrande, Elini, Gairo e Ilbono. Qui la distanza risulta formalmente inferiore ai 60 minuti, ma nella realtà quotidiana i tempi sono ben più lunghi, soprattutto per una donna in travaglio. Da qui le accuse: c’è chi parla di una “mera illusione”, di un provvedimento che crea partorienti di prima categoria – quelle che superano i 60 minuti e ricevono il bonus – e partorienti di seconda categoria, lasciate senza sostegno pur dovendo affrontare le stesse difficoltà. Ma non solo: i sindaci contestano i criteri di calcolo e chiedono chiarimenti: perché chi è costretto a recarsi fino a Cagliari non ha diritto al contributo? Perché non si considera la reale condizione delle strade interne? E soprattutto: questo contributo attesta il fatto che il punto nascite ogliastrino non riaprirà? Anche per il sindaco di Arzana, Angelo Stochino, la vera soluzione non può essere un’indennità. Vi leggo una parte delle sue dichiarazioni, in linea con le parole di protesta che arrivano dall’Ogliastra alle quali ancora, la Regione non ha dato risposta: il punto nascite di Lanusei è “Un presidio fondamentale senza il quale non possiamo accettare che la salute e la sicurezza delle nostre comunità vengano misurate a colpi di cronometro”. La vicenda resta aperta, e le comunità dell’Ogliastra attendono risposte concrete, mentre la riapertura del punto nascita di Lanusei continua a essere il nodo centrale della protesta.
In Sardegna la dermatite nodulare contagiosa dei bovini sembra in regressione. Come riporta Ansa su 66 focolai segnalati soprattutto tra Nuorese e Sassarese – gli ultimi a metà settembre a Buddusò, Nuoro e Dorgali – 35 sono già stati dichiarati estinti, secondo l’ultimo report dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, centro di riferimento nazionale. Nel frattempo prosegue la campagna di vaccinazione obbligatoria dei capi, avviata a fine luglio. Nel Medio Campidano, la Asl fa sapere che sono già stati vaccinati oltre 3.300 bovini in più di cento allevamenti, mentre altri sei sono in lista per la prossima settimana. Ma cos’è la dermatite bovina? La dermatite nodulare contagiosa dei bovini è una malattia virale che colpisce esclusivamente i bovini, sia d’allevamento sia selvatici, e non è trasmissibile all’essere umano. I primi cinque focolai in Italia sono stati individuati lo scorso giugno: in Sardegna, in provincia di Nuoro, e in Lombardia, a Mantova. La malattia, endemica dell’Africa subsahariana, è arrivata in Europa nel 2015 attraverso la Turchia, diffondendosi poi nei Balcani e in Grecia, senza però mai raggiungere prima il territorio italiano. La trasmissione avviene principalmente attraverso la puntura di insetti cosiddetti ematofagi che quindi si nutrono di sangue – come zanzare, mosche cavalline e zecche – mentre più raramente può diffondersi per contatto diretto tra animali infetti. La situazione sarda quindi al momento mostra segnali incoraggianti, ma le autorità veterinarie restano vigili: la vaccinazione capillare dei capi è considerata lo strumento fondamentale per contenere la diffusione della malattia.
Per la prima volta nell’Isola è stato effettuato un trattamento di terapia genica per l’atrofia muscolare spinale, la Sma. È accaduto all’ospedale Microcitemico Antonio Cao di Cagliari, dove una bimba di pochi mesi ha ricevuto l’infusione del gene modificato. Alla piccola, ad agosto, era stata diagnosticata la Sma di tipo 1, una malattia genetica rara che vede necessario il trattamento. L’intervento è stato realizzato nella Clinica Pediatrica e di Malattie Rare diretta dal professor Salvatore Savasta, un percorso mai affrontato prima nell’Isola, reso possibile – come sottolinea Savasta – anche grazie al supporto delle istituzioni. Soddisfazione condivisa anche dall’Associazione Famiglie Sma, che attraverso le referenti regionali Rita Trogu e Roberta Contu ha commentato: “Siamo felici che la terapia genica per l’atrofia muscolare spinale sia ora disponibile anche in Sardegna: è un trattamento rilevante, che può migliorare la qualità di vita dei bambini e delle famiglie”.
Sardegna che cambia è il 7° portale regionale aperto da Italia che cambia. Nella rassegna stampa settimanale, oltre alle principali notizie raccontiamo gli articoli usciti sul portale sardo, vediamoli insieme:
La nostra settimana di pubblicazioni è iniziata martedì perché anche noi abbiamo aderito allo sciopero in solidarietà con la popolazione palestinese, contro il genocidio. Martedì quindi abbiamo pubblicato un articolo della nostra Lisa Ferreli sulla protesta condotta nelle ultime settimane e ancora in corso, contro l’ampliamento della cosiddetta fabbrica di bombe sarda rwm. Quello che accade è infatti che diciassette realtà ambientaliste e antimilitariste – con Italia Nostra Sardegna come capofila – hanno alzato la voce contro l’ampliamento dello stabilimento RWM Italia che si trova tra Domusnovas e Iglesias, denunciando violazioni urbanistiche, rischi idrogeologici e ambientali, oltre al rifiuto etico della produzione bellica. Dopo anni di ricorsi e una lunga istruttoria giudicata “carente”, le associazioni hanno inviato una lettera corale alla presidente della Regione Alessandra Todde, consegnato una scheda tecnica di 28 pagine e organizzato un sit-in a Cagliari per chiedere lo stop alla Valutazione di Impatto Ambientale ex post presentata dall’azienda. Di fronte alle criticità sollevate, la Giunta regionale ha scelto di rinviare la decisione e avviare un supplemento di istruttoria, aprendo così uno spiraglio alle richieste di chi denuncia da anni i rischi e le contraddizioni legate alla cosiddetta “fabbrica di bombe” sarda. Una vicenda che continueremo a seguire, nel frattempo vi consigliamo di leggere l’articolo che trovate su www.sardegnachecambia.org
Mercoledì invece la nostra Sara Brughitta ci ha raccontato un progetto molto interessante nel cuore del Montiferru. Qui, nello specifico a Seneghe, un gruppo di ragazzi e ragazze ha trasformato tre vigne trascurate in un vero laboratorio di agricoltura naturale, cultura e socialità. È nata così Mussura, una cooperativa di comunità che unisce chi possiede un vigneto e chi vuole fare ripartire il territorio, dentro una dinamica mutualistica che mantiene vive tradizioni e nuove opportunità di lavoro. L’idea è nata davanti a una contraddizione dolorosa: tanti vigneti abbandonati, terre una volta produttive lasciate a se stesse. «Ci faceva male vederli così» racconta Matteo Flore, uno dei soci della cooperativa. «Avevano un valore non solo produttivo ma anche culturale, eppure nessuno li lavorava più». Da questa consapevolezza, e da una passione condivisa per l’enologia e la viticoltura, è nato il primo nucleo di Mussura. Una storia e un progetto molto interessante, che trovate sempre nel nostro portale
Giovedì invece abbiamo chiuso la nostra settimana di pubblicazioni parlando di quello che è l’ultimo monitoraggio 2025 di Goletta Verde, la missione contro illegalità, cementificazione, fonti fossili, mala depurazione e rifiuti con cui Legambiente da 39 anni monitora lo stato di salute di mare e coste, restituisce un quadro di luci e ombre. Quello che evidenzia l’ultimo monitoraggio nell’Isola è che lungo le coste sarde 4 campioni su 29 non rispettano i limiti di legge, segnalando la presenza di inquinamento soprattutto in prossimità delle foci dei fiumi. Cardedu e Villaputzu registrano i casi più preoccupanti; Alghero e Quartu Sant’Elena mostrano altri punti problematici. Ma, tra i campioni entro i limiti, spiccano diverse spiagge preziose e aree che mostrano segnali di miglioramento, grazie anche a una collaborazione tra Legambiente, Università di Cagliari e comunità locali. Ne parliamo meglio nel nostro approfondimento, sempre su www.sardegnachecambia.org
E anche questa settimana in chiusura vi segnaliamo alcuni dei prossimi eventi sparsi nell’Isola:
- Inizio col dirvi che ormai taglia il traguardo della ventesima edizione il festival di letteratura per ragazzi Tuttestorie, in programma dal 30 settembre al 6 ottobre 2025 a Cagliari e in altri comuni del sud Sardegna. La rassegna si rivolge a un pubblico dai 0 ai 16 anni, con spazi di approfondimento riservati agli adulti, con libri, arte, teatro, danza, cinema e nuove tecnologie. Il titolo dell’edizione 2025 è ‘InVENTario – Libri, sogni e visioni per mettere tutto a posto e niente in ordine’. La ‘pasta madre’, ovvero il filo conduttore del festival ruota per l’appunto intorno alla necessità di ‘mettere in ordine’ le cose, compresi i pensieri, e ai vari tipi di ‘inventari’ esistenti, compresi i libri. Il programma prevede appuntamenti con ospiti internazionali: il via è a Cagliari ma il festival poi fa tappa anche a Carbonia, Isili, Iglesias, Gonnesa, Sanluri, Quartu Sant’Elena, Selargius e Villanovaforru. Un evento che è davvero da non perdere, se volete saperne si più sul programma trovate maggiori info su tuttestorie.it.
- Vi segnalo poi che fino al al 5 aprile 2026 (quindi il tempo per visitarla non manca) lo Spazio Ilisso di Nuoro ospita la mostra Francesco Ciusa – La forma del mito, a cura di Elena Pontiggia e realizzata con il sostegno della Fondazione di Sardegna. L’esposizione, che presenta circa novanta opere tra sculture, ceramiche, manufatti di arte applicata e lavori grafici, ripercorre l’intero percorso creativo del maggiore artista sardo della prima metà del Novecento. In mostra saranno presenti alcune delle sue opere più note, tra cui La madre dell’ucciso, Il pane, Il cainita, La filatrice, Il nomade, Il bacio, L’anfora sarda e Il fromboliere, insieme a lavori meno conosciuti provenienti da collezioni pubbliche e private. Il percorso espositivo comprende anche un docufilm realizzato da Enrico Pinna e un catalogo edito da Ilisso Edizioni, con saggi critici di Elena Pontiggia. Anche questa una bella occasione di conoscenza della nostra cultura.
- Ve lo abbiamo anticipato nella scorsa settimana di pubblicazioni ma lo ricordiamo anche oggi: dal 4 al 5 ottobre a Oristano torna Faulas, festival di cui siamo orgogliosi media partner. Fàulas è un festival per tutte le sarde e i sardi, è un grande specchio per provare a guardarci meglio e ragionare su quel che pensiamo di essere. L’ambizione di Fàulas non è di “risolvere” dilemmi o di portare “verità”. L’obiettivo è mettere alla prova le convinzioni che abbiamo in vari ambiti al fine di liberare il dubbio. Fàulas – che in sardo significa “bugie, storie inventate” – parte dall’idea che la Sardegna non possa essere ridotta a cliché turistici o a immagini di folclore musealizzato. Ogni edizione diventa un esame di coscienza collettivo: “In Aristanis non b’at nudda?” (a Oristano non c’è niente?), “Le basi militari portano lavoro e ricchezza?”, “Lo standard uccide le parlate locali?”. Sono queste alcune delle “bugie” da smontare, usando strumenti diversi: dai monologhi teatrali ai talk politici, dai laboratori per bambini ai concerti serali. Un evento che vi consigliamo di vivere appieno, trovate tutte le info sui canali, dal sito ai social, di assemblea natzionale sarda
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