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29 Gennaio 2026
Podcast / Io non mi rassegno

Il ciclone Harry mostra il meglio e il peggio della nostra società: lo speciale – 29/1/2026

Il ciclone Harry ha devastato Sicilia, Calabria e Sardegna: analizziamo i danni, la risposta dal basso, la gestione istituzionale e il racconto mediatico dell’emergenza.

Autore: Andrea Degl'Innocenti
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Questo episodio é disponibile anche su Youtube

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Trascrizione episodio

I disastri sono spesso dei concentrati del meglio e del peggio dell’umanità. Sono delle gigantesche lenti d’ingrandimento dei nostri pregi e dei nostri difetti. Nei disastri emergono in maniera evidente tanto gli slanci peggiori, più egoistici, il razzismo, i bias cognitivi, la mala politica, la cattiva informazione, così come l’empatia, la solidarietà, le reti che si attivano e la voglia di cambiamento.

Osservare e spiegare tutta questa roba non è facile, ma in questa puntata speciale proveremo a farlo – nel nostro piccolo e con le nostre possibilità – per quanto riguarda il ciclone Harry. 

Harry è il nome del ciclone tropicale che la scorsa settimana si è abbattuto principalmente su Sicilia, Calabria e Sardegna. Il fatto di dare nomi ai cicloni è una convenzione nata nel Usa, poi adottata globalmente dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, e dal 2021 anche dal nostro paese con un progetto nazionale coordinato di “naming” gestito dall’Aeronautica Militare e dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. È un modo per rendere più riconoscibili e facili da comunicare fenomeni purtroppo sempre più frequenti e devastanti anche alle nostre latitudini per via dell’avanzare della crisi climatica.

Come vi accennavo all’inizio, Harry ha portato allo scoperto tante cose: non ha solo divelto alberi, tralicci, aperto frane gigantesche e fratture fisiche, ma ha anche scoperchiato fragilità strutturali, malapolitica, cattiva informazione, negazionismo climatico.

E non parlo solo delle regioni colpite, insomma, non solo al Sud. Anzi, in parte ha mostrato anche come l’informazione nazionale soffra ancora, probabilmente, di una sorta di antimeridionalismo, per cui i disastri al Sud sono attribuiti a “colpe locali” , trasformando emergenze climatiche in “eventi minori”.​

Il ciclone è in effetti presto scomparso da TG e giornali nazionali, come se non fosse un problema italiano, un problema che prima o poi ci troveremo ad affrontare tutti.​

Al tempo stesso, il lavoro immediato fatto da associazioni, protezione civile, volontari, è stato gigantesco. E vi dirò di più: anche la news che abbiamo pubblicato martedì che raccontava l’imponente rete di solidarietà dal basso che si stava attivando e metteva assieme le varie raccolte fondi attive è stata di gran lunga la news più letta delle ultime settimane. Così come la rassegna mensile siciliana di ieri, che apriva proprio con la questione Harry, è stata molto molto ascoltata. Ora, è difficile trarre conclusioni assolute da numeri che dipendono da algoritmi, motori di ricerca e tanti altri fattori che sfuggono al nostro controllo, però ecco, forse un interesse c’è.

E allora vorrei partire proprio da qui. Vi leggo alcuni estratti della nostra news che racconta proprio l’attivazione delle comunità: in Sicilia, nei dintorni di Aci Trezza, frazioni e borghi della costa ionica del Catanese hanno visto arrivare centinaia di giovani per spalare fango, liberare strade, aiutare famiglie e negozianti. Il “motore” è stato il passaparola e una chat che, in poche ore, ha iniziato a incrociare richieste e disponibilità: un’esperienza raccontata da più testate, che parla di 500-600 volontari attivati attorno all’appello lanciato da alcuni giovani catanesi, Simone Dei Pieri e Simone Grasso.

Proprio sul lungo mare di Aci Trezza la nostra Elisa Cutuli di Sicilia che Cambia ha fatto un giro, per vedere con i suoi occhi la situazione.

Contributo disponibile all’interno del podcast

E non si parla solo di Aci Trezza, sentite qua:

Contributo disponibile all’interno del podcast

Accanto alle reti spontanee, si è mossa anche una parte del volontariato già strutturato, soprattutto nel Messinese, dove associazioni – come Puli-Amo Messina – e gruppi di protezione civile hanno operato dentro cornici di coordinamento istituzionale.

Così come mancano iniziative promosse da soggetti economici e istituzionali. Sempre in Sicilia, ad esempio, Coop Gruppo Radenza, un gruppo della grande distribuzione siciliano che gestisce supermercati e ipermercati a marchio Coop nell’isola, ha annunciato un meccanismo di sostegno legato agli acquisti: una quota pari al 5% del valore di alcuni prodotti a marchio Coop comprati nei punti vendita dell’isola dovrebbe alimentare progetti di supporto e ripristino nelle aree colpite, selezionati con il coinvolgimento di un’associazione di consumatori. 

A Elisa ho chiesto comunque anche un commento più generale, un analisi di quanto accaduto.

Contributo disponibile all’interno del podcast

Piccolo inciso, giusto per chiarire: Michela Brambilla è stata eletta alla camera dei deputati alle ultime elezioni politiche nel collegio uninominale di Gela, con il centrodestra, benché sia di Lecco. Questo perché i collegi uninominali seguono logiche di comodo, ​dove i politici vengono piazzati come pedine dove sono certi di poter vincere, solo che si perde de tutto il collegamento col territorio di cui in teoria si dovrebbero portare le istanze. Torniamo da Elisa Cutuli.

Contributo disponibile all’interno del podcast

Dopo la Sicilia, la regione con i danni maggiori è stata la Calabria.

Catanzaro Lido è diventata una delle immagini simbolo del disastro, con cumuli di sabbia e detriti e attività devastate. Qui la solidarietà ha preso spesso la forma di un lavoro fianco a fianco tra commercianti, cittadini, volontari e protezione civile. Come racconta a La C una esercente locale, il lavoro dei volontari ha permesso ad alcuni locali di riaprire in tempi rapidissimi: «Siamo quasi pronti, riapriremo domani – ha spiegato Concetta Froio. titolare di uno storico ristorante pizzeria -. Abbiamo avuto una imponente macchina dietro le spalle formata da tanti volontari e la protezione civile che ci ha aiutato tantissimo per poter togliere il fango e poter riaprire. Al momento inizieremo solo con la pizzeria perché ce lo chiede la gente, lo facciamo anche per chi ancora non può farlo».

Ho chiesto un commento anche alla giornalista Tiziana Barillà, da Reggio Calabria: 

Contributi disponibile all’interno del podcast

Grazie a te Tiziana. Sul tema dei finanziamenti martedì sera è successa una cosa interessante. Come accennava Tiziana Barillà il ciclone Harry ha causato danni giganteschi, adesso si parla di circa 2 miliardi di danni in Sicilia (più 300 milioni in Calabria e 200 in Sardegna).

Ecco, martedì sera all’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un ordine del giorno presentato dall’opposizione Sud chiama Nord (ovvero il partito di Cateno De Luca), che chiede di dirottare 1,3 miliardi di euro dal Fondo per lo sviluppo e la coesione—originariamente destinati al Ponte sullo Stretto—alla ricostruzione delle coste siciliane danneggiate dal ciclone Harry. Non so se siano esattamente gli stessi 1,3 miliardi che erano stati sottratti al contrasto al dissesto idrogeologico, ma la cifra coincide.

La cosa interessante appunto è che l’ordine del giorno è passato, con voto segreto (32 sì, 24 no) grazie ad un numero non indifferente di franchi tiratori della maggioranza di centrodestra, ovvero persone che facendosi scudo della segretezza votano contro alle indicazioni di partito. A occhio dovrebbero essere stati una ventina di franchi tiratori, il che fa pensare che non siano mosche bianche ma ci sia una fazione importante nel governo regionale di Schifani che abbia una linea e delle priorità diverse da quelle del governo Meloni, pur essendo entrambi del centrodestra.

Va bene, ci sarebbero tante altre cose da aggiungere, ma per oggi possiamo fermarci qua. Spero che questa puntata speciale vi sia piaciuta, se è così, o anche se non è così, fatemelo sapere nei commenti.

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