Tutto quello che c’è da sapere (e da capire) sull’operazione Usa in Venezuela – 7/1/2026
Puntata speciale sulla cattura di Maduro da parte delle forze speciali USA e le sue implicazioni geopolitiche, ambientali e legali: un’operazione che potrebbe cambiare gli equilibri globali e mette in discussione il diritto internazionale.
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Fonti
#Geopolitica2025
BBC News – John Simpson: “I’ve never seen a year as worrying as 2025”
#Venezuela
Charles Eisenstein (Substack) – Venezuela: An Evil Omen
Il Post – Cosa aspettarsi dal processo contro Nicolás Maduro
Il Post – Perché l’attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela è illegale
Il Post – In Venezuela è cambiata la presidente, ma non la repressione
Il Post – Come gli Stati Uniti hanno preso Maduro
La Stampa – Chi ha tradito Maduro? Le ipotesi sulla talpa che ha collaborato con la Cia e quei sospetti su Rodriguez
Italia che Cambia – Capire il Venezuela contemporaneo – Io non mi rassegno + #21
Altreconomia – Il petrolio del Venezuela e l’Italia “hub del gas”. Perché il ministro Pichetto Fratin si sbaglia
Trascrizione episodio
Negli ultimi giorni dell’anno appena finito, uno dei più noti ed esperti corrispondenti di guerra della BBC, John Simpson, ha pubblicato un articolo in cui sosteneva che il 2025 era stato l’anno più preoccupante dal punto di vista geopolitico da quando fa questo mestiere. Simpson è stato corrispondente di oltre 40 conflitti nella sua carriera e in quell’articolo snocciolava una serie di motivi per cui, a detta sua, il 2025 era stato un anno particolarmente infausto da questo punto di vista.
In particolare Simpson cita l’evoluzione della guerra in Ucraina come fonte di maggiore preoccupazione per gli equilibri globali. Sottolineandone alcuni aspetti: Dice: le tensioni Russa‑Occidente e in particolare Russia-Ue hanno toccato aspetti nuovi come minacce ai cavi sottomarini, attacchi con droni e cyber‑attacchi contro infrastrutture critiche. E il ruolo degli USA è cambiato: la politica estera americana sembra più isolazionista, il che ha spinto la Russia e altri attori a riconsiderare i loro margini d’azione, al rialzo ovviamente.
Simpson sottolinea più volte che il fatto che una grande potenza abbia invaso un paese europeo indipendente (l’Ucraina) in modo prolungato, con implicazioni per la stessa struttura della sicurezza internazionale. Questo conflitto non è “solo un’altra guerra locale”, ma qualcosa che potrebbe rimodellare gli equilibri globali, scriveva il giornalista.
Ecco, giusto qualche giorno dopo, è successa una cosa che moltiplica questo potenziale di cambiare gli equilibri globali, o che forse li cambia definitivamente. Sto parlando ovviamente delle prime due vittorie in campionato della Fiorentina.
No, facciamo i seri, sto parlando dell’operazione militare Usa in venezuela, con la cattura, il sequestro e l’arresto di Nicholas Maduro. Ora, ci sono davvero tantissime cose da dire, e oggi parleremo soprattutto di questo, e comunque non riusciremo ad essere esaustivi, però andiamo con ordine. Innanzitutto capiamo cosa è successo, perché non è così chiaro e capirlo ci aiuta a capire anche altre cose, poi cerchiamo di capire cosa significa e comporta questa azione, cosa potrebbe succedere adesso e diamo qualche possibile lettura.
Se vi interessa sapere tutti i dettagli dell’operazione, o perlomeno sarebbe corretto dire tutti i dettagli della versione ufficiale dell’operazione, c’è un articolo del Post che li spiega molto per esteso. Ve la faccio più breve. Da qualche mese, mentre assaliva navi venezuelane, Trump aveva anche messo una ricompensa di 50 milioni di dollari per chiunque fornisse informazioni dettagliate sul Presidente venezuelano.
Da allora pare che Maduro fosse diventato più guardingo, cambiasse alloggio più di frequente, usasse cellulari usa e getta. E avesse aumentato la presenza di guardie e militari cubani, di cui si fidava più che dei suoi stessi militari. Tuttavia pare che la Cia sapesse tutto, cosa mangiava, dove si trovava in ogni istante, quali animali domestici aveva. E le forze speciali Usa anche realizzato una riproduzione 1:1 della residenza, simil bunker, dove Maduro ha trascorso le ultime settimane, vicino Caracas, e dove sarebbe stato catturato.
Non si sa esattamente chi abbia dato tutte queste informazioni all’intelligence Usa, i giornali parlano di una figura molto vicina all’ex presidente, ma ecco, c’è più di un sospetto che ci potesse essere un accordo un po’ più largo con una parte dell’esercito o con un pezzo del governo Maduro.
Comunque, l’operazione è durata piuttosto poco ed è stata compiuta con un grosso dispiegamento di forze. La base era una grossa nave militare portaerei posizionata al largo delle coste venezuelane, da lì è partita una flotta di elicotteri d’assalto, che ha scaricato le forze speciali Delta Force, più qualche centinaia di metri più in alto degli aerei che bombardavano obiettivi militari e droni anti-radar a protezione dei soldati.
Dal primo missile sganciato alla cattura di Maduro sarebbero passati appena 3 minuti. Maduro che è stato prelevato assieme alla moglie Cilia Flores, che anche è un dettaglio strano, portato a New York e lunedì c’è già stata la prima udienza preliminare. Perché Maduro e la moglie sono accusati formalmente di narcotraffico.
Intanto in Venezuela, sempre lunedì, si è insediato il nuovo governo di Delcy Rodríguez – che fra parentesi è roiteniuta da alcuni analisti una delle papabili talpe – ovvero la vicepresidente di Nicolás Maduro, nominata presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Maduro. L’insediamento si è concluso con il giuramento di Rodríguez, che ha ribadito la linea mantenuta fino a qui: ha detto che Maduro è ancora il presidente, che quella degli Stati Uniti è una «aggressione militare illegittima» e che Maduro e sua moglie sono tenuti in ostaggio. Al tempo stesso si è detta disponibile a cooperare con gli Usa.
Nelle ore successive all’operazione Trump ha detto che gli Usa avrebbero governato il Paese per una fase di transizione e che il petrolio venezuelano sarebbe tornato nelle mani delle aziende statunitensi. Quindi ci sarà da capire se questo nuovo governo reggerà, si alleerà con gli Usa, permetterà alle aziende Usa di mettere le mani sul petrolio venezuelano, che ruolo avrà se lo avrà la premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, e tante altre cose.
E veniamo quindi alle grandi domande: innanzitutto, questa operazione ha una qualche legittimità a livello di diritto internazionale? Qui non ci sono molti dubbi: No. Leggo da un altro articolo del Post: Secondo l’articolo 2 dello Statuto delle Nazioni Unite, uno stato può usare la forza militare contro un altro soltanto in tre circostanze: se ha l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU; se ha l’autorizzazione dei rappresentanti politici dello stato in cui avviene l’azione militare; se la propria sicurezza è minacciata. L’attacco in Venezuela non rispetta nessuno di questi tre criteri.
L’amministrazione Trump prova a giustificare il tutto raccontando la storia di Maduro come narcoterrorista, che quindi rappresenta una minaccia per la sicurezza Usa e giustifica un’operazione del genere. A supporto di questa versione sono state fatte diverse foto di Maduro scortato dalla Dea, l’agenzia Usa che si occupa di narcotraffico, ma insomma, sembra una storiella che il governo Usa non si sforza nemmeno troppo di spacciare per vera (spacciare hehe).
Ma quindi quali sono le vere ragioni dell’operazione? Anche su questo punto, le opinioni sono abbastanza concordi nell’individuare due: petrolio e Cina.
Capitolo petrolio. Il Venezuela ha riserve di petrolio enormi, è lo stato con i giacimenti di petrolio conosciuti più grandi del mondo, di gran lunga, ma ne sfrutta solo una piccola parte, in parte perché è un tipo di petrolio piuttosto pesante e costoso da lavorare, ma soprattutto per l’obsolescenza della sua industria. Molte aziende occidentali furono estromesse con l’avvento di Chavez, il predecessore di Maduro, e adesso presentano il conto. Trump ha detto senza mezzi termini che il petrolio venezulenao è roba loro. Il petrolio secondo molti analisti potrebbe essere il jolly di Trump per ripagare il debito Usa fuori controllo.
Altri fanno anche notare che il petrolio venezuelano può essere usato dagli Usa non solo come risorsa finanziaria, ma anche come manopola” geopolitica per condizionare il prezzo del petrolio sul mercato internazionale — e quindi esercitare una pressione al ribasso sui prezzi dell’energia. In tutto ciò non ho letto quasi da nessuna parte una considerazione banale e scontata che il fatto che quel petrolio adesso presumibilmente verrà bruciato e a ritmi molto più rapidi che in precedenza è un disastro climatico immenso. La fatiscenza dell’industria venezuelana era un’involontaria tutela climatica sul fatto che buona parte di quel petrolio sarebbe rimasto sotto terra. Adesso questa tutela viene meno.
Poi c’è la questione cinese. Il Venezuela di Maduro è stato per anni e fino a qualche giorno fa uno dei principali avamposti di Pechino in America Latina, sia come fornitore di greggio sia come destinatario di prestiti e investimenti. Maduro, in particolare, ha stretto con Pechino un rapporto un po’ da “ancora di salvezza” durante l’isolamento occidentale: la Cina è diventata un grande finanziatore (il Financial Times parla di oltre 100 miliardi di dollari di credito elargito dal 2000) e un compratore chiave, con una parte dei flussi di petrolio diretta alla Cina come rimborso del debito. Il Venezuela era anche considerato un protettorato della Russia di Putin. Insomma la mossa statunitense sembra essere tesa anche a togliersi il nemico dal giardino di casa.
Ma proprio per questo motivo solleva molte domande a livello di equilibri globali. In queste ore gli occhi sono puntate sui governi russo e cinesi, insomma su Putin e Xi Jinping. Che hanno al momento reagito condannando l’operazione Usa, anche se in maniera abbastanza blanda. Questo è un punto su cui ho trovato letture molto discordanti, e su cui non mi sento abbastanza esperto da esprimermi. Diciamo che c’è una teoria dell’accordo occulto, per cui Trump, Putin e Xi si sarebbero spartiti i pezzi di mondo di loro interesse, con Trump che si prende il Venezuela, Putin l’Ucraina e la Cina Taiwan.
Quanto è probabile questo scenario? Credo poco, nel senso che la sensazione è che magari il risultato sarà lo stesso, ma che non ci sia chissà quale regia concordata dietro, anche perché Taiwan probabilmente non basterebbe a compensare il danno e il vantaggio competitivo degli Usa che si prendono il Venezuela.
Anche perché in tutto ciò Trump ha detto che il prossimo turno sarà quello della Groenlandia, altro paese di noti narcoterroristi, e solo casualmente ricchissimo di minerali rari. La Casa Bianca ha rilasciato una nota a Reuters in cui dice che Donald Trump e il suo team stanno valutando diverse opzioni per l’acquisizione della Groenlandia e l’utilizzo delle forze armate Usa a tal fine è “sempre un’opzione”. E se fino a qualche settimana fa potevamo pensare che fossero sparate alla Trump, oggi qualche serio dubbio viene, tant’è che la Danimarca ha raddoppiato la presenza militare nell’area.
La cosa che devo dire che mi colpisce di più dell’intera vicenda è la totale mancanza di pudore nel mascherarla per qualcos’altro. A parte appunto la favoletta del narcoterrorismo. Un tempo di inventavano storie più elaborate, armi chimiche. Questa è la principale novità, e non è una novità da poco. Mi sembra che ne colga bene le varie sfumature Charles Eisenstein, saggista statunitense, che sul suo canale Substack non le manda a dire.
Scrive: “Sarebbe però ingiusto attribuire tutta la colpa di questa recente esplosione di illegalità a Donald Trump. Lo Stato di diritto è sempre stato solo rossetto sul maiale del potere imperiale. L’impero applica il diritto selettivamente contro nemici, resistenti e dissidenti, esentando i propri leader e alleati. Trump differisce dai suoi predecessori solo perché trascura le pie omelie alla “democrazia” e allo “Stato di diritto” che di solito accompagnano l’esercizio del potere imperiale”.
E rinuncia anche alla sottigliezza. Invece di sfruttare ONG e asset mediatici della CIA per orchestrare una rivoluzione colorata, Trump manda le forze speciali. Invece di dispiegare un dollaro USA “militarizzato” e sanzioni per rubare gli asset di altri Paesi, Trump manda la Guardia Costiera a sequestrare petroliere e promette “stivali sul terreno” per prendersi il petrolio del Venezuela che, dice, loro “hanno rubato”. Invece di parlare di “nation-building” o di “ripristinare la democrazia”, Trump dice in modo brutale: “Gestiremo noi il Paese”.
Forse la nudità con cui esercita il potere si rivelerà una cosa buona, smascherando l’impero per ciò che è e svuotando la pretesa che i nostri interventi riguardino libertà e democrazia. Forse, ma non credo. La pretesa di principio, almeno, svolgeva la funzione di affermare il principio. Invocare lo Stato di diritto afferma lo Stato di diritto — anche quando le proprie azioni lo violano — stabilendolo come norma per le persone civilizzate. L’esibizione sfacciata del potere nudo fa l’opposto: normalizza i peggiori impulsi umani.
Il rapimento di Maduro, insieme all’omicidio e alla pirateria che lo hanno preceduto, preannuncia un collasso totale del diritto internazionale e della diplomazia. Il Paese più potente del mondo ha completato la sua transizione in uno Stato canaglia, irto di armi nucleari e con un megalomane al timone. È in qualche modo appropriato che lo slogan propagandistico del “dittatore pazzo con armi nucleari”, invocato per alimentare la febbre bellica contro i nemici dell’impero come Hussein, Assad e Gheddafi, sia tornato a nidificare nella nostra stessa nazione.
Analisi devo dire un po’ fosca, ma anche molto lucida, mi pare.
Restano un sacco di interrogativi. Come si muoveranno la Russia e la Cina. Cosa faranno altri paesi con ambizioni geopolitiche, come l’India, il Brasile. Cosa farà l’Ue, fino a che punto sarà disposta a seguire forse l’ormai ex alleato, proverà a stare da sola, cercherà sponde esotiche verso la Cina. E soprattutto, resterà unita in mezzo a questa tempesta o si sgretolerà?
In tutto ciò, il governo italiano è rimasto abbastanza ad osservare. L’unico intervento pervenuto è quello del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che ha detto che questa roba dell’attacco al venezuela è una grande oportunità per l’Italia per diventare un hub internazionale del gas e per accelerare sull’esplorazione di idrocarburi. Così, buttata lì un po’ a caso senza nessi evidenti, evidentemente gli è sembrata la cosa più intelligente da dire in questa circostanza.
Comunque, per concludere su considerazioni più generali, è indubbio che il diritto internazionale si stia sgretolando sotto i nostri occhi. Il suo utilizzo, per quanto ipocrita, era un argine all’uso incondizionato della forza. Come sempre però i periodi di crollo e passaggio sono anche delle opportunità dove il nuovo e l’inaspettato può emergere. Perché ciclicamente l’ordine collassa nel caos e dal caos emerge un nuovo ordine. So che può suonare prematuro, ma se iniziamo a immaginare, raccontare, costruire un nuovo ordine, aumentiamo le possibilità che questo poi accada davvero.
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