In Thailandia non si respira, eppure vincono i conservatori – 10/2/2026
In Thailandia si soffoca per lo smog mentre, alle elezioni, vincono i conservatori; in Giappone trionfa la premier Takaichi e in Portogallo Seguro batte Ventura e argina l’estrema destra.
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Fonti
#Thailandia
il manifesto – In Thailandia non è aria
Vatican News – Thailandia, elezioni segnate dall’urgenza della pace
#Giappone
Il Post – Sanae Takaichi ha stravinto le elezioni in Giappone
AP News – Takaichi looks to translate election gains into a new …
#Portogallo
Il Fatto Quotidiano – Portogallo, il socialista Seguro è il nuovo presidente della Repubblica. Ma l’estrema destra di Ventura supera il 30 per cento
#Democrazia
Italia che Cambia – Democrazia in crisi: quali sono le alternative, ammesso che esistano?
Feltrinelli Editore – Contro le elezioni
Trascrizione episodio
“Immerso nel verde della giungla thailandese c’è un ristorante italiano. La proprietaria, Jin, che non è mai stata in Italia, cucina e serve i clienti nel giardino di casa sua, arredato come un pergolato amalfitano nel cuore del Parco Nazionale di Chiang Dao. Il ristorante attrae un discreto numero di viaggiatori. Ma tra gennaio e marzo, Jin preferisce chiudere e viaggiare, o spostarsi dai genitori al Sud. Non è per la mancanza di clienti. È per la mancanza di aria da respirare”.
A scrivere è Micol Weisz sul manifesto, da Bangkok.
“Nei primi mesi dell’anno l’aria di Chiang Dao diventa irrespirabile. Jin scappa dalla stagione dei roghi dei residui agricoli. In inverno, qui e nel resto del Paese scelto per le vacanze da oltre 200mila italiani ogni anno, le polveri sottili avvolgono montagne, risaie e città, costringendo la popolazione a riorganizzarsi in base ai livelli di inquinamento, quasi sempre ben oltre i limiti di sicurezza.
UN CENTINAIO DI CHILOMETRI a sud c’è Chiang Mai, la seconda città della Thailandia, quella con più templi e, insieme a Bangkok, la più inquinata. Qui, racconta il dottor Chalerm Liwsrisakun, pneumologo e capo del dipartimento di medicina interna dell’Università di Chiang Mai, «sono stati realizzati i primi rifugi dell’aria pubblici, per proteggere dall’inquinamento bambini e adulti a rischio.
Ma i bambini, lasciati nei clean air shelter durante l’orario di lavoro dei genitori, nel pomeriggio tornano a respirare lo smog della città. Mentre gli adulti più fragili spesso non hanno neanche i mezzi per raggiungere i rifugi». Anche per ristrutturare i dormitori dell’università si è dovuto tenere conto dell’inquinamento: reti anti-smog alle finestre, purificatori controllati da remoto e dispositivi di monitoraggio dell’aria per interni sono solo alcuni degli accorgimenti presi in fase di progettazione”.
L’articolo poi prosegue raccontando altri dettagli inquietanti, compreso il fatto che il governo tailandese sia arrivato a usare i suoi aerei speciali per inseminare artificialmente le nuvole (il cosiddetto cloud seeding – che giusto per dovere di cronaca non ha niente a che vedere con il cambiamento climatico ma serve a modificare il meteo, quindi a far piovere a comando) pur di ripulire l’aria.
E anche spiegando che gran parte dell’inquinamento è legato al crop burning, la combustione dei residui agricoli dopo il raccolto da parte degli agricoltori del Nord, che sono stretti col cappio alla gola da un sistema agricolo chiamato contract farming e che abbattono così i costi di produzione.
La giornalista racconta anche che il rischio di ammalarsi è così alto che le agenzie assicurative thailandesi hanno iniziato a negare polizze sanitarie agli abitanti delle aree più inquinate. E poi parla del Thailand Clean Air Network (CAN), un’organizzazione nata dal basso che è riuscita a far approvare una legge sull’aria pulita alla Camera dei rappresentanti.
Il Clean Air Act, così si chiama la legge che introduce standard nazionali più stringenti sulla qualità dell’aria, sistemi di monitoraggio indipendenti e l’obbligo per le aziende responsabili dell’inquinamento di farsi carico dei costi sanitari e ambientali adesso è fermo al Senato, che è la camera più opaca del parlamento tailandese, eletta in maniera indiretta secondo logiche molto poco pluraliste.
Insomma, qualcosa si muove, ma non troppo. E in questo contesto sorprende che il tema non sia stato un tema centrale nel dibattito elettorale. In Thailandia si è votato domenica e gli elettori hanno premiato il partito monarchico-conservatore, legato ai militari e all’establishment economico, che già governava il Paese e che aveva come principale sfidante il People’s party, più riformista e di rottura.
I temi su cui si è dibattuto in campagna elettorale sono stati la stabilità politica, dopo anni di turbolenza, l’economia e la crescita economica scarsa, il costo della vita alto, i debiti delle famiglie. E poi tanto anche – su questo molto soprattutto i conservatori di Bhumjaithai e il loro leader Anutin – la questione internazionale, le tensioni al confine con la Cambogia, l’idea che ci sia bisogno di patrioti per difendere la nazione.
Mentre il People’s party, il partito più riformista, ha provato a spingere sulla voglia di cambiamento, di riforma, di rottura ma senza successo, anche con politiche ambientali un po’ più ambiziose, anche se poco discusse.
Il risultato ha premiato in maniera piuttosto ampia (anche se non sufficiente da formare un governo da soli) i conservatori. E mi risulta difficile non leggere questa cosa come l’ennesimo esempio del fallimento dei sistemi basati sulle elezioni.
Sarà più importante per una persona respirare aria pulita o difendersi da un nemico esterno, che non ha mai dato segnali di rappresentare una minaccia reale ed esistenziale per i tailandesi? Eppure, sappiamo che la paura del nemico esterno è una leva potentissima, per come sono fatte le nostre menti.
E sappiamo anche che quando aumentano i pericoli percepiti, aumentano le scelte conservatrici da parte delle persone. C’è persino un esperimento sociale che mostra come in una stanza in cui c’è un cattivo odore – che in natura è segnale di pericolo – tendono a prevalere nelle persone le pulsioni diciamo associate ai valori conservatori, tipo la protezione, la sicurezza, la chiusura. In una stanza con un buon odore invece tendono a vincere le pulsioni associate a valori progressisti, come accoglienza, apertura, empatia.
Così quando il contesto esterno sembra più spaventoso, è naturale che ci rifugiamo verso chi ci promette rifugio e protezione. Ed è naturale che i conservatori soffino sul fuoco della paura per vincere le elezioni.
Anche i progressisti ovviamente fanno lo stesso, rincorrono il voto cercando altri cavalli di battaglia. Fra l’altro essendo spesso vittima di un bias che li porta a sottostimare la popolarità delle questioni ambientali e quindi a sottorappresentare questi temi sia nelle campagne elettorali che nelle azioni politiche.
Risultato: è molto difficile che in questo sistema si riescano a prendere decisioni giuste per risolvere le sfide ambientali – e non solo – che abbiamo davanti. Insomma, come dico spesso, il cambiamento sistemico passa credo inevitabilmente verso un cambiamento dei sistemi di governance, e verso un’abolizione delle elezioni.
Solo una piccola postilla: nelle elezioni tailandesi si votava anche per un referendum per cambiare la costituzione, scritta dai militari nel 2017. E lì – nonostante non ci fosse nemmeno un’alternativa o una bozza di alternativa, né si specificasse con quale processo verrà scritta una nuova costituzione, il sì ha avito oltre il 60% delle preferenze. Questo per dire che non è che le persone non cerchino il cambiamento. È che in una roba fortemente emotiva e irrazionale come il voto, alla fine la paura spesso vince sulla razionalità.
Si è votato anche in Giappone e Portogallo. In Giappone le elezioni anticipate sono finite con una vittoria nettissima della premier anche qui conservatrice Sanae Takaichi, cpn il suo Partito Liberal Democratico che ha preso 316 seggi su 465.
I “segreti” del successo in questo caso secondo molta della stampa di settore sarebbero da ricercarsi soprattutto nella figura della premier, Sanae Takaichi, che da quando è entrata in carica qualche mese fa in seguito alla crisi di governo, prima di essere incoronata da queste elezioni, è diventata una specie di influencer, popolarissima, prima donna premier, con un’immagine di leader “energica e decisionista” e una comunicazione social decisamente efficace. Come tematiche hanno pesato anche qui l’economia, con soprattutto il costo della vita e la promessa di sospendere la tassa sui generi alimentari, e la sicurezza nazionale e la linea più dura verso la Cina.
Al netto dell’immagine rassicurante, diversi analisti sono preoccupati. AP parla di timori per una “svolta autoritaria”, per via di un pacchetto di proposte già in cantiere che concentra più potere nello Stato e restringe spazi di diritti, e che ora con una supermaggioranza diventa più facile far passare. Parliamo di: leggi anti-spionaggio e creazione/rafforzamento di apparati di intelligence, stretta sull’immigrazione e sulle regole per gli stranieri e revisione della postura pacifista anche con fine del divieto di export di armi.
Vi dico qualche info in più anche sul Portogallo, che ieri abbiamo trattato in maniera un po’ sbrigativa. Anche perché il Portogallo ci manda un segnale opposto e ci redarguisce dalle equazioni facili. la paura non vince sempre.
In Portogallo, infatti, al ballottaggio per eleggere il nuovo presidente ha vinto il candidato socialista moderato di centrosinistra António José Seguro, con circa 66–67%, battendo il leader dell’estrema destra André Ventura (Chega), fermo attorno al 33%. Seguro ha fatto una campagna molto “da argine”: parlando di difesa delle istituzioni, usando toni concilianti, ricordando spesso l’idea della stabilità democratica. E come spesso avviene quando al ballottaggio ci finiscono alternative percepite come estremiste, ha beneficiato di un vero e proprio fronte anti-Chega (anche con appoggi trasversali) per evitare che il suo avversario sfondasse. Ventura, invece, ha spinto sui suoi classici: anti-immigrazione, anti-establishment, retorica “noi contro loro” e promessa di rottura. In Portogallo però non ha funzionato.
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