16 Nov 2021

La Groenlandia dice stop a uranio e terre rare – #409

Con una nuova legge la Groenlandia rinuncia all’estrazione di uranio e terre rare, dopo aver bloccato quelle di petrolio e gas. Intanto il Brasile, che afferma di voler raggiungere il disboscamento zero entro il 2030, si avvia verso un anno nero per la foresta Amazzonica. In Italia entrano in vigore nuove normative Covid, fra cui il divieto di manifestare nei centri delle città, mentre in Austria scatta il primo lockdown per i soli non vaccinati. E in Bulgaria, alla terza elezione in un anno, va al governo un partito nuovo nuovo eletto con una maggioranza non proprio bulgara.

Groenlandia, stop a uranio e terre rare

In Groenlandia chiude la miniera di Kvanefjeld, il sesto giacimento di uranio al mondo, nonché il sito più ricco di terre rare di tutto il globo. Il parlamento della Groenlandia, su proposta del governo guidato dal partito Inuit Ataqatigiit,  ha approvato una legge che blocca ogni nuovo sviluppo del sito. 

L’isola, che è sotto il controllo parziale della Danimarca ma che ha molta autonomia su vari temi, fra cui l’impiego delle risorse, nei giorni scorsi aveva aderito anche all’iniziativa BOGA, Beyond Oil and Gas Alliance, ovvero alleanza oltre il petrolio e il gas, firmata da alcuni paesi a Glasgow durante la COP26. E già in precedenza l’esecutivo aveva adottato un bando totale di nuove esplorazioni ed estrazioni di combustibili fossili, che sono tantissime. Secondo le stime dello US Geological Survey, la Groenlandia potrebbe contare almeno su 17,5 miliardi di barili di petrolio e 148 trilioni di piedi cubi di gas naturale.

Quest’ultima decisione è stata accolta con molto entusiasmo dai vari movimenti ambientalisti mondiali. La prima invece, quella su uranio e terre rare, ci mette di fronte ad alcuni interrogativi. Perché uranio e terre rare sono al centro dei piani di transizione energetica di molti governi, e se per quanto riguarda l’uranio, per quanto ci siano visioni diverse, possiamo dire abbastanza tranquillamente che un mondo senza nucleare sarebbe un mondo più sicuro e pacifico, per le terre rare il discorso è un po’ diverso.

Perché le terre rare, in particolare neodimio, sono fondamentali per la transizione energetica globale e trovano impiego, oltre che in un sacco nelle tecnologie digitali, anche nelle auto elettriche e nelle turbine eoliche. 

Il bando imposto dalla legge groenlandese però, spiega Rinnovabili.it, non è dovuta alla volontà di boicottare la transizione ecologica, ma al fatto che queste si trovano in una miniera, quella di Kjanefijeld, che è altamente radioattiva per la presenza di uranio e quindi l’attività è stata giudicata troppo pericolosa. La nuova legge infatti prevede che non sia possibile sfruttare giacimenti con una densità di uranio maggiore di 100 parti per milione, una soglia bassissima che taglia fuori praticamente tutti i giacimenti. C’è invece il bando totale per lo sfruttamento di altri minerali radioattivi, come il torio.

Accedere alle risorse di Kvanefjeld – sito posseduto da una società cinese – avrebbe dato alla Groenlandia abbastanza risorse economiche per staccarsi del tutto dalla Danimarca e diventare indipendente. Tanto più che proprio il cambiamento climatico sta rendendo più semplice ed economico sfruttare i giacimenti minerari dell’isola, complice il ritiro dei ghiacci. L’isola avrebbe facilmente rimpiazzato i trasferimenti di fondi che ogni anno arrivano da Copenhagen. Insomma con queste due mosse, quella sui combustibili fossili e questa su terre rare e uranio, la Groenlandia ha rinunciato a un sacco di soldi, ma ha investito sulla salute dei suoi cittadini e sulla tutela degli ecosistemi. Perciò, complessivamente credo che sia una buona notizia.

Amazzonia, disboscamento record

Mentre i delegati del Brasile alla COP26 di Glasgow promettevano lotta dura contro la deforestazione e aderivano al patto per la deforestazione zero entro il 2030, in patria, l’agenzia statale brasiliana Inpe mostrava dei dati di tutt’altra risma. Rinnovabili.it riporta uno studio dell’Inpe che mostra come il disboscamento dell’Amazzonia sia tornato ai suoi massimi e a ottobre abbia fatto registrare un nuovo record con un +5% rispetto allo stesso mese del 2020.

Nel mese di ottobre 2021, secondo l’Agenzia nazionale per la ricerca spaziale che monitora il disboscamento dell’Amazzonia via satellite, sono scomparsi 877 km2 di foresta, una superficie grande come Berlino, 8 volte più estesa di Napoli. 

Un segnale preoccupante, se si considera che il governo Bolsonaro aveva già promesso di combattere il disboscamento illegale, e per farlo aveva persino schierato l’esercito. Peccato che poi i militari abbiano pensato più a intimidire gli attivisti che a tenere d’occhio le motoseghe non autorizzate. Recentemente Bolsonaro ha addirittura alzato l’asticella dicendo che il Brasile avrebbe raggiunto la deforestazione zero persino prima del 2030, nel 2028. Ma che valore hanno le sue parole?

Covid, nuove regole

Torniamo a parlare delle normative legate alla pandemia da Covid19, perché ci sono varie novità. La più recente è quella sui trasporti, che introduce alcune novità fra cui il controllo del Green Pass prima di salire a bordo per quanto riguarda treni a lunga percorrenza e mezzi pubblici per cui è obbligatorio il lasciapassare vaccinale, la possibilità di fermare i treni da parte delle autorità sanitarie in presenza di passeggeri con sintomi. Oppure, per i taxi, il consiglio che i sedili posteriori non vengano occupati da più di due passeggeri se non sono componenti dello stesso nucleo familiare e che non venga occupato quello disponibile vicino al conducente. A discrezione però del tassista.

Tuttavia ce ne sono altre che stanno facendo discutere molto di più. Tipo l’ordinanza della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che mercoledì scorso ha inviato a tutti i prefetti raccomandandosi di individuare delle aree specifiche della città, lontane dal centro storico, dove far svolgere le manifestazioni e di assicurarsi che siano stanziali. Che è una roba abbastanza scivolosa. Ora è vero che la circolare della Lamorgese non ha particolare valore dal punto di vista legale, nel senso che i prefetti da sempre hanno la facoltà di concedere o meno certi spazi per manifestare. 

Ma invitarli a non concedere la possibilità di svolgere manifestazioni in centro… perché? Ovviamente la direttiva è indirizzata soprattutto alle manifestazioni contro il green-pass che stanno tenendo piede da diverse settimane in molte città italiane. E, aldilà di come la si pensi sul green pass, puzzano un po’ di censura. Sì, vengono addotte motivazioni legate alle richieste dei commercianti che si lamentano danni economici, o al fatto che in centro ci sono più persone ma… insomma creare disturbo è l’obiettivo stesso delle manifestazioni e il fatto di relegare i manifestanti in posti dove nessuno li vede, lontani dai luoghi di potere non credo risolverà molto la situazione.

Personalmente non sono un grande fa delle manifestazioni in generale, penso che la maggior parte delle volte, a meno che non siano incentrate su un obiettivo molto specifico, siano uno sfogatoio molto utile al sistema. E preferisco che il dissenso sia preso in considerazione e incluso nelle decisioni, ma fintanto non cambiamo radicalmente il nostro modo collettivo di decidere, e continuiamo a decidere a colpi di maggioranza, se vogliamo continuare a chiamarci democrazia dobbiamo consentire al dissenso di esprimersi. 

L’altra misura che sta facendo discutere è quella del lockdown per i non vaccinati in Austria, che è iniziato in Austria due giorni fa e che durerà almeno dieci giorni. La misura è stata adottata per far fronte alla nuova ondata di contagi e che ha scatenato a Vienna e in altre città proteste e sit-in. Tutte le persone di età superiore ai 12 anni non potranno uscire di casa per motivi di svago. Potranno farlo solo per andare al lavoro, per fare la spesa, per un’urgenza medica o appunto per ricevere il vaccino.

La misura è stata presa per far fronte a una nuova ondata di contagi, con gli ospedali che sono in affanno e le nuove infezioni che continuano a salire, per evitare che i reparti di terapia intensiva raggiungano una soglia critica.

Sorpresa nelle elezioni in Bulgaria

Domenica ci sono state anche le elezioni in Bulgaria. Dopo la vittoria a sorpresa nell’ultima tornata di un comico e presentatore TV, questa volta ha vinto, sempre a sorpresa, il nuovissimo “Noi continuiamo il cambiamento”, un partito anti corruzione fondato da due economisti, che fino a pochi mesi fa non esisteva. Ormai le elezioni bulgare sono una certezza, non ci si annoia.

Sebbene il partito vincitore non abbia proprio vinto con una maggioranza bulgara, perché ha ricevuto poco più del 25 per cento delle preferenze, potrebbe essere in grado di formare un nuovo governo, probabilmente assieme a una coalizione di sinistra. Cosa non scontata visto che sono le terze elezioni nel giro dell’ultimo anno, ma dalle precedenti non era uscita alcuna maggioranza. Ad ogni modo come spesso ci capita di commentare di questi tempi, il vincitore è il partito degli astenuti. Ha votato solo il 39% degli aventi diritto, ennesimo segnale di una crisi della politica tradizionale a livello globale. 

Articoli e fonti:

#Groenlandia #uranio
Rinnovabili.it – Dopo il petrolio, la Groenlandia rinuncia per sempre anche a terre rare e uranio

#Brasile #deforestazione
Rinnovabili.it – Nuovo record di disboscamento dell’Amazzonia: +5%

#Covid
il Post – Sono state introdotte nuove regole per i trasporti, per contenere i contagi da coronavirus
Euronews – Austria, in piazza contro il lockdown per i non vaccinati. Multe per i trasgressori

#COP26
GreenReport – Cop26: lo scomodo patto di Glasgow salvato dai piccoli Stati insulari in via di sviluppo
The Guardian – China urges developed countries to take the lead in cutting out coal
Internazionale – Il risultato più importante della conferenza di Glasgow

#Bulgaria #elezioni
il Post – Il sorprendente risultato delle elezioni in Bulgaria

#migranti
Internazionale – L’Europa resiste al ricatto di Lukašenko

#finanza
Valori – Wall Street vola verso nuovi, preoccupanti record

#asteroidi
euronews – Prove di difesa planetaria: la Nasa si prepara al tiro all’asteroide

#tempeste solari
GreenMe – Sta davvero arrivando una serie di tempeste solari cannibali? I rischi reali e la data

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