13 Dic 2022

Qatargate, l’Europa trema – #636

Sui giornali spopola il Qatargate, lo scandalo corruzione che sta investendo i vertici dell’Unione europea, in cui sono coinvolti diversi italiani. Intanto secondo il Financial Times e il Washington Post, ripresi dai giornali di mezzo mondo, oggi il dipartimento per l’energia Usa farà un importante annuncio che riguarda la fusione nucleare. Parliamo anche dell’esodo da Cuba di migliaia di persone e della complicatissima situazione in Perù.

IL QATARGATE FA TREMARE L’EUROPARLAMENTO

Ne avrete sentito parlare certamente negli ultimi due giorni, e allora è il caso che ne parliamo anche qui. C’è una notizia che sta girando molto sui giornali nota come Qatargate, ed è uno scandalo corruzione che riguarda alcune personalità di rilievo all’interno delle istituzioni europee, che sarebbero state corrotte per parlare bene o perlomeno non gettare fango sui mondiali in Qatar. 

Il suffisso -gate nel giornalismo ha ormai assunto il valore di “scandalo”, anche se non ha a che fare con il significato della parola gate che in inglese significa porta, ma arriva dello scandalo Watergate, quello che condusse alle dimissioni del presidente Richard Nixon, scandalo che nacque quando alcuni partecipanti del complotto vennero arrestati per essersi introdotti negli uffici del Partito Democratico ospitati all’hotel Watergate. 

Comunque tornando al Qatar, in Italia se ne sta parlando molto perché ci sono vari personaggi italiani coinvolti. La premessa di tutto ciò è che da anni il Qatar (ma come vedremo anche il Marocco) sta cercando di rifarsi l’immagine a livello internazionale, di trasformarsi in uno stato moderno e dalle fiorenti relazioni internazionali. Anche l’idea di organizzare i mondiali viene un po’ da lì. Però ha un problema, in questa operazione: la sua immagine rischia di essere sporcata da alcuni dettagli non proprio indifferenti. 

Scrive il Post: “Il Qatar ha da anni un grosso problema di immagine soprattutto in Occidente, per via delle sistematiche violazioni dei diritti umani che compie soprattutto sui lavoratori migranti che hanno costruito grattacieli e stadi per i Mondiali, ma anche per le molte accuse di corruzione e gli accordi controversi con altri stati con l’obiettivo di guadagnare influenza a livello internazionale. Perciò la procura federale belga sospetta che il Qatar abbia coinvolto diverse persone del Parlamento Europeo che avevano una credibilità sui diritti dei lavoratori – ex sindacalisti, o comunque appartenenti al centrosinistra – per migliorare la propria immagine nelle istituzioni europee e di riflesso in Occidente”.

Vediamo meglio cosa è successo nelle parole di Federica Bianchi su l’Espresso. “La parola Qatar è diventata tossica a Bruxelles. Tutto ciò che la riguarda è ormai visto con paura. Perché è proprio intorno al Qatar e a questi campionati mondiali che da venerdì sera si sta svolgendo la matassa del più grande scandalo che abbia mai riguardato l’Europarlamento. Il quotidiano belga “Le Soir” l’aveva definito sabato “uno scandalo italiano” visto che il perno di questa storia di corruzione parlamentare è l’ex europarlamentare del PD Pier Antonio Panzeri, che a Bruxelles continuava a vivere e lavorare, aiutato nei suoi affari dalla famiglia. Ma giorno dopo giorno la realtà si dimostra molto più complessa, coinvolge anche cittadini belgi, e non escluderà ulteriori colpi di scena”.

“I risultato di mesi di lavoro e intercettazioni da parte della polizia belga hanno portato alla scoperta di un’organizzazione criminale volta a influenzare il voto del parlamento europeo a vantaggio degli stati committenti – il Qatar, appunto, e il Marocco – in cambio di ingenti somme di denaro e regali.

Il cervello dell’operazione è Panzeri, europarlamentare dal 2004 al 2019, attivista per i diritti umani, e oggi leader di “Fight impunity”, una ong che sembra sempre  più una copertura per attività a scopi personali. «Sì facevo parte dell’advisory board», dice al telefono Emma Bonino, «ma non sono mai stata consultata. Il board non è mai stato convocato». Solo bei nomi su un sito web. E la conferma viene anche dall’ex Alta Rappresentante Federica Mogherini e dall’ex commissario greco Dimiotris Avramolopoulos, che si sono entrambi immediatamente dimessi dal board.

Ad ogni modo, come spiega l’articolo, sembrano essere molte altre le persone coinvolte, che arrivano ai vertici dell’Europarlamento. Ad esempio, come assistente parlamentare di Panzeri ha a lungo lavorato Francesco Giorgio, compagno della vice presidente del parlamento europeo (ce ne sono 14) Eva Kaili, ex giornalista televisiva. Il padre di Kaili è stato fermato con un trolley con dentro 600mila euro in banconote da 50, entrambi sono stati arrestati, dato che l’impunità parlamentare non è valida in flagranza di reato. A casa della coppia sono poi stati trovati altri 150mila euro oltre a oggetti di valore offerti dal Qatar. 

Kaili è stata immediatamente dimessa dalla sua carica dalla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, che apparentemente sapeva dell’inchiesta da tempo, ed è stata sospesa sia dal partito socialista greco sia dal gruppo socialista europeo.

Sabato mattina lo scandalo si è ulteriormente allargato: ad essere coinvolti sono anche l’eurodeputato belga di origine italiana Marc Tarabella, che si proclama innocente, ma il cui ufficio è stato ispezionato e messo sotto sequestro durante la partita Francia-Inghilterra, dopo che la polizia belga ha fatto tornare di corsa da Malta la presidente Metsola per poter eseguire la perquisizione (la sua presenza era necessaria in assenza di flagranza di reato).

E ancora altri europarlamentari, che escono via via. L’Espresso prova a seguire come pista le posizioni dei parlamentari nelle votazioni ad esempio sulla questione del rispetto dei diritti in Qatar. Sono diversi i deputati che partiti da posizioni molto dure si sono via via ammorbiditi, sostenendo che la monarchia qatarina stava facendo grandi progressi e aveva bisogno di incoraggiamenti e non di accuse. Cambiamenti sospetti, anche se è vero che non possiamo fare affidamento solo su questo aspetto, e in assenza di prove vale la presunzione di innocenza. 

Oltre ai parlamentari europei sono indagati, e apparentemente coinvolti in varie forme, molti assistenti parlamentari e anche figure al di fuori del parlamento, nel mondo delle Ong. Oltre a Panzeri e alla sua ong Fight impunity, ci sarebbe, tra gli arrestati, Niccolò Figa-Talamanca, segretario della ong “No peace Without Justice”, romano, esperto di politica nordafricana e mediorientale, che ha lo stesso indirizzo della ong di Panzeri Fight impunity e sarebbe stato avvicinato dalle autorità del Qatar per promuoverne l’immagine dei progressi nel campo della tutela dei diritti umani. 

Insomma, è una storia abbastanza oscura, di cui però per adesso conosciamo solo alcuni dettagli. Fra l’altro, per quanto alcuni fatti siano abbastanza espliciti (tipo la valigetta con i soldi trovata nelle mani del padre di Kaili) ricordiamoci che vige la presunzione di innocenza.

C’È DAVVERO UNA SVOLTA NELLA FUSIONE NUCLEARE?

Domenica sera è arrivata una indiscrezione abbastanza grossa su un tema centrale, la fusione nucleare. In pratica il Financial Times e il Washington Post sostengono che domani, martedì 13 dicembre, il Dipartimento dell’Energia statunitense farà un grosso annuncio legato alla fusione nucleare che per la prima volta parrebbe aver dato un bilancio energetico positivo.

Scrive Luca Fraioli su Repubblica: “Difficile però, nonostante gli sforzi dei reporter, andare oltre due punti fermi: per la prima volta nella storia di questi esperimenti una reazione di fusione avrebbe prodotto più energia di quella usata per innescarla. Il secondo elemento certo è che la scoperta è avvenuta presso la National Ignition Facility ospitata nei Lawrence Livermore National Laboratory, in California.

Alcuni ricercatori interpellati dal Washington Post hanno confermato le anticipazioni ma dietro anonimato. La consegna del silenzio è infatti rigorosa, in attesa che domani la Segretaria all’Energia Jennifer Granholm sveli al mondo “una grande svolta scientifica”.

Ma che cos’è la fusione nucleare e come mai è ritenuta così importante’ È davvero una buona cosa? La fusione nucleare è un meccanismo che riproduce il funzionamento delle stelle in cui gli atomi vengono compressi assieme, fino a fondersi, per via della enorme pressione. 

Molti la confondono con la fissione nucleare, che è la tecnologia usata attualmente nelle centrali nucleari, o negli ordigni nucleari, ma si tratta di due metodi praticamente opposti. nella fissione noi bombardiamo degli atomi pesanti, tipo quelli di uranio, per spaccarne il nucleo e creare atomi più leggeri. Nella fusione, come dicevamo, avviene l’esatto contrario, si parte da due atomi di idrogeno e se ne ottiene uno di elio. La cosa interessante è che si tratta di un sistema molto più sicuro perché genera quantità minori di radiazioni e scorie più facili da gestire. Inoltre, i “combustibili” (deuterio e trizio, due isotopi dell’idrogeno) sono relativamente più facili da ottenere rispetto all’uranio.

Il problema principale fin qui è che è un processo estremamente instabile, che è molto difficile stabilizzare, e per farlo si impiega un sacco di energia. Questo perché a differenza del nucleo delle stelle, dove la fusione avviene per via dell’enorme pressione esercitata dalla gravità della massa circostante, nella fusione generata dall’uomo la pressione deve essere applicata in maniera artificiale, ad esempio, in alcune tecnologie, attraverso un campo magnetico potentissimo, che però ha bisogno di temperature vicino allo zero assoluto per funzionare, mentre lì accanto il processo di fusione degli atomi raggiunge temperature di milioni di gradi. Ciò ha fatto sì che finora gli esperimenti abbiano frustrato le aspettative degli studiosi, che erano sì riusciti a innescare la fusione, ma impiegando, per ottenerla, molta più energia di quanto poi ne rilasciasse la reazione stessa.

Ora, le indiscrezioni dicono che pare sia stata superata quella soglia: a fronte dei 2,1 megajoule di energia laser i neutroni prodotti avrebbero generato tra i 2,4 e i 3 megajoule di energia. Un successo fondamentale, ma non risolutivo. Perché, spiega ancora Fraioli “l’energia totale fornita alla macchina è molta di più rispetto ai 2,1 megajoule che poi i laser riescono a concentrare sul bersaglio. Solo quando il bilancio energetico complessivo sarà positivo, questo tipo di fusione potrà essere trasformata da esperimento di laboratorio a dispositivo per la produzione di energia elettrica”.

Oggi comunque ne sapremo molto di più, e credo che domani ne riparleremo ancora, e più approfonditamente. Se le attese fossero rispettate, potrebbe essere una novità interessante. Niente che sia pronto per essere usato domani eh, o che possa realisticamente toglierci dall’impaccio della transizione energetica verso le rinnovabili adesso, ma un potenziale gamechanger di qui a vent’anni, magari. 

È IN CORSO UN ESODO DA CUBA

Spostiamoci a Cuba, dove una terribile crisi economica sta generando il peggior esodo dall’isola dai tempi della rivoluzione. L’inviato all’Avana del manifesto Roberto Livi descrive così la situazione dell’isola: “l’esodo è dovuto alla drammatica crisi economica che attraversa Cuba a causa di fattori che vanno dallo strangolamento economico-finanziario-commerciale attuato da Donald Trump nei quattro anni della sua presidenza degli Usa, agli effetti della pandemia di Covid-19 aggravati in seguito dalla guerra in Ucraina.

Ma anche ad una serie di errori di politica economica del governo cubano, che in pratica ha messo in piedi una struttura deformata degli investimenti pubblici»: tra gennaio e settembre di quest’anno nel settore della costruzione di hotel e infrastrutture turistiche sono stati investiti 15.832 milioni di pesos (il 33,5% del budget) mentre nel settore dell’agricoltura, allevamento e silvicultura sono stati investiti 1.218 milioni di pesos, ossia il 2,6% del budget. Uguale percentuale è stata investita nel settore salute e assistenza pubblica, mentre l’educazione ha superato di poco l’1% degli investimenti.

Le conseguenze sono appunto le grandi difficoltà quotidiane per  i cittadini nel procurarsi i beni di prima necessità – medicine comprese – e a affrontare un’inflazione che sembra indomabile, mentre si susseguono i black out «programmati» per far fronte al deficit di produzione di energia elettrica.

È in questa drammatica situazione che si inquadrano le manifestazioni di protesta contro los apagones, il malcontento generalizzato per i prezzi che si mangiano il salario e, forse il fattore più preoccupante, la proporzione che ha raggiunto il flusso migratorio all’estero, nell’ultimo anno calcolato in 225.000 persone.

L’IPOTESI di uscire dal paese per trovare una soluzione alla propria vita è espressa da molti giovani, soprattutto nella capitale, dove il tasso di astensione alle municipali, sommato a schede bianche e voti annullati, ha sfiorato il 50% degli aventi diritto. L’articolo si concentra molto sul tasso di astensione alto per gli standard cubani delle ultime elezioni amministrative, ma a me è parso molto interessante soprattutto il riferimento a questo vero e proprio esodo che si sta verificando sull’isola. Dove fra l’altro già lo scorso anno c’erano state le più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi trent’anni.

LA SITUAZIONE IN PERU’

Torniamo a parlare di Perù, perché ci sono un po’ di aggiornamenti. La nuova presidente del Perù, Dina Boluarte, ha annunciato in un discorso televisivo nazionale che invierà al Congresso una proposta per anticipare le elezioni generali di due anni (aprile 2024) sulla scia delle diffuse proteste.

La sua decisione arriva dopo che due giovani sono morti e quattro sono rimasti feriti durante le proteste di domenica che chiedevano le elezioni dopo la destituzione dell’ex presidente Pedro Castillo per il suo tentativo di sciogliere il Congresso.

Leggo dal Guardian: “Un 15enne e un 18enne sono morti “probabilmente a causa di ferite da arma da fuoco” durante gli scontri con la polizia di domenica nella città di Andahuaylas, nella regione andina dell’Apurimac, ha dichiarato il capo dell’ufficio del difensore civico del Perù, Eliana Revollar, alla radio locale RPP.

Migliaia di manifestanti sono scesi di nuovo in piazza domenica in tutto il Paese, tra cui centinaia a Lima, la capitale, dove la polizia antisommossa ha usato gas lacrimogeni per respingere i manifestanti.

Le proteste in Perù si sono accese soprattutto nelle aree rurali, roccaforte di Castillo, ex insegnante e nuovo arrivato in politica da un povero distretto montano andino. I manifestanti hanno dato fuoco a una stazione di polizia, hanno preso d’assalto un piccolo aeroporto utilizzato dalle forze armate e hanno marciato per le strade.

I manifestanti, molti dei quali sostenitori di Castillo, hanno chiesto per giorni che il Perù tenga le elezioni piuttosto che permettere a Boluarte di rimanere al potere fino alla scadenza ufficiale del mandato di Castillo nel 2026. Alcuni manifestanti hanno anche chiesto la chiusura del Congresso.

Ora, parliamone. Evidentemente il presidente Castillo ha un grosso seguito in Perù perché mezzo paese si è mobilitato in suo sostegno, nonostante di fatto avesse provato a fare un colpo di stato. Mi avete scritto anche in diversi, fra commenti YT e altro, che il colpo di stato avrebbe provato a farlo la leader dell’opposizione Keiko Fujimori attraverso la ripetuta richiesta d’impeachment, e che Castillo sarebbe vittima di una sorta di complotto. Onestamente non ho nessun elemento che possa suffragare una tesi del genere, anche se l’esperienza mi insegna che spesso la realtà è più complessa e sfumata di come appare inizialmente, quindi prometto di approfondire, per capire meglio questa situazione. 

FONTI E ARTICOLI

#Qatargate
il Post – Il caso Qatar-Parlamento Europeo, dall’inizio
l’Espresso – Qatargate, il più grande scandalo della storia dell’Europarlamento
il Post – Perché gli scandali si chiamano “-gate”

#nucleare
la Repubblica – Fusione nucleare, gli Stati Uniti verso la svolta: domani l’annuncio

#Cuba
il manifesto – Comunali a Cuba, un record di astensione apre nuovi scenari

#Perù
The Guardian – Peru president paves way for early elections after two killed in latest protests

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