19 Giu 2024

L’Università di Palermo prende posizione contro Israele, cambiamenti climatici e transizione energetica – INMR Sicilia #3

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Terzo appuntamento con Io non mi Rassegno Sicilia. Oggi con la nostra Selena Meli parleremo della scelta dell’Università di Palermo di sospendere tutti gli accordi in essere con gli Istituti universitari israeliani fino a che l’offensiva andrà avanti sulla Striscia di Gaza, paleremo ancora degli effetti del cambiamento climatico nella regione, dalla proliferazione del cosiddetto vermocane alla siccità e agli incendi e di transizione energetica in Sicilia, che pare giocherà un ruolo centrale nella circolazione dell’idrogeno verde in Europa, e nelle isole minori. In chiusura qualche articolo pubblicato nell’ultimo mese su Sicilia Che Cambia.

Continua la guerra in Medio Oriente tra centinaia di migliaia di morti nel territorio della Striscia di Gaza. Nessuna tregua, per qualche giorno in vista delle elezioni europee si è preferito parlare di altro, mentre «a Gaza sono stati commessi crimini contro l’umanità, di sterminio, persecuzione di genere contro uomini e ragazzi palestinesi, omicidio, trasferimento forzato, tortura e trattamenti inumani e crudeli». Descrive così la Commissione d’inchiesta creata dal Consiglio Onu Diritti Umani quanto sta accadendo dallo scorso 7 ottobre.

Tante le manifestazioni da parte degli studenti all’interno degli Atenei italiani, ma solo l’Università di Palermo ha annunciato una sospensione di tutti gli accordi in essere con gli Istituti universitari israeliani e che non ne verranno siglati di nuovi, fino a che l’offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza andrà avanti. La decisione dell’Ateneo porta anche all’interruzione del programma Erasmus+ con le Università Afeka di Tel Aviv e Hebrew University di Gerusalemme. Eventuali accordi futuri saranno sottoposti all’esame di tavoli di lavoro dove verificare la “dual use”, ovvero l’utilizzo civile e militare.

Accanto a queste iniziative – come si legge sul sito dell’Università – sono attualmente allo studio misure di supporto per il sistema educativo palestinese finalizzate a garantire il diritto allo studio attraverso l’istituzione di corridoi umanitari e borse di studio e l’organizzazione di momenti culturali di informazione e formazione, anche in collaborazione con reti nazionali ed internazionali, indirizzati non solo alla comunità universitaria ma all’intera città per decostruire la lettura stereotipata e ideologica di scontro fra civiltà e religioni che polarizza il dibattito pubblico attuale avvalendosi delle indicazioni, delle istanze e delle proposte che provengono dal corpo docente e dagli studenti.

Le iniziative che compongono il documento di indirizzo approvato dal Senato Accademico saranno presentate in un’assemblea pubblica che si terrà oggi 19 giugno. Dopo 26 giorni dall’inizio della protesta delle tende all’università di Palermo, montate nel campus in viale delle Scienze, gli studenti esultano: «Abbiamo vinto! Per noi si tratta solo di un punto di partenza – sottolineano – tanti dei punti che abbiamo portato in Senato non sono stati sufficientemente trattati, come gli accordi con Leonardo Spa. Lo stop agli accordi resta, però, un importante messaggio da parte del nostro ateneo. E ne siamo orgogliosi».

Non è dello stesso parere la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che la ritiene una scelta sbagliata, «soprattutto in un momento in cui si sta intensificando il processo politico-diplomatico di pace, di ricerca della pace». «Le università non si schierano, non entrano in guerra, sono costruttori di ponti, creatori di pace, sono delle grandi fabbriche di diplomazia scientifica».

Detto che non esiste alcuna guerra giusta, quest’ultimo punto sarebbe anche condivisibile – anche se, a memoria, nel caso del conflitto russo-ucraino fu esattamente l’opposto: le pochissime voci che ebbero da ridere sulla distanza che l’Italia, e non solo, prese rispetto alla cultura russa in genere e anche ai suoi tanti artisti impegnati nel nostro paese furono aspramente criticate – ci sfuggono invece i processi politico-diplomatici di pace e di ricerca della pace seri e realizzabili concretamente. Quale sarà l’intervento e la politica adottata dai nuovi organi dell’Ue?

Nelle ultime settimane vi sarà capitato di imbattervi in articoli o titoli allarmanti su una specie invasiva che sta popolando sempre di più il Mar Mediterraneo e in particolari anche i mari della Sicilia. Stiamo parlando del cosiddetto vermocane o verme di fuoco, Hermodice carunculata è il nome scientifico, una specie carnivora presente principalmente sui fondali rocciosi, dai colori sgargianti. Ha il corpo ricoperto di setole che contengono tossine urticanti che possono generare dolori, bruciori, edemi, pruriti e intorpidimento.

In realtà la sua presenza nel Mediterraneo non è una novità, le prime tracce risalgono intorno al 1800 nel Golfo di Catania, oggi, probabilmente a causa del riscaldamento delle acque, essendo un termofilo, la sua abbondanza è aumentata notevolmente tanto da diventare un problema per la pesca.

Francesco Tiralongo, biologo marino e ricercatore del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania, smentisce gli “allarmismi inutili”, piuttosto richiama all’attenzione l’impatto del riscaldamento climatico su questa e su altre specie marine, e la necessità di trovare soluzioni che richiedono attenzioni e misure preventive e adeguate per proteggere i pescatori. L’istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, in particolare ricercatrici e ricercatori che lavorano nelle sedi siciliane di Panarea e Milazzo (ME), hanno iniziato a occuparsi di vermocane già nel 2022 proprio su spinta della comunità locale dei pescatori di Milazzo che si è rivolta all’ente.

È stato così avviato il progetto Worms Out che coinvolge anche le Università di Modena e Reggio Emilia, di Catania e di Messina, l’ISPRA, l’Area Marina Protetta di Capo Milazzo e ScubaBiology e che punta a raccogliere dati ecologici e biologici sul vermocane e cercare le soluzioni migliori per gestire la presenza di questa specie e contenere la sua proliferazione.

Quindi rilassatevi, almeno rispetto la vermocane, e buon mare!

La Sicilia è tra le regioni sul podio per i danni dovuti alla siccità prolungata. Lo stato d’emergenza e le soluzioni adottate non sembrano al momento risollevare gli animi degli agricoltori e degli allevatori siciliani in grande difficoltà. E non solo loro. L’argine ormai asciutto del lago Rosamarina testimonia quanto il livello dell’acqua si stia abbassando mese dopo mese. Si tratta della diga più importante della Sicilia Occidentale, la terza della regione. È piena per meno di 1/5 della sua capienza.

Una situazione al limite per i responsabili dell’Amap, la municipalizzata che gestisce il servizio idrico nel palermitano. Da qualche giorno è stato imposto anche lo stop ai prelevamenti perché l’acqua che arriva al potabilizzatore è troppo torbida e sporca di fango. Un problema per Palermo e i comuni costieri del lato orientale della provincia. Al momento si sta tamponando con il prelevamento dell’acqua da altri due bacini, anche loro in sofferenza.

Il lago di Pergusa è ridotto ad una pozzanghera, le dighe sono sempre più a secco: rispetto all’anno scorso si registra un calo del 40%, rispetto ai mesi di aprile e maggio di quest’anno la riduzione è del 4%. Secondo i dati diffusi dal servizio agrometeorologico siciliano (Sias), nell’ultimo anno in Sicilia la media regionale delle precipitazioni è stata di 453 millimetri, un valore mai così basso dal 2002. Le zone dove ha piovuto di meno sono la Sicilia centro-orientale e la fascia meridionale, dove sono caduti meno di 300 millimetri di pioggia. A Catania, una delle aree agricole più importanti della regione, le precipitazioni sono calate di oltre il 60 per cento rispetto allo scorso anno.

Come si legge in un articolo del Post, senz’acqua i campi sono brulli e spogli, inadatti a far pascolare gli animali. Gli allevatori hanno dato fondo alle scorte di fieno accumulate nei fienili la scorsa estate. L’unico modo per dare loro da mangiare è comprare il fieno dalle altre regioni. A inizio giugno Schifani ha incontrato i rappresentanti delle associazioni di agricoltori e allevatori a cui è stato comunicato uno stanziamento di 10,5 milioni di euro per l’acquisto di foraggio e fieno. Verranno concessi dei voucher, cioè dei buoni per l’acquisto, assegnati in proporzione al numero degli animali allevati e alla situazione idrica dei territori in cui si trovano gli allevamenti.

I 10,5 milioni di euro non saranno comunque sufficienti per rispondere a tutte le richieste. Nei casi più estremi, quando i costi per alimentare gli animali non sono più sostenibili, alcuni allevatori siciliani hanno deciso di macellare mucche, capre e pecore prima del tempo, traendone così però un guadagno inferiore.

A Bivona, nel cuore dei Sicani, dopo diverse occupazioni all’ingresso della diga Castello un gruppo di agricoltori è riuscito a poter utilizzare una parte dell’acqua contenuta nella diga per usi potabili e agricoli. Si temono perdite per almeno 3 milioni di euro della produzione della pesca Igp di Bivona. Lo stesso accade a Ribera, famosa nel mondo per la produzione delle arance. I coltivatori dell’intero bacino sono particolarmente arrabbiati perché non potranno realizzare nemmeno due irrigazioni e perché sperano che la Regione Siciliana provveda al più presto all’acquisto delle tre elettropompe promesse da sistemare su letto del fiume Verdura fino a quando il flusso dell’acqua, che se ne va da sempre a mare inutilizzata, è ancora buono.

Il tema è molto spinoso e merita di essere approfondito ulteriormente, la nostra prossima inchiesta sarà infatti dedicata a questo argomento. Al di là della siccità pesa in modo gravoso l’assenza di una politica per nulla lungimirante, la mancanza di un piano e la noncuranza degli impianti dell’isola. Cercare di riparare i danni in piena emergenza è davvero complicato, è come cercare di riempire un secchio dal fondo bucato. Bisognava correre ai ripari prima. Quali saranno le soluzioni in un contesto climatico sempre più imprevedibile? Restate sintonizzati, lo scopriremo insieme nelle prossime settimane.  

Torno indietro ad una puntata di Io Non Mi Rassegno del 2022, quando il nostro Andrea Degl’Innocenti ci parlava di idrogeno verde e delle varie criticità di questo gas, nonostante la decisione di tanti governi di considerarlo determinante nel processo di transizione energetica. Rimando alla puntata per tutti i dettagli.

Tornando ai nostri giorni, la Sicilia giocherà un ruolo centrale nella circolazione dell’idrogeno verde in Europa considerata la vicinanza con l’Africa (da cui arriverà l’idrogeno), la leadership nella produzione di energia rinnovabile e la presenza di gasdotti che già oggi trasportano (non senza difficoltà) gas naturale. Il corridoio dell’idrogeno meridionale, il SoutH2Corridor, non esiste, ma la Sicilia ha già un ruolo strategico nel corridoio Meridionale dell’idrogeno e non potrà fare a meno di impegnarsi nel progetto europeo che ha scadenza tra sei anni, nel 2030. Dal Nord Africa alla Sicilia, e da qui su fino all’Austria e alla Germania. In tutto, un tubo lungo 3.330 chilometri che potrebbe garantire il 20% dell’idrogeno di cui l’Europa ha bisogno da qui al 2030. L’Unione europea l’ha inserito tra i progetti strategici di interesse comune su cui puntare nei prossimi anni per realizzare il Green deal nel settore energetico e accelerare la decarbonizzazione.

Ma è davvero così? Abbiamo chiesto un parere al nostro Andrea Degl’Innocenti.

Nel frattempo l’arcipelago delle Eolie punta a diventare green al 100% entro il 2030.  I Progetti e gli investimenti sono stati presentati alla settima edizione di “Green Salina Energy Days” dal 5 al 7 giugno. I sei obiettivi da raggiungere per il 2030 saranno ulteriori impianti fotovoltaici per 2,6 MW di potenza totale installata; il progetto di un impianto geotermico a Panarea per coprire il 35% del fabbisogno dell’isola, compresa l’alimentazione di un mini dissalatore; il progetto di efficientamento delle reti idriche di Salina; l’incentivazione della mobilità elettrica mediante sostituzione praticamente gratuita degli scooter a benzina di proprietà degli isolani con mezzi elettrici; l’acquisto di autocompattatori elettrici e altri mezzi ecologici per la raccolta di rifiuti e l’igiene urbana; la costituzione di Comunità energetiche rinnovabili e solidali nelle isole maggiori.

Il 23 maggio scorso abbiamo ricordato il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta uccisi dalla mafia a Capaci 32 anni fa. Non abbiamo voluto fermarci ad una semplice commemorazione e per questo vi abbiamo raccontato cosa sta accadendo a Capaci oggi a distanza di tutti questi anni. È il racconto di una Sicilia che resiste, spera, cambia quella di MuST23, il museo interattivo e uno spazio di fruizione culturale e permanente di “memoria viva” che, a partire dalla strage del 1992, racconta la rinascita di una Sicilia che parte dal basso. «Un progetto corale, di una comunità intera che ci ha seguito e supportato», sottolinea Dario Riccobono, di Addiopizzo Travel, ideatore del progetto insieme all’associazione Capaci NO MAFIA.  «Avevo tredici anni, ho visto con i miei occhi di quale violenza fosse capace la mafia. La mia generazione è cresciuta con questa rabbia e questa ferita, trasformandosi in qualche caso anche in senso di colpa per l’indifferenza e la complicità che ha permesso a persone comuni che svolgevano il proprio lavoro di dover sacrificare la propria vita. Da quel momento ha preso consapevolezza della necessità di mettersi in gioco, che non fosse più sufficiente essere delle persone oneste, ma servisse assumersi la propria responsabilità».

La stessa responsabilità che ognuno di noi, come individui o rappresentati delle istituzioni, dovrebbe assumersi nei confronti di ogni essere vivente, umano e non umano, come ci racconta Riccardo Zingaro, referente per la provincia di Ragusa dell’Oipa. Per affrontare il randagismo, infatti, serve lungimiranza, competenza, formazione e responsabilità. Non si può improvvisare, per evitare, come dice lo stesso Riccardo «quello che riscontro troppo spesso nelle istituzioni, ovvero che persino chi ha le varie deleghe che riguardano gli animali e la tutela non conosce affatto la tematica».

E per rimanere in tema di responsabilità vi segnaliamo il progetto di Futuri Cittadini Responsabili 2.0, un progetto di educazione ambientale e civile ideato da AssoCEA Messina APS, che grazie al partenariato con tanti soggetti pubblici e privati propone una formazione con il supporto di contributi scientifici e di esperti del settore e gli ultimi due articoli della nostra inchiesta sul polo petrolchimico di Siracusa.

Abbiamo deciso di concluderla con un’intervista speciale. Abbiamo raggiunto l’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che, nonostante il momento politico, ci ha dato speranza e visione ricordandoci le leggi esistenti e la direttiva UE sull’ecocidio approvata lo scorso febbraio, che dovrà essere recepita entro due anni e sicuramente avrà delle conseguenze positive. La dimostrazione che anche dove tutto sembra impossibile e irrecuperabile, esiste già una soluzione. Le leggi ci sono, la politica e la visione un po’ meno. Restiamo sempre fiduciosi, con le bonifiche e la lotta agli ecoreati, anche un territorio come quello del quadrilatero della morte può salvarsi. C’è speranza per tutti!

E a tal proposito vogliamo darvi un aggiornamento. Vi avevamo raccontato dell’unico depuratore dei reflui dell’area industriale gestito dall’Industria Acqua Siracusana (IAS) sequestrato nel 2022, dell’approvazione di un decreto legge che ha scongiurato la paralisi dell’attività dell’impianto ritenendo di fatto la zona industriale del siracusano, compreso l’impianto sequestrato, sito di interesse nazionale assolutamente strategico nel settore energia.

La Procura di Siracusa aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, finalmente è arrivato il parere della Corte Costituzionale che ha stabilito che le misure governative che impongono la prosecuzione di attività produttive di rilievo strategico per l’economia nazionale sono legittime solo per il tempo necessario per il risanamento ambientale. La Corte ha chiarito che, se si autorizza la prosecuzione dell’attività, è necessario garantire un rapido risanamento ambientale e non permettere la prosecuzione indefinita dell’attività. È stata ritenuta costituzionalmente illegittima la mancanza di un termine massimo di operatività delle misure, che deve essere entro 36 mesi.

#L’Università di Palermo sospende gli accordi con gli Istituti universitari israeliani
Università Palermo – Situazione israelo-palestinese, il Senato Accademico approva il documento di indirizzo
Domani – Dopo le proteste degli studenti, l’università di Palermo sospende gli accordi con Israele. Alla Sapienza smontano le tende
LiveSicilia – Palermo, il Senato accademico sospende l’Erasmus con Israele
Skytg24 – Guerra in Medioriente, Commissione Onu: “Israele a Gaza ha compiuto uno sterminio”

#Vermocane e temperatura dei mari
OGS – La presenza del vermocane nel Mar Mediterraneo: cosa sappiamo?
Focus Sicilia –  Vermocane, l’esperto smorza l’allarme. “Aculei temibili, ma non è una minaccia”
Il Post – C’è un po’ troppa preoccupazione per il vermocane

#L’emergenza siccità non si arresta
Il Post – In Sicilia è finito anche il fieno
Ripost – Bivona: Gruppo di agricoltori occupa l’ingresso della diga Castello, ma da Palermo arrivano notizie rassicuranti circa l’acqua per l’agricoltura
Ripost – Ribera/Bivona: Due milioni di metri cubi d’acqua della diga Castello per usi potabili ed agricoli
Risoluto – Protesta alla diga Castello, il sindaco di Bivona: “Subito acqua per l’irrigazione, salviamo le pesche”
TGR-Sicilia – Stop ai prelevamenti dalla diga Rosamarina, acqua troppo torbida
TGR-Sicilia – Il lago di Pergusa ridotto ad una pozzanghera

#Transizione energetica tra idrogeno verde e isole minori green
Italia che Cambia – L’idrogeno è un gas climalterante? – #502
Palermo Today – Via libera al maxi corridoio di idrogeno tra Sicilia e Germania: attraverserà anche il Palermitano
Gazzetta del Sud – L’arcipelago delle Eolie vuole diventare green al 100% entro il 2030

#SCC
Italia che Cambia ­­ – A Capaci nasce MuST23, un museo interattivo come luogo di riscatto civile e sociale
Italia che Cambia – Educazione ambientale nelle scuole grazie al progetto Futuri Cittadini Responsabili 2.0
Italia che Cambia – Favola Industriale Blues: con l’arte si racconta cosa accade intorno al polo petrolchimico di Siracusa
Italia che Cambia – L’ex ministro Costa: “Dalle bonifiche alla lotta agli ecoreati, salvare Siracusa è possibile”
Italia che Cambia – Polo petrolchimico di Siracusa, una storia di mala politica tra immobilismo e disastro ambientale

 

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