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26 Mag 2014

Elezioni europee: il racconto mediatico e il silenzio sull'altra Italia

Scritto da: Daniel Tarozzi

“Il Pd a valanga!”. “Grillo sconfitto”. “Marie Le Pen prima in Francia”. “Avanzano gli euroscettici!”. Ah come li immagino i […]

83273505“Il Pd a valanga!”. “Grillo sconfitto”. “Marie Le Pen prima in Francia”. “Avanzano gli euroscettici!”.
Ah come li immagino i miei colleghi dei quotidiani; impazziti nell’annunciare le notizie, rincorrere i dati, raccogliere le dichiarazioni di questo o quel vincente, questo o quello sconfitto. Il titolo più forte, la novità più eclatante, l’iperbole più gloriosa.
Ieri ci sono state le elezioni europee. Nel nostro Paese hanno votato circa il 58 per cento degli aventi diritto (che in Italia sono circa 49 milioni). Di questi, il 40% ha votato Pd. Ad un calcolo approssimativo, il Pd avrebbe preso circa 11 milioni di voti, su 60 milioni di italiani. Rappresenta quindi molta gente, circa un sesto del popolo italiano, un quinto del corpo elettorale.

Cinque sesti del popolo italiano però non sono rappresentati da chi ha vinto le elezioni in modo tanto plateale. Lo ricordo non per sminuire la vittoria di questo o quel partito, ma semplicemente per ricordare come spesso la nostra informazione tenda ad utilizzare come stella polare una strana figura retorica, la sineddoche, che prevede l’utizzo di “una parte per il tutto”, ad esempio “scafo” al posto di “nave”, “Inghilterra” al posto di “Gran Bretagna,” “Pd” al posto di “Italia” (ma in passato valeva per Pdl o per altri partiti).

Il Pd ha indubbiamente vinto, stravinto le elezioni europee. Insieme a Forza Italia, rappresenta circa 20 milioni di cittadini. Tanti, tantissimi. Ma quanti sono quelli non rappresentati?
Quanti milioni quelli che non hanno votato nessuno o hanno votato Movimento 5 Stelle, o Tsipras?
Queste persone sono vere, reali, hanno una vita quotidiana, dei sogni, dei pregi, dei difetti. Eppure il racconto mediatico tende ad escluderli. Non fanno parte del gossip politico, non fanno parte della classe dirigente, quindi non esistono.
Tra questi 40 milioni di abitanti ce ne sono molti milioni, sei milioni secondo le stime più pessimistiche, che stanno costruendo un altro modello di economia, di società, stanno intessendo relazioni, rimettendo al centro della quotidianità il senso della vita, le relazioni umane, l’autoproduzione, l’ecologia, l’incontro con il diverso, la cultura, il desiderio di un presente e un futuro sostenibile per gli esseri umani e le altre creature che abitano questo pianeta.

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Queste persone stanno costruendo modelli funzionanti che presto si riveleranno utili e fondamentali anche per chi oggi ne ignora anche solo la semplice esistenza.
Tra qualche settimana il risultato delle elezioni sarà dimenticato e i telegiornali torneranno ad essere popolati da dichiarazioni di voto in Parlamento, pressioni di piccoli partiti, processi a questo o quel deputato, annunci di grandi riforme.
Il diaframma tra Paese reale e racconto mediatico continuerà ad aumentare e con essa il popolo del non voto.
Noi non vogliamo essere complici di questo processo. La redazione dell’Italia che Cambia continuerà a raccontare questo pezzo di Paese sempre più ignorato dai mass media. Lo racconteremo e con l’aiuto dei nostri lettori lo mapperemo, lo metteremo in rete, ci prepareremo ad uscire allo scoperto.
Accanto all’Italia che aspetta il salvatore, il Berlusconi, il Renzi, il Grillo, l’Obama, il Papa Francesco, esiste un’Italia che si assume la responsabilità della propria vita ogni giorno, cambia le cose, costruisce nuovi-antichi mondi. Noi la stiamo già raccontando. Vuoi farne parte anche tu?

 

 

Per saperne di più leggi:

io-faccio-cosi-libro-70810Daniel Tarozzi

Io faccio così
Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia

 

 

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