4 Dic 2015

Sperimentazione non animale: Lush Prize ad una ricercatrice italiana

Scritto da: Tamara Mastroiaco

Il più ambito premio internazionale nel campo della sperimentazione non animale è stato assegnato, quest’anno, anche ad una ricercatrice bergamasca, Elena Kummer, per il suo progetto sugli allergeni studiato e sviluppato presso l’Università di Milano.

Il Lush Prize nasce nel 2012 grazie alla collaborazione tra due realtà: Lush, la compagnia che produce e commercializza cosmetici fatti a mano con frutta e verdura fresca e Ethical Consumer Research Association, una cooperativa inglese che si occupa di ricerca e consulenza sui comportamenti etici adottati dalle compagnie, aiutando così i consumatori nelle loro scelte.  Il Lush Prize assegna annualmente un fondo di 250.000 sterline a progetti che nascono e si sviluppano con l’obiettivo di eliminare la sperimentazione animale nella tossicologia (test chimici).

 

Il Lush prize è il più ambito premio internazionale nel campo della sperimentazione non animale

Il Lush prize è il più ambito premio internazionale nel campo della sperimentazione non animale



Considerando l’eccellenza dei progetti presentati quest’anno, la filiale nordamericana di Lush ha deciso di aggiungere al premio altre 200.000 sterline. 450.000 sterline sono state assegnate dunque alle personalità scientifiche che perseguono l’obiettivo di abolire la sperimentazione animale a favore di metodi alternativi validi, sicuri ed efficaci.

 

La giuria internazionale, formata da esperti selezionati tra team scientifici, organizzazioni e ricercatori, ha premiato nove persone provenienti da diversi paesi del mondo, e tra i vincitori, quest’anno, c’è anche una giovane ricercatrice bergamasca, Elena Kummer, che si è aggiudicata 10.000 sterline per il suo progetto sugli allergeni studiato e sviluppato presso l’Università di Milano, al quale potrà ancora lavorare grazie al prezioso sostegno economico ricevuto da questo concorso.

 

Vincere non era facile e la ricercatrice non se lo aspettava davvero, anche se ovviamente ha sperato di farcela sino all’ultimo momento. “Con questo premio potrò lavorare per un altro anno nel laboratorio di Tossicologia per cercare di dare un contributo allo sviluppo dei metodi alternativi, soprattutto per la valutazione della potenza degli allergeni, cosa che attualmente è possibile valutare solo in vivo. Sono davvero molto orgogliosa di questo premio, che potrà rappresentare un passo avanti nell’abolizione della sperimentazione sugli animali in ambito cosmetico.

 

L’obiettivo finale è quello di cercare un metodo alternativo per la valutazione del potenziale tossicologico delle nuove sostanze che vengono immesse sul mercato, soprattutto in ambito cosmetico, e di rimpiazzare il Test del Linfonodo Locale (LLNA), in cui si prevede l’utilizzo del topo per indentificare l’allergenicità dei nuovi composti chimici immessi sul mercato. E’ chiaro che questo progetto può contribuire solo parzialmente alla sostituzione (Replacement) degli animali, insieme ad altri metodi che ad oggi si occupano dello stesso obiettivo” ha dichiarato Elena Kummer.

 

Tra i vincitori del Lush prize quest’anno, c’è anche una giovane ricercatrice bergamasca, Elena Kummer

Tra i vincitori del Lush prize quest’anno, c’è anche una giovane ricercatrice bergamasca, Elena Kummer


 

Il Lush Prize ha, inoltre, individuato e premiato altre cinque aree per fornire i fondi necessari a quelle realtà che si adoperano a creare progetti destinati all’eliminazione della sperimentazione animale: Scienza, Formazione, Giovani Ricercatori, Sensibilizzazione Pubblica e Lobbying. Per la prima volta è stato anche istituito e assegnato il premio chiamato Black Box, destinato a cinque scienziati, che hanno inventato un nuovo test tossicologico totalmente cruelty-free, in grado di rivelare come le reazioni tossiche si evolvono nell’organismo umano. Per la sua rilevanza in ambito scientifico, il metodo è stato riconosciuto ufficialmente dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), inserendolo nelle linee guida per la valutazione tossicologica. È la prima volta che un test dimostra il modo in cui gli agenti chimici costruiscono nell’organismo umano un percorso definito in campo scientifico “Adverse Outcome Pathway”.

 

I giudici del Lush Prize hanno ritenuto che questa prima mappatura dei “passaggi chiave della tossicità umana, realizzata utilizzando tecnologie del XXI secolo, come la genetica e l’elaborazione dei dati per mezzo di computer, possa rappresentare il primo passo verso una scienza molecolare superiore che sostituisca completamente la superata e imprecisa tecnologia dei test in laboratorio su mammiferi vivi”.

 

 

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