3 Feb 2016

Io Faccio Così #106 – K-Pax: l'accoglienza diffusa non è fantascienza!

Scritto da: Daniel Tarozzi

“Dare ospitalità  a esseri umani, saggi di esperienze, sovente trattati come alieni dalla nostra società”. È questa la missione della cooperativa K-Pax che è riuscita a sviluppare con successo un sistema di micro accoglienza diffusa per i rifugiati favorendo così la graduale integrazione degli immigrati in una nuova comunità.

K-Pax nella mia fantasia era solo un film di fantascienza. A volte, però, la realtà va oltre l’immaginazione. In questo caso è successo a Breno – in Valcamonica – non lontano da Brescia, dove nel 2008 è nata la Cooperativa Sociale K-Pax, un gruppo formato da operatori e consulenti interessati a fornire forme di aiuto per i richiedente asilo, per i rifugiati.

La loro peculiarità consiste nell’aver sviluppato con successo un sistema di accoglienza “diffusa” per i rifugiati, un modello che si contrappone a quello diffuso solitamente che tende a concentrare una grande quantità di persone in un solo luogo. Nell’ultimo caso, infatti, l’immigrato viene percepito come “invasore”, come pericolo e difficilmente riesce a integrarsi in una comunità, mentre se questo viene inserito gradualmente in un contesto meno emergenziale riesce a trovare una maggiore facilità nel relazionarsi con una nuova cultura ed un nuovo modo di vivere e gli abitanti locali non temono per la loro sicurezza o la loro identità culturale.

In teoria lo Sprar (1) prevederebbe proprio questo tipo di politica per i rifugiati ma in pratica, quando i flussi migratori sono troppo elevati, il meccanismo dello Sprar si inceppa. K-pax è riuscita a riprodurre gli standard Sprar nella gestione di numeri elevati di rifugiati e in contesti che non sembrano favorevoli all’inserimento.
“Il nostro ‘sistema operativo’ diffonde sui territori le residenze dei rifugiati in appartamenti da quattro o cinque persone”, ci spiega il Presidente della Cooperativa, Carlo Cominelli, “in questo modo i nuovi arrivati non stravolgono il contesto.

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L’Italia ha migliaia di piccoli paesi e in questi l’integrazione può avvenire in modo molto più che in grandi città.
Lavoriamo con afghani, pachistani, nigeriani, senegalesi, a volte siriani, a volte curdi – continua Cominelli – dobbiamo quindi sviluppare un lavoro continuo di traduzioni e mediazioni… ogni etnia ha il suo traduttore”.
I ‘ragazzi’ della Cooperativa K-Pax sono riusciti quindi a portare una esperienza di micro-accoglienza dentro la dimensione dell’emergenza creando reti che velocemente si allargano e contraggono a seconda del bisogno e sostituendo così i grandi centri di assembramento di persone.

“In questi anni abbiamo ospitato un centinaio di persone per volta. Ora siamo a centotrenta/centocinquanta persone. È un percorso a tempo, ci sono fasi di entrata ma anche di uscita e re-inserimento”.

Gli chiedo di ripercorrere brevemente la storia della cooperativa. “All’inizio eravamo in sette – ci spiega Cominelli – tutti provenienti da esperienze di volontariato o già impegnati nei sistemi di accoglienza. Oggi siamo quindici persone con contratto a tempo indeterminato affiancati da una serie di collaboratori che ci aiutano in determinate mansioni. Ultimamente ci chiamano anche molto in giro per fare consulenze. Il nostro modello sta piacendo!”.

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Da due anni, la cooperativa ha anche preso in gestione lo Sprar di Brescia: “lì siamo nella grande città, e il contesto è diverso. Gestiamo accoglienze e sistemi di emergenza. Abbiamo il vantaggio di essere vicini alla questura e cerchiamo di applicare le nostre logiche nei quartieri”.

Tra i progetti attuali più significativi Cominelli ci segnala la gestione dell’albergo in cui ci siamo incontrati, situato nel centro di Breno, che era in stato di decadenza mentre oggi è attivo e offre, tra le altre cose, occupazione ad alcuni rifugiati; il progetto della raccolta dei vestiti usati con i quali finanziano anche appartamenti protetti per donne vittima di violenza; un video informativo da scaricare sul proprio telefono palmare da parte dei rifugiati politici appena approdati in Italia.

L’esperienza della cooperativa K-Pax assume particolare rilevanza in un periodo come questo in cui la cronaca porta drammaticamente in auge presunti conflitti religiosi e culturali o guerre di civiltà.

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“La cosa che non bisogna fare è cadere negli stereotipi, cadere nella caratterizzazione delle persone. Con tutti si può dialogare. Noi lo facciamo da sempre, anche all’interno delle proteste – ci rassicura Cominelli – Problemi non ne abbiamo avuti e speriamo di non averne. La stampa spesso ci attacca, ma noi andiamo avanti”.

1. Sprar: Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati. Lo Sprar è il sistema che esiste in Italia in regime ordinario per richiedenti asilo e rifugiati, portatori di protezione internazionali.

Il sito della Cooperativa sociale K-Pax 

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