5 Mag 2016

Non stiamo più al gioco: uno Slot Mob nazionale contro l'azzardo

Scritto da: Veronica Tarozzi

Cresce il numero di titolari di bar che non vogliono più stare al gioco e decidono di rimuovere le slot machine dai loro locali. L'obiettivo? Ricucire un legame con il territorio che si contrappone all'alienazione e al degrado sociale. Contro l'azzardo e le ludopatie, è stata indetta per sabato 7 maggio una manifestazione nazionale Slot Mob alla quale aderiscono oltre 50 città italiane.

In italiano si chiamano “macchine mangiasoldi”. Un nome estremamente eloquente, ormai completamente rimpiazzato dal termine inglese “slot machines”: forse perché rende troppo bene l’idea dei guadagni che si realizzano con tali dispositivi ai danni del giocatore.

 

Anche le cifre della diffusione capillare di tali dispositivi mangiasoldi è molto eloquente: In Italia l’anno scorso si contavano 414.158 slot machines, cioè una ogni 143 abitanti, il doppio rispetto alla media europea! Estremamente significativo anche il fatto che il numero delle macchine mangiasoldi ed anche delle giocate sia aumentato a dismisura dall’inizio della crisi del 2008 e dal 2000 al 2014 il fatturato del gioco d’azzardo è cresciuto del 350%! Un dato che è andato crescendo in modo inversamente proporzionale al PIL procapite.

 

Nella primavera del 2011, il dibattito critico sulle slot machine ha dato vita alla prima marcia di sensibilizzazione sul problema

Nella primavera del 2011, il dibattito critico sulle slot machine ha dato vita alla prima marcia di sensibilizzazione sul problema


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Se la cosa può quasi suonare interessante, visto che il maggior beneficiario di questi introiti dovrebbe essere lo Stato, non bisogna dimenticare che in Italia una vasta fetta del gioco d’azzardo legalizzato è controllato dalle mafie  e che buona parte delle concessionarie hanno “casualmente” sede in paradisi fiscali come Malta, Cipro e Gibilterra. Senza parlare delle “ludopatie”, ovvero delle dipendenze legate al gioco d’azzardo, di cui, secondo le stime, soffre 1 Italiano su 75.

 

“Nella primavera del 2011, il dibattito critico sulle slot machine ha dato vita alla prima marcia di sensibilizzazione sul problema e, successivamente, al movimento No Slot  […]. Il movimento aggrega circa 7000 cittadini, realtà associative e istituzioni attorno a un manifesto che punta a promuovere un cambio culturale di prospettiva rispetto al problema dell’azzardo di massa. […] Attualmente strutturato in rete attorno al mensile ‘Vita’, il movimento è promotore di molte iniziative di legge e culturali”. 

 

Come sempre la sensibilità ed il buon senso di alcuni stanno dimostrando che il cambiamento è possibile, anche con un numero sempre maggiore di esercenti che non vogliono più “stare al gioco”! Sono sempre più numerosi infatti i titolari di bar che decidono di dismettere le macchine e sostituirle magari con una nutrita biblioteca, offrendo così una fonte d’intrattenimento più sano, rispetto al gioco d’azzardo. Ha fatto così ad esempio la titolare dello storico Bar Nazionale di Pistoia, mentre in Sardegna, il titolare del bar dell’università di Sassari ha optato per una scelta musicale raffinata con vinili e giradischi. 

 

Modi diversi di agire per arrivare ad un unico scopo: ricucire un legame con il territorio che si contrappone all’alienazione e al degrado sociale.

Il movimento No Slot oggi aggrega circa 7000 cittadini, realtà associative e istituzioni

Il movimento No Slot oggi aggrega circa 7000 cittadini, realtà associative e istituzioni


Il mese scorso è stato presentato in Parlamento il manifesto Slot Mob, seguito da una campagna che lancia la giornata nazionale Slot Mob, sabato 7 Maggio 2016, in contemporanea in oltre 50 città in tutta Italia (l’elenco completo è disponibile nella pagina Facebook dell’evento), con una serie di attività che spaziano dal torneo di calcetto, al quiz-aperitivo, al concerto folk nei bar privi di giochi d’azzardo.

Le associazioni della rete Slotmob con l’occasione, presenteranno il manifesto della campagna Slotmob e le richieste a livello politico per contrastare un fenomeno dai costi sociali enormi.

 

Come scrive il mensile Vita: “Nella sostanza il messaggio più insidioso che bisogna rifiutare è quello di un radicale pessimismo sull’essere umano, sulla sua fragilità strutturale che gli impedirebbe di cambiare lo stato delle cose esistenti e di costruire progressivamente un mondo migliore. Esercitare la disobbedienza verso questo modello di pensiero che colonizza anche il nostro immaginario è il primo passo per un percorso di liberazione ed è un momento di festa, di riscoperta della dignità personale e collettiva”.

 

 

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