4 Lug 2016

Quando i bambini vengono portati in fascia

Scritto da: Rachele Minarini

Portare i bimbi in fascia non è solo una tecnica ma un approccio consapevole ed un percorso di genitorialità completo. Bimbinfascia si occupa di promuovere questa visione oltre i pregiudizi per sviluppare l'empowerment nei genitori.

Federica Mattei è mamma di cinque figli e vive con la sua famiglia a Stia. Psicologa dell’età evolutiva, psicoterapeuta e mediatore familiare, è la fondatrice e presidente dell’Associazione Bimbinfascia, che da anni opera sul territorio e anche al di fuori del Casentino per diffondere la cultura del portare e per educare ad una genitorialità consapevole. Ed è la persona che mi ha insegnato a portare mia figlia cinque anni fa.

Federica ha iniziato ad usare la fascia con il suo primo figlio, nel 2001, quando il metodo non era ancora stato riscoperto nel nostro paese. E’ stato l’incontro casuale, durante una passeggiata di ottobre sul lungomare di Tor Caldara, con una mamma che portava il suo piccolo in questo modo a innescare in lei l’interesse per questo approccio. Un passaggio di testimone importante. Federica ha iniziato a cercare informazioni più approfondite in internet , cosa al tempo non così facile, e nel 2004 ha frequentato un corso di perfezionamento con Esther Weber. Con il forte desiderio di contribuire alla diffusione del contatto pelle a pelle ha cominciato a tenere corsi di formazione per genitori e aspiranti genitori, fino ad arrivare nel 2005 alla fondazione di Bimbinfascia.

La scelta di portare i bimbi in fascia è un radicale cambiamento di prospettiva per la nostra società, ma oggi che il metodo da noi è più diffuso spesso ci si concentra solo sul tipo e sulle caratteristiche del supporto da acquistare. Per Federica, invece, se si sa come fare, e se soprattutto si è ben consapevoli del perché lo si fa, basta un pezzo di stoffa, come da sempre viene fatto in molti paesi del mondo dove questo metodo non è mai stato abbandonato.
I miti da sfatare contro i quali i genitori che decidono di portare i propri figli in fascia si devono confrontare nel nostro paese sono ancora molti. Per questo Federica cerca principalmente di rassicurare i genitori che si interessano all’argomento, già motivati, dando loro le giuste informazioni per tenere ferma la propria posizione e rilassarsi nella tranquillità che la loro percezione emozionale è giusta e supportata da basi teoriche ormai dimostrate. Stimolare l’empowerment nei genitori è infatti lo scopo primario di Bimbinfascia.

Non lo tenere sempre in collo che sennò si vizia!

Il genere umano appartiene alla categoria dei mammiferi cosiddetti “portati”, che si differenziano dai “nidifughi” (es: mucche, cavalli) e dai “nidiacei” (es: cani, gatti, topi): abbiamo solo uno o pochi cuccioli per volta che alla nascita non possono ne’ muoversi per seguire la madre, ne’ riscaldarsi a vicenda e sono quindi destinati a non sopravvivere se lasciati da soli troppo a lungo. Il pianto del neonato è quindi funzionale al richiamo della madre, ed essendo molto faticoso cessa appena il bisogno di protezione del piccolo viene soddisfatto, cioè quando viene preso in braccio, oppure quando nessuno risponde al richiamo, ed il piccolo deve risparmiare le forze. Piaget ha chiarito che il neonato non ha il concetto di permanenza dell’oggetto, non sa che se piange qualcuno tornerà. Non si può affermare quindi che il neonato si “vizia” se per calmarlo viene tenuto a stretto contatto con la figura di accudimento, perché nei primi mesi di vita non conosce il concetto di causa-effetto, piange solo perché sente l’urgenza di un bisogno da soddisfare. Che si “vizi” è una credenza dovuta ad un’osservazione soggettiva di un fenomeno naturale.

Ma lì dentro non si può muovere!

Tutt’altro! L’avere un “guscio” avvolgente porta i neonati a sviluppare il tono muscolare, perché trovano punti di appoggio per muoversi, come all’interno dell’utero materno. Per questo la fascia è molto indicata anche per i bimbi con sindrome Down, che hanno un tono muscolare più lasso. Anche in caso di displasia dell’anca il corretto uso della fascia per qualche ora al giorno può evitare al neonato il tutore. Nel bimbo tenuto in fascia aumenta inoltre la propriocezione.

Il rapporto madre-figlio

I benefici dell’uso della fascia per una madre ed il suo bambino sono infiniti. Uno dei principali è che il contatto pelle a pelle prolungato madre-figlio stimola la lattazione e lo sviluppo di endorfine, ed è un buon coadiuvante nella prevenzione e cura della depressione post-partum.

E il ruolo del padre?

A volte le madri tendono istintivamente ad escludere i padri dall’accudimento dei neonati. Il padre che porta il figlio in fascia lo rassicura e lo calma con molta facilità, quindi la madre riesce a rilassarsi e staccarsene più facilmente. Il rapporto padre-figlio si fa così fin da subito molto intimo e profondo e ciò rende il genitore più sicuro del proprio ruolo.

Ma non vorrà stare in braccio per sempre?

La scelta di portare i figli in fascia può sembrare più impegnativa e faticosa rispetto ai metodi tradizionali, ma i bambini hanno bisogno di contatto umano. Se gliene diamo più che a sufficienza durante i primi mesi di vita saranno presto sazi e diverranno autonomi più velocemente. Se invece si dà loro il proprio calore con parsimonia, continueranno a chiedere e chiedere ed avranno molta più difficoltà a staccarsi dal genitore.

Ma se fa tanto bene allora perché abbiamo smesso di farlo?

Si ritiene che nel nostro paese l’abitudine di tenere i piccoli distaccati dal proprio corpo sia stata introdotta nel Medio Evo dalle famiglie nobili, che si potevano permettere le balie. Le madri delegavano subito l’accudimento dei piccoli per poter fare altri figli in un’epoca dove la mortalità infantile era molto elevata, per assicurare eredi alla famiglia. Il tenere i figli distaccati è quindi diventato un simbolo di status sociale elevato, ed oggi che viviamo in un periodo di relativo “benessere” si ritiene di fondamentale importanza acquistare un surplus di accessori talvolta estremamente costosi piuttosto che riscoprire il modo più naturale, economico ed ecosostenibile di portare i figli.

Gran parte della popolazione mondiale non ha mai smesso.

Portare i bimbi in fascia per tanti popoli è da sempre una cosa normale ed è una necessità che non si mette in discussione. Le madri devono lavorare portandosi i figli dietro, le famiglie sono numerose ed i piccoli vengono portati dai fratelli più grandi. Il rapporto con i piccoli è naturale e spontaneo, ed è il modo migliore per farli crescere e sviluppare. Purtroppo però alcune persone che appartengono a queste culture si stanno adeguando al nostro stile di vita, ed hanno cominciato ad abbandonare le fasce, senza rendersi conto che oltre alla perdita dei benefici per il proprio piccolo si ha una perdita di un patrimonio di conoscenza inestimabile. Perché chi è stato portato sa portare, e può tramandare l’esperienza.

In questo periodo di instabilità, ripartire dal portare i bambini in fascia è una nuova connessione con il mondo ed è il primo modo con cui un adulto può dimostrare che per lui i bambini sono veramente al centro.
Bimbinfascia è un percorso di genitorialità completo, se siete interessati ad approfondirlo ed intraprenderlo Federica sarà lieta di fare la vostra conoscenza.

Articoli simili
“Domina Donna” a Expart
“Domina Donna” a Expart

Il castello ritrovato: quando arte e cultura aiutano a ricominciare
Il castello ritrovato: quando arte e cultura aiutano a ricominciare

Feminism, torna la fiera dell’editoria delle donne! (SOSPESO)
Feminism, torna la fiera dell’editoria delle donne! (SOSPESO)

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

A Torino un giardino pubblico si trasforma per due giorni in Mercato della Biodiversità

|

Lo Yoga della Risata, la miglior medicina per rinforzare il sistema immunitario

|

Al via la Settimana Europea della Mobilità: muoversi meglio per un mondo migliore

|

Il Giglio: dalle rovine di un antico palazzo nasce il laboratorio comunitario

|

Bimbisvegli: la scuola pubblica non vuole il progetto di educazione consapevole in natura

|

Uno spazio dedicato ai bambini migranti in transito, per farli sentire sicuri e accolti

|

A vent’anni si può cambiare il mondo! Ecco la sfida di Gen C