19 Lug 2016

#viaggiareispirati 22: La storia di tre orti molto particolari

Scritto da: Destinazione Umana

Nella nuova puntata della rubrica curata dalla rete di turismo ecologico, relazionale e ispirazionale di Destinazione Umana, andiamo alla scoperta di alcuni orti con delle caratteristiche davvero particolari, da quello co-gestito da agricoltori e ristoratori all'orto-teatro in cui si coltivano anche arte e cultura.

In questa puntata di #viaggiareispirati vogliamo raccontarvi la storia di tre orti molto particolari, nati come un piccolo di sogno di altrettante destinazioni umane, che a un certo punto della loro vita hanno deciso di cominciare a praticare giorno dopo giorno, nel loro stile di vita e di alimentazione, la sostenibilità e l’equilibrio con la terra.

orto3

Il primo orto di cui vi parliamo è l’Orto dello Chef, un progetto fortemente voluto da Federica e Andrea, proprietari del Podere San Giuliano, alle porte di Bologna. L’idea di partenza è semplice: cucinare solo prodotti di stagione coltivati secondo i ritmi, i tempi, i modi della natura nell’orto appena fuori casa. Questo porta non solo benefici in termini di gusto e qualità, ma si lega anche alla cultura della stagionalità, della filiera corta e della cura per la terra e i suoi frutti.

 

Ti è piaciuto questo contenuto? Aiutaci a costruirne di nuovi!

Dal 2013 raccontiamo, mappiamo e mettiamo in rete chi si attiva per cambiare l’Italia, in una direzione di maggiore sostenibilità ed equità economica, sociale, ambientale e culturale. 

Lo facciamo grazie al contributo dei nostri lettori. Se ritieni che il nostro lavoro sia importante, aiutaci a costruire e diffondere un’informazione sempre più approfondita.

Vorresti leggere più contenuti come questo? 

Articoli come quello che hai appena letto sono gratuiti e aperti, perché crediamo che tutti abbiano il diritto di rimanere informati. Per questo abbiamo scelto di non nascondere i nostri contenuti dietro paywall, né di accettare contributi da partiti o aziende compromesse. Per continuare a farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Fai la tua parte, aiutaci a costruire un’informazione sempre più approfondita.

Ma perché “orto dello chef”? Perché i prodotti orticoli non sono destinati solo all’autoconsumo in agriturismo, ma vengono anche consegnati ai cuochi della zona che ne fanno richiesta e che partecipano attivamente al progetto, facendo sapere a Federica e Andrea a inizio stagione di  cos’hanno bisogno e preparando i prodotti che arrivano freschissimi – non passa più di due ore dalla raccolta alla preparazione – nelle loro cucine.

orto2

Forse ancora più particolare è l’orto di Casa Cappuccini, nell’entroterra calabrese. Qui vivono e lavorano Stefano e Paola, due artisti a tutto tondo che coltivano, oltre a frutta e verdura, un grande sogno: coniugare arte e gastronomia, cultura e agricoltura. Nella cornice di questo affascinante ex convento seicentesco, questo sogno si è trasformato in realtà.

 

Il loro orto non è solo un luogo in cui si coltiva, recuperando il legame con la terra e scoprendo la tradizione gastronomica locale, ma è anche un teatro a cielo aperto in cui si svolgono eventi e performance molto particolari, laboratori didattici, degustazioni, letture e molti altri eventi che mescolano meravigliosamente terra, cibo e cultura.

orto4

Sulle montagne abruzzesi si trova invece una piccolissima comunità che pratica uno stile di vita sostenibile, autosufficiente e solidale. È il Casale il Baronetto, ricavato da un vecchio edificio dell’800 restaurato in modo conservativo. Qui, vengono messi in pratica tutti i principi del vivere ecologico, come riciclaggio, autoproduzione, calcolo della propria impronta, riduzione dei consumi, fitodepurazione.

 

Ma il fiore all’occhiello del casale è l’orto biodinamico che fornisce ottimi prodotti a chilometri, anzi, metri zero. L’obiettivo è quello dell’autosufficienza alimentare e ciò che cresce nell’orto è ciò che si mangia. Inoltre, Casale Baronetto è socio di Civiltà Contadina, partecipa allo scambio di semi ed è custode di semi antichi.

 

Infine, vogliamo raccontarvi anche l’esperienza di Renato, un agricoltore polesano che alcuni anni fa ha lanciato un bellissimo progetto chiamato Ortodidattico – Il profumo della freschezza, finalizzato a diffondere la cultura della cura della terra e della sostenibilità presso i suoi concittadini. L’obiettivo era da un lato far capire che i prodotti dell’orto non sono merci, ma veri e propri beni, dall’altro lato dimostrare che la Natura è in grado di equilibrarsi da sola, senza l’aiuto dell’uomo. Nessun trattamento naturale quindi, solo attenzione a cosa e come piantare: anche l’erbaccia ha la sua utilità!

 

 

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Italia che cambia

Sempre più persone, come te, comprendono la necessità di un giornalismo indipendente e costruttivo.
Italia che Cambia è da sempre impegnata nella diffusione di notizie che contribuiscano a costruire un nuovo immaginario sul nostro Paese, fornendo esempi concreti per la transizione verso un mondo migliore. Abbiamo scelto di mantenere le nostre notizie gratuite e disponibili per tutti, riconoscendo l’importanza che ciascuno di noi abbia accesso a un giornalismo accurato e costruttivo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Se ne hai la possibilità contribuisci a Italia che Cambia oggi anche con un piccolo contributo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Contribuisci

L’attentato in Afghanistan e il dramma di un paese abbandonato – Io Non Mi Rassegno #365

|

Sfusi e Riusi: il negozio alla spina che dà lavoro alle persone fragili

|

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi fra i primi 50 al mondo

|

Cambiamo approccio e facciamo in modo che il contagio si diffonda!

|

MUSE FabLab: promoviamo la cultura della riparazione

|

Caso o destino? Storia di un ritorno nella Calabria Che Cambia

|

La battaglia di Claudia per salvare le acque curative dalle speculazioni

|

Eticoscienza, per un’etologia applicata alle nuove sfide ambientali