7 Lug 2017

Dieci principi per gli accordi sul commercio

Scritto da: Greenpeace

Mentre cittadini e agricoltori scendono in piazza per dire “no” all'approvazione del trattato di libero scambio tra Ue e Canada (CETA), Greenpeace indica dieci principi per gli accordi sul commercio. L'obiettivo è quello di garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta.

La globalizzazione incide su ognuno di noi. L’attuale regime globale del commercio e degli investimenti impone elevati costi per le persone e per il Pianeta. In molti casi, i governi tendono ad anteporre il commercio agli standard sociali e ambientali, inclusi i regolamenti volti a promuovere e proteggere l’interesse pubblico.

4fb932244b51fbd65f358de3246951f2

Per poter avere un sistema commerciale trasparente, giusto ed equo, la globalizzazione deve essere governata da regole. Queste regole devono rispettare i valori nazionali e culturali, consentire uno sviluppo sostenibile e attuare efficacemente gli obiettivi degli accordi delle Nazioni Unite quali l’Accordo sul clima di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli obiettivi di sviluppo sostenibile. I trattati ambientali, gli accordi sui diritti umani e gli standard internazionali del lavoro – con al centro principi di uguaglianza e responsabilità intergenerazionale – devono avere la precedenza sulle norme commerciali.

 

Vorresti leggere più contenuti come questo? 

Articoli come quello che hai appena letto sono gratuiti e aperti, perché crediamo che tutti abbiano il diritto di rimanere informati. Per questo abbiamo scelto di non nascondere i nostri contenuti dietro paywall, né di accettare contributi da partiti o aziende compromesse. Per continuare a farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Fai la tua parte, aiutaci a costruire un’informazione sempre più approfondita.

Grazie a te questo contenuto è gratuito!

Dal 2013 i nostri contenuti sono gratuiti grazie ai nostri lettori che ogni giorno sostengono il nostro lavoro. Non vogliamo far pagare i protagonisti delle nostre storie e i progetti che mappiamo. Vogliamo che tutti possano trovare ispirazione nei nostri articoli e attivarsi per il cambiamento.

Lo scambio internazionale di beni e servizi – ma anche di idee – può contribuire a rendere il mondo un luogo più aperto e connesso. Tuttavia, il commercio non deve più essere fine a se stesso, ma un mezzo per raggiungere obiettivi di carattere sociale e ambientale che ci mantengano all’interno dei nostri “confini planetari”.

 

Greenpeace chiede un riequilibrio e una ristrutturazione delle norme su commercio e investimenti. Aziende e investitori devono essere soggetti a norme vincolanti in materia di responsabilità d’impresa, rendicontazione e obblighi, norme che devono essere al centro di ogni accordo commerciale. Gli accordi devono sostenere un lavoro dignitoso, salari decenti, ed essere compatibili con lo sviluppo di modelli economici nuovi e giusti, con regole vincolanti per le aziende in materia di diritti umani, riforma fiscale e regolamentazione contro frode ed evasione fiscale.

1046452987

Per garantire che il commercio operi a favore delle persone e del Pianeta, e non il contrario, le politiche commerciali e d’investimento dovrebbero rispettare i seguenti principi [1]:

 

  1. Trasparenza. Gli accordi su commercio e investimenti devono essere proposti, negoziati, concordati e rivisti in modo trasparente e democratico.

 

  1. Sostenibilità. Gli accordi su commercio e investimenti devono rispettare i limiti del Pianeta. Garantire un uso equo, sostenibile e responsabile delle risorse naturali. Nel difendere il principio del “chi inquina paga” devono garantire che la società non si trovi a dover pagare per i costi ambientali dovuti a commercio e investimenti.

 

  1. Coerenza con gli altri accordi multilaterali. Gli accordi su commercio e investimenti devono contribuire allo sviluppo sostenibile, alla mitigazione dei cambiamenti climatici e alla tutela dell’ambiente. Sostenere gli accordi internazionali sul clima, come l’Accordo di Parigi, la Convenzione sulla Biodiversità e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

 

  1. Principio di precauzione.[2] Gli accordi su commercio e investimenti devono definire il Principio di precauzione come obbligo legale di tutelare salute pubblica e ambiente, da applicarsi a tutte le parti dell’accordo.

 

  1. Migliorare gli standard ambientali e sociali. Gli accordi su commercio e investimenti devono far rispettare e garantire gli standard di tutela dell’ambiente, delle comunità direttamente interessate, dei consumatori, dei lavoratori, della salute e dei servizi pubblici. Questi accordi devono consentire e garantire il miglioramento continuo di tali standard.

 

  1. Impatto della produzione. Gli accordi su commercio e investimenti stabiliscono distinzioni tra i prodotti a seconda di come vengono prodotti, raccolti o catturati. Prevedono meccanismi per prevenire impatti negativi dei sistemi di produzione su diritti umani, diritti sociali e ambiente. Gli accordi inoltre incoraggiano l’etichettatura e la tracciabilità di prodotti, servizi e investimenti.

 

  1. Accesso giusto ed equo alla giustizia. Gli accordi su commercio e investimenti devono rafforzare un trasparente, equo e giusto accesso alla giustizia e alla tutela giuridica. Gli investitori e le aziende devono rispettare i diritti delle comunità, dei lavoratori e l’ambiente. Le aziende non hanno diritti maggiori rispetto alle altre parti e devono risolvere le controversie sugli investimenti nei tribunali nazionali. Le norme e le politiche di pubblico interesse sono escluse dalle controversie sulla protezione degli investimenti.

 

  1. Cooperazione regolatoria. Gli accordi su commercio e investimenti riconoscono esplicitamente le regolamentazioni sociali e ambientali come misure di protezione necessarie, non come barriere agli scambi. Se gli accordi commerciali incoraggiano l’armonizzazione di standard sociali e ambientali esistenti e futuri, devono garantire che ciò avvenga in modo democratico e trasparente.

 

 

  1. Protezione delle economie del Sud del mondo. Gli accordi su commercio e investimenti tengono conto delle esigenze specifiche del Sud del mondo. Non possono essere imposti ai Paesi e alle comunità contro la loro volontà. Permettono misure di protezione del mercato per rafforzare le economie nazionali e regolamenti per tutelare la sovranità alimentare, la biodiversità e le differenze culturali. Norme e regolamenti riflettono la varietà di percorsi di sviluppo nei diversi Paesi e offrono flessibilità nelle policy, in particolare per i Paesi meno sviluppati, per la difesa dei popoli indigeni e dei diritti delle comunità.

 

  1. Valutazione indipendente. Gli accordi su commercio e investimenti e i testi della negoziazione sono soggetti a valutazioni d’impatto indipendenti, per la valutazione degli effetti sui diritti umani, l’ambiente e la protezione sociale. La società civile partecipa in modo significativo a tale valutazione. I risultati delle valutazioni d’impatto sono tempestivamente tenute in considerazione per influenzare mandati negoziali, negoziati in corso, o nella revisione degli accordi esistenti. 

 

 

[1] Questi principi sono focalizzati principalmente alla protezione dell’ambiente. Non sono esaustivi e non vogliono essere in competizione con quelli elaborati da altri soggetti la società civile. Piuttosto, Greenpeace punta a integrare il lavoro di altri settori e lavorare per avere norme comuni per gli accordi su commercio e investimenti.
[2] Il Principio di precauzione si applica quando le prove scientifiche sono insufficienti, inconcludenti o incerte e la valutazione scientifica preliminare indica che esistono ragionevoli motivi di preoccupazione che gli effetti potenzialmente dannosi per l’ambiente, la salute umana, animale o vegetale possono essere incompatibili con elevati livelli di protezione. 

 

 

Articoli simili
Perché le banche italiane falliscono?

Ecco perché il TTIP non verrà approvato!

Approvazione del TPP, l’accordo di libero scambio del Pacifico

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Condannati ad estinguerci (ma è davvero così?) – #424

|

Al via le proteste di Extinction Rebellion Italia per chiedere giustizia climatica

|

A testa alta: “Vaccini e green-pass qual è la verità?” Un appello al mondo della scuola

|

#59 – Sant’Anna di Valdieri: il borgo recuperato dalle donne che credono nella montagna

|

Viviamo il capodanno 2022 in stile comunitario, progettando un ecovillaggio?

|

Alberi autoctoni da ripiantare dopo le feste per un Natale sostenibile

|

La terra dei Piripkura incontattati invasa e distrutta per la produzione di carne

|

L’abete rosso sacrificato per il Natale del Vaticano sta morendo ma “parla” ancora