8 Mar 2018

Le equilibriste: viaggio al femminile dietro le quinte del precariato creativo

Scritto da: Elena Risi

Monica e Cecilia, autrici del corto “Le Equilibriste”, raccontano storie di donne di età ed esperienze diverse afflitte dalle stesse frustrazioni: l'impossibilità di pensare al domani, la difficoltà di coinciliare la vita lavorativa con quella personale, la precarietà che impedisce di fare progetti a lungo termine, la svalutazione sociale ed economica del lavoro creativo.

Contratti precari, partite IVA, impossibilità di vivere serenamente la propria vita privata, gli affetti e le relazioni umane. È questo lo spaccato catturato in “Le equilibriste”, di Monica Morleo e Cecilia Brugnoli, corto in concorso al contest “Job Ciak” della UIL.

 

Le due autrici – 40 anni Monica, 23 Cecilia – si sono incontrate per motivi di lavoro e si sono messe a confronto. Cosa hanno scoperto? Che la differenza di età non migliora poi tanto le cose ed entrambe fanno fatica a pensare al futuro. Per questo decidono di raccontarlo questo loro mondo, intervistando donne di età ed esperienze diverse ma tutte afflitte dalla stessa frustrazione: l’impossibilità di pensare al domani.

 

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Cinque interviste su Skype per cinque donne. L’ultima a raccontarsi è proprio Monica – coautrice del corto – organizzatrice teatrale, insegnante di danza e impiegata. Nello spazio di una video chiamata queste donne si confidano, si aprono, ci danno lo spaccato di un’epoca: la nostra, ancora pienamente in corso.

 

“Abbiamo scelto l’intervista su Skype perché è funzionale alla narrazione – chiarisce Cecilia, una delle autrici – sia perché dà idea del senso di precarietà con quella linea che può cadere da un momento all’altro, sia perché è sempre più spesso lo spazio che nostro malgrado usiamo per mantenere in vita relazioni e rapporti umani”.

 

Una carrellata di vite, tra difficoltà e paradossi. “Quando ho deciso di restare incinta di mia figlia ho dovuto fare i calcoli perché riuscissi a partorire in estate, quando non ci sono i corsi di danza”, racconta Lucrezia 33 anni ballerina, insegnante di danza e istruttrice di pilates.

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Leitmotiv è l’impossibilità, o le grosse difficoltà, nel conciliare la vita lavorativa con la vita personale, sia perché in regime di precarietà i soldi scarseggiano e fare progetti a lungo termine è impresa ardua, sia perché per inseguire le (rare) proposte di lavoro bisogna essere sempre pronte a mollare tutto e trasferirsi altrove. Senza mai fermarsi troppo a lungo.

 

Poi ci sono i pregiudizi duri a morire, specie verso chi lavora nel campo umanistico, che quasi inquadrano i lavori creativi nel frame “passatempo”. Tiziana, 24 anni, archivista e bibliotecaria: “Mi chiedono sempre: ma tu di preciso cosa fai quindi? Ma di cosa ti occupi?…Ah beh divertente! Rispondono come se non ci fossero dietro anni di studio e formazione”.

 

“Le equilibriste” è un viaggio al femminile, una panoramica dietro le quinte di un lavoro che per molti è solo un hobby, una passione, uno svago. “Ma lo fai gratis? Non ti pagano, vero?”. Sì, ti pagano ma: non sei riconosciuto socialmente, hai un contratto che per sua natura è precario, se hai la partita iva sei comunque subordinata come ogni lavoratore “normale”, se invece hai un contratto a scadenza ti ritieni fortunata perché quando non ti rinnoveranno potrai prendere la disoccupazione.

 

 

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