4 Giu 2018

Una foresta urbana a Torino, la città verde d’Italia

Scritto da: Ezio Maisto

Firmato il protocollo d’intesa che consentirà di realizzare una foresta urbana a Torino entro i prossimi 3 anni. Tra gli obiettivi, la riduzione dell’inquinamento e lo sviluppo dell’agricoltura urbana. Già 13esima tra le metropoli mondiali per verde pubblico pro capite, Torino rafforza il suo primato anche fra le città italiane.

Una foresta urbana da realizzare in 3 anni attraverso la riconversione di aree industriali dismesse. È questo l’oggetto del protocollo d’intesa firmato nei giorni scorsi tra il Comune di Torino e il Ministero per l’Ambiente sostenuto anche dalla Città Metropolitana di Torino e dalla Regione Piemonte.

Diversi gli obiettivi dell’opera. Quello principale è la riduzione dell’inquinamento dell’aria attraverso l’assorbimento, da parte della vegetazione, delle polveri sottili e delle altre emissioni presenti nell’atmosfera. Ulteriori finalità, ugualmente importanti, sono la conservazione della biodiversità delle aree interessate, lo sviluppo dell’agricoltura urbana e l’offerta di una nuova opportunità per i fruitori del verde cittadino e degli eventi culturali.

foresta urbana torino 1528108905

Le foreste urbane possono essere definite come sistemi ecologici progettati con lo scopo di combinare ecologia, design e utilità. Da un lato sono habitat naturali per incoraggiare e conservare la bellezza della natura, dall’altro offrono servizi di svago per i cittadini: percorsi ciclabili, zone picnic, punti informativi, aree destinate alla cultura e allo sport. Il punto di partenza è, in genere, la piantumazione di specie arboree scelte in base a criteri di compatibilità botanica; come farebbe la natura, ma con il tocco estetico dell’architetto.

Una volta realizzata la foresta urbana, la sfida sarà, come spesso accade, la sua manutenzione. Nonostante sia dimostrato che progetti di questo tipo possono avere discreti impatti sulla salubrità dell’aria, troppo spesso vengono associati a benefici esclusivamente estetici.

Il progetto, che partirà con la conclusione dell’iter amministrativo del protocollo d’intesa, rafforzerà il primato di Torino quale città italiana col più alto “indice di verde visibile” (Green View Index) nella classifica mondiale elaborata dal sito Treepedia, gestito dal Senseable City Lab del MIT di Boston, una delle più importanti università del mondo. Secondo questa speciale classifica, con i suoi 21 kmq di aree verdi a gestione pubblica su un totale di 130 kmq (16% del territorio) e i quasi 24 mq di verde pubblico per abitante (contro i 10 di Roma e i 9 di Milano), il capoluogo piemontese è al 13esimo posto fra le metropoli mondiali più green.

Articoli simili
Autosufficienza e consumo critico: ecco come vivere in maniera etica ed ecologica – Un viaggio lungo dieci anni #5
Autosufficienza e consumo critico: ecco come vivere in maniera etica ed ecologica – Un viaggio lungo dieci anni #5

Da Berrino a Lumera, appuntamento al Macrolibrarsi Fest per parlare di stili di vita sostenibili
Da Berrino a Lumera, appuntamento al Macrolibrarsi Fest per parlare di stili di vita sostenibili

Alan e Francesca, due “itineranti della domenica” che riscoprono attivamente le Valli dell’Ossola col progetto Itinerarium
Alan e Francesca, due “itineranti della domenica” che riscoprono attivamente le Valli dell’Ossola col progetto Itinerarium

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Decreto risparmi, tetto al prezzo del gas e taglio al greggio – #595

|

We Make Market, una piattaforma per supportare i piccoli artigiani e i loro saperi

|

Patataplà, la compagnia teatrale immaginaria dell’artista contadina che è andata a vivere in un borgo

|

Ecco le matite giganti che colorano la val Borbera realizzate da un girovago sognatore

|

Dalle separazioni agli stereotipi di genere, ecco il racconto di chi cerca di costruire una nuova genitorialità

|

La realtà è più avanti: emozioni dal palco che porta in scena l’Italia che cambia

|

Fiori Florensi, il progetto di educazione in natura che valorizza talenti ed emozioni

|

La storia come strumento per ricostruire le comunità dilaniate dal terremoto