30 Apr 2021

Break the Silence: le ragazze rompono il silenzio sulla violenza di genere

Scritto da: Lorena Di Maria

Cento testimonianze che raccontano storie ed episodi di molestie che quotidianamente finiscono soffocate nel silenzio. Cento testimonianze raccolte da quattro ragazze torinesi che hanno dato vita a “Break the Silence”, una pagina Instagram, poi un libro e infine un movimento che vuole rompere il muro che si è creato attorno alla violenza di ogni tipo.

Torino - Si chiamano Mariachiara Cataldo, Giulia Chinigò, Francesca Penotti e Francesca Sapey. Sono quattro giovani torinesi di 24 anni. Quattro ragazze che, come tante loro coetanee, sono impegnate negli studi, tra Economia e Management, Beni Culturali e Cinema, Arti della scena, Musica e Media. Ciò che le rende speciali è stata la loro capacità nel dare vita a “Break The Silence ITA”, un progetto contro la violenza sessuale e di genere nato circa un anno fa, che in poco tempo si è diffuso in tutta Italia.

Tutto è partito da un post di sfogo sui social. Uno di quelli che, ahimè, capita spesso di leggere sulle nostre bacheche, ma che questa volta rapidamente è diventato virale e ha creato un vero e proprio movimento che oggi coinvolge sempre più persone da nord a sud.  Così nasce il progetto di Break the Silence e grazie alle nostre ragazze sono sempre più numerose le persone che stanno trovando lo spazio sulla pagina Instagram e Facebook per condividere la propria esperienza personale. Fischi, commenti, battute a sfondo sessuale, apprezzamenti non richiesti e storie di abusi, hanno in comune sempre gli stessi elementi: il silenzio, la paura di non essere credute, la vergogna.

Break the Silence diventa in questo modo uno spazio in cui uscire allo scoperto e trovare il coraggio per reagire e che, grazie alla comunità che ha creato intorno a sé, contribuisce giorno dopo giorno a creare una società libera. Perché per sconfiggere la violenza di genere bisogna innanzitutto parlarne, proprio come ci spiegano le nostre protagoniste.

Break the Silence

In che occasione nasce il progetto?

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Break The Silence nasce nel 2020, in seguito a un episodio di catcalling subito da Mariachiara. Dopo una serata passata in compagnia di alcune amiche, dei ragazzi per strada si sono sentiti in diritto di fare commenti sessuali e sessisti; così Mariachiara ha deciso di “rompere il silenzio” e ha scritto sui social la sua esperienza. A quel punto, con un effetto a catena, tantissime persone hanno iniziato a scriverle, condividendo questa esperienza. Le altre componenti del progetto hanno iniziato a rilanciare l’iniziativa sul loro proprio profilo e pochi giorni dopo è nata la pagina.

Cosa significa per voi Break the Silence” e a chi è dedicato questo progetto?

Break The Silence per noi è un messaggio molto forte e chiaro: rompiamo il muro del silenzio che circonda le tematiche riguardanti la violenza sessuale, urliamo per cambiare la società e il mondo in cui viviamo. Il progetto è dedicato a tutt*, senza distinzione, perchè purtroppo esperienze del genere possono capitare a qualunque persona.

Cos’è per voi la violenza di genere e cosa vi colpisce/spaventa maggiormente delle testimonianze che avete raccolto?

La violenza di genere e sessuale è lo specchio di un atteggiamento culturale patriarcale ben radicato nella nostra società e non solo. È la volontà, generalmente dell’uomo, di far sentire la donna inferiore, sottomessa, umiliata, a partire da una frase, da uno sguardo, da un fischio, fino a passare alla violenza fisica. Le testimonianze che abbiamo raccolto, purtroppo, sono moltissime. La cosa più spaventosa è che spesso e volentieri la violenza è perpetrata da chi è più vicino alle persone in questione: amici, fidanzati, parenti. In sostanza coloro che si dovrebbero curare maggiormente delle vittime sono invece spesso i carnefici; oppure, ancora più sovente, tendono a minimizzare l’accaduto, a non dare importanza al dolore, al trauma, alla sofferenza delle persone che hanno subito tale violenza.

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Foto di Isabela Kronenberger tratta da Unsplash

Cento testimonianze: come si struttura il libro che avete curato?

Il libro, edito da Golem Edizioni, si chiama Break The Silence, come il nostro progetto. È strutturato in 6 capitoli, ognuno introdotto da uno degli esperti che ci segue e ci supporta fin dall’inizio. La divisione è stata organizzata per luoghi, proprio come le nostre storie in evidenza su Instagram. Ne abbiamo scelti 6, in progressione dal pubblico al privato, per mostrare come nessun ambiente, nostro malgrado, sia completamente privo di violenza e che spesso sono proprio gli ambiti più intimi a essere intaccati da forme di violenza ancora più gravi. I luoghi sono questi: luoghi pubblici, locali, online, lavoro, scuola e, infine, casa.

Che ruolo hanno le scuole, per voi, nella lotta alle violenze di genere?

Crediamo che le scuole siano fondamentali nel processo di sensibilizzazione e cambiamento culturale. È proprio dalle nuove generazioni che bisogna partire, secondo noi, per produrre un reale mutamento di pensiero. Siamo riuscite anche a intervenire in qualche scuola, in modalità online, ma il prossimo anno accademico ci piacerebbe moltissimo iniziare un vero progetto nelle scuole, Covid permettendo.

Break the Silence2

E i social media?

I social sono il nostro primo mezzo di comunicazione, quindi naturalmente sono importantissimi. Bisogna imparare però a usarli nel modo corretto, per fare sana informazione, per trasmettere dei messaggi, per aiutare le persone in difficoltà, per creare una community che combatta per cambiare il futuro del nostro Paese e non solo.

Avete in mente progetti e iniziative per il futuro?

Riguardo al futuro, ci piacerebbe avviare dei progetti con le scuole, dalle elementari all’Università, naturalmente con modalità differenti. Vorremmo portare il nostro messaggio a più persone possibili, magari facendoci aiutare e supportare dagli esperti.  In secondo luogo, stiamo cercando di organizzare un evento in collaborazione con il gruppo BNL – BNP Paribas, che dovrebbe tenersi in uno dei primi weekend di giugno, per sensibilizzare le persone anche negli ambienti di lavoro. I progetti sono tantissimi, le idee ancora di più; speriamo di riuscire a produrre davvero il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

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