5 Lug 2018

Vaccini: basterà l'autocertificazione

La neo-ministra Giulia Grillo interviene sulla legge sui vaccini voluta dalla sua collega Lorenzin. In prossimità della scadenza del 10 luglio, entro cui i genitori avrebbero dovuto presentare la documentazione comprovante la conformità dei figli alla 119/2017, viene annunciato che una circolare eliminerà questa incombenza, limitandola a un'autocertificazione.

Il 10 luglio sarebbe stato il termine ultimo, già prorogato, per presentare i documenti relativi all’avvenuta vaccinazione dei bambini e ragazzi da 0 a 16 anni, oggetto della 119 voluta lo scorso anno dall’ex ministra Lorenzin. Ma così non sarà.

 

La neo-ministra alla salute Giulia Grillo, in collaborazione con il ministero della pubblica istruzione, ha sostituito il certificato vaccinale con un’autocertificazione che i genitori stessi potranno produrre, semplificando molto la procedura.

vaccini autocertificazione 1“La volontà – ha dichiarato Grillo – è quella di alleggerire gli oneri in capo alle famiglie senza che vengano in alcun modo compromesse le positive finalità di prevenzione che vanno riconosciute, senza alcun dubbio, alle vaccinazioni”.

 

Il provvedimento è anche figlio del caos generato dalla frettolosa legge Lorenzin, che oltre a scatenare la reazione di chi batte per la libertà di scelta, ha gettato nel caos le ASL italiane, generando ingorghi, ritardi e incomprensioni che hanno portato a prorogare il termine per assolvere gli obblighi relativi alle vaccinazioni dal 10 marzo, appunto al 10 luglio.

 

Secondo la ministra non si tratterebbe di un dietrofront sui vaccini, la cui necessità è stata ribadita, ma di un “insieme di accorgimenti che rendano, progressivamente, sempre più pacifico e meno conflittuale il rapporto tra cittadino e istituzioni sanitarie e scolastiche”.

 

Questo provvedimento riporta il tema vaccini al centro della discussione mediatica e politica, evidenziando le pecche della prassi vaccinale proposta dal Governo uscente. Secondo il virologo Roberto Burioni, la presunta emergenza riguardante alcune patologie come il morbillo sarebbe rientrata, ma rimangono necessari alcuni passaggi ignorati dal provvedimento del 2017 come l’estensione dell’obbligo a categorie a rischio come gli operatori sanitari, colpiti lo scorso anno da circa 300 casi proprio di morbillo.

 

Ci auspichiamo che il dibattito riparta in maniera costruttiva e collaborativa, libero dai pesanti condizionamenti e dai toni accessi e conflittuali che lo hanno caratterizzato dodici mesi fa. Speriamo anche che sia l’occasione per ricostruire il rapporto fra il mondo della sanità e della ricerca e i pazienti, oggi caratterizzato da una diffusa carenza di comunicazione, che spesso sfocia in una vera e propria trasgressione del codice deontologico.

 

 

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