18 Set 2018

Detox: i vestiti che indossiamo sono ancora tossici?

Scritto da: Elena Risi

Nel 2011 Greeanpeace aveva lanciato Detox, una campagna per spingere i marchi di abbigliamento a rendere le loro filiere più trasparenti e sostenibili. In questi giorni è uscito Destination Zero, un rapporto che analizza i progressi compiuti dal mondo della moda per diminuire il proprio impatto ambientale.

Se è vero che l’industria della moda è il secondo settore più inquinante al mondo (subito dopo quello del petrolio), vero è anche che alcuni passi verso un graduale abbandono delle sostanze tossiche si stanno già facendo.

 

Nel 2011 Greenpeace lanciava la campagna Detox, proprio per sensibilizzare il settore della moda – comprensiva di grandi marchi nazionali e internazionali – sulla necessità di eliminare dalla filiera produttiva sostanze tossiche e nocive che vanno poi a scaricarsi nei mari inquinando il nostro pianeta. Da quel momento 80 marchi della moda, di cui 60 italiani, hanno preso un impegno: la graduale riconversione verso una produzione sostenibile.

detox1Oggi, a sette anni dall’inizio della campagna, Greenpeace Germania ha stilato un primo bilancio pubblicandone i risultati nel rapporto Destination Zero: seven years of Detoxing the clothing industry e evidenziando i progressi fatti da case di moda e aziende tessili che hanno aderito all’appello dell’Organizzazione.

 

Primo tra i più importanti cambiamenti introdotti, la trasparenza della filiera che permette di tracciare le emissioni di sostanze chimiche prodotte lungo tutta la filiera; secondo – ma non per importanza – l’eliminazione dei PFC (i composti poli- e per-fluorurati), utilizzati nei trattamenti idrorepellenti e antimacchia dal 72% dei marchi impegnati in Detox.

 

In Italia, molte delle aziende tessili del distretto di Prato hanno firmato un primo impegno collettivo per l’eliminazione delle sostanze chimiche nocive per l’ambiente e in collaborazione con Confindustria Toscana Nord è nato il Progetto Detox, un percorso di riflessione e confronto sulla campagna di Greenpeace che può diventare guida di un sempre più ampio gruppo di aziende che operano nel settore tessile.

 

Non solo grandi marchi e produzione industriali su larga scala. Sono molte le realtà più o meno piccole e artigianali che hanno scelto una moda etica e sostenibile. Dalle Officine Frida che producono abiti dagli scarti, alla Animal Free Fashion e ancora, dalla produzione di abiti in fibra di arancio di Orange Fiber alla piattaforma Dress the Change che permette di conoscere e orientarsi tra i marchi della moda etica in Italia.

 

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Dagli scarti del cacao ai fogli: una nuova carta ecologica sbarca a Genova
Dagli scarti del cacao ai fogli: una nuova carta ecologica sbarca a Genova

Breakeless club: vecchie biciclette tornano a nuova vita grazie al riciclo creativo
Breakeless club: vecchie biciclette tornano a nuova vita grazie al riciclo creativo

Suolo Urbano, a Modica un evento per parlare di sostenibilità e consumo di suolo
Suolo Urbano, a Modica un evento per parlare di sostenibilità e consumo di suolo

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Myanmar, le responsabilità dell’occidente a due anni dal golpe – #663

|

“Mi sono trasferita in campagna per dedicarmi alla terra: qui il tempo passa in modo diverso”

|

Dagli scarti del cacao ai fogli: una nuova carta ecologica sbarca a Genova

|

Il messaggio di nonviolenza di Ghandi settantacinque anni dopo

|

Monte San Primo: i cittadini si mobilitano per salvare la montagna dal business del turismo

|

Capra Libera Tutti, il santuario che salva gli animali dal mattatoio e diffonde la cultura del rispetto

|

Il nuovo progetto discusso dello Ski Dome a Cesana: una pista da sci anche in estate?

|

Bici&Radici: fiori e biciclette per portare bellezza nella metropoli