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8 Gen 2019

Bolsonaro ‘dichiara guerra’ ai popoli indigeni del Brasile

I diritti e le terre dei popoli indigeni del Brasile sono in serio pericolo. Jair Bolsonaro ha infatti inaugurato la sua presidenza affidando la responsabilità di demarcare le terre indigene al Ministero dell’Agricoltura che vede al suo vertice un ministro da tempo favorevole all’espansione dell’agricoltura all’interno dei territori dei primi popoli del paese che rischiano ora in genocidio.

Jair Bolsonaro ha inaugurato la sua Presidenza nel peggiore modo possibile per i popoli indigeni del Brasile. La decisione di togliere al FUNAI (il Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni) la responsabilità di demarcare le terre indigene per affidarla al Ministero dell’Agricoltura è praticamente una dichiarazione di guerra ai primi popoli del paese.

 

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Tereza Cristina, il nuovo Ministro dell’Agricoltura, si oppone da tempo ai diritti territoriali indigeni ed è a favore dell’espansione dell’agricoltura all’interno dei loro territori. È un assalto ai diritti, alle vite e ai mezzi di sussistenza dei popoli indigeni del Brasile: se le loro terre non saranno protette, rischiano il genocidio. E intere tribù incontattate potrebbero essere spazzate via.

 

Questo attacco ai primi popoli del paese è anche un attacco al cuore e all’anima stessa della nazione. Il furto dei territori indigeni getta infatti le basi per la catastrofe ambientale. I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale: le prove dimostrano che sanno prendersi cura dei loro ambienti e della fauna meglio di chiunque altro.

Immagine dalle proteste indigene a Brasilia, aprile 2018. 'Abbiamo dipinto di rosso le strade a simboleggiare quanto sangue è stato versato nella lotta per la protezione delle terre indigene', ha spiegato la leader indigena Sonia Guajajara. © Marcelo Camargo/Agência Brasil

Immagine dalle proteste indigene a Brasilia, aprile 2018. ‘Abbiamo dipinto di rosso le strade a simboleggiare quanto sangue è stato versato nella lotta per la protezione delle terre indigene’, ha spiegato la leader indigena Sonia Guajajara. © Marcelo Camargo/Agência Brasil

Gli indigeni stanno già opponendo resistenza. “Non vogliamo essere spazzati via dalle azioni di questo governo. Le nostre terre giocano un ruolo fondamentale nel preservare la biodiversità” hanno detto gli Aruak, i Baniwa e gli Apurinã.“Siamo persone, esseri umani, il nostro sangue è come il suo Signor Presidente; nasciamo, cresciamo… e poi moriamo nelle nostre terre sacre, come ogni persona sulla Terra. Siamo pronti al dialogo, ma siamo anche pronti a difenderci”.

 

Sonia Guajajara, leader indigena e candidata alla vice presidenza nelle elezioni 2018, ha dichiarato: “Resisteremo. Se saremo i primi popoli a essere attaccati, saremo anche i primi a reagire”. “Abbiamo il diritto di esistere. Non ci tireremo indietro. Denunceremo questo governo in tutto il mondo” ha dichiarato l’APIB, Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile.

 

“Survival International è da 50 anni al fianco dei popoli indigeni del Brasile – per la loro sopravvivenza, per la protezione dei territori a più alta biodiversità del paese, per la salute del nostro pianeta e per tutta l’umanità” ha dichiarato il Direttore generale di Survival, Stephen Corry. “Continueremo a lavorare instancabilmente perché i loro diritti e le loro terre siano pienamente rispettati e difesi.”

 

 

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