25 Nov 2019

Non date la colpa al maltempo

Il crollo del ponte in Liguria, le esondazioni in Piemonte e molti altri gravi avvenimenti degli ultimi giorni hanno tutti una causa comune: la pessima gestione di un territorio che non è più capace di fronteggiare eventi atmosferici generati da un clima in mutazione.

Savona - Nella giornata di ieri è crollato un ponte dell’autostrada A6 Torino-Savona. Solo un miracolo ha evitato che il disastro si trasformasse in tragedia. «Dai primi sopralluoghi emerge che a far crollare il viadotto è stata una grandissima frana che si è staccata dal monte che fiancheggia il viadotto partendo molte centinaia di metri più in alto», ha spiegato il governato della Regione Liguria Toti.

maltempo 3

I ricordi vanno subito al drammatico crollo del ponte Morandi, ma le differenze con l’episodio di Genova sono molte. Anche perché quello di Savona è stato solo il più eclatante dei numerosi episodi che hanno colpito la Liguria e altre zone d’Italia negli ultimi giorni, per i quali molti si sono affrettati a incolpare il maltempo, dimenticando il ruolo che ha giocato un altro fattore determinante, di origine prettamente antropica: il dissesto idrogeologico.

Meno di un mese fa le ultime gravi avvisaglie in Liguria e in Piemonte, con alluvioni, esondazioni e smottamenti che hanno causato un morto e diversi sfollati. Ma questo problema ha radici più profonde. Oggi quasi il 70% dei Comuni italiani, ovvero più di 5500, è classificato ad alto rischio idrogeologico. Le cause sono molteplici e vanno dalla cementificazione del territorio alla deforestazione.

In Italia oggi ogni giorno 14 ettari di terra vengono cementificati e, non a caso, proprio Alessandria è fra i primi posti nella classifica delle aree con un più elevato tasso di incremento di superficie artificiale. È nel capoluogo piemontese che si è registrata una vittima questo fine settimana, una donna travolta da una piena del fiume Bormida mentre viaggiava con la sua auto.

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«Molte di queste piogge sono causate dai cambiamenti del Mediterraneo. È molto più caldo rispetto a qualche anno fa, e questo è importante soprattutto in autunno, quando le perturbazioni iniziano a entrare con frequenza», spiega il meteorologo Andrea Giuliacci, che aggiunge in merito alla situazione in Liguria: «In Italia le regioni nord-occidentali sono particolarmente sensibili semplicemente perché la maggior parte delle perturbazioni arriva da ovest, avendo un’origine atlantica. Inoltre bisogna considerare la particolare conformazione della Liguria, che è una regione costiera nel cui entroterra ci sono rilievi piuttosto importanti. Quando le correnti umide incontrano questi rilievi, sono costrette a condensare rapidamente enormi quantità di vapore, ed è così che nascono piogge molto intense».

maltempo 2

Alla luce di queste considerazioni, appare davvero folle la politica di gestione del territorio di questa e di molte altre regioni italiane, che si disinteressano completamente dei vincoli e del buon senso in favore dell’urbanizzazione, molto più remunerative per le casse pubbliche e private. «Il bacino idrografico deve essere considerato elemento base per un adeguato governo del territorio – sostiene il WWF in una nota –, per riprogettare un’azione urgente, efficace e concreta per la mitigazione del rischio, la prevenzione e l’avvio di un’efficace azione di rinaturazione diffusa».

Ai costi ambientali, si aggiungono anche quelli economici: «In Italia ogni anno si spendono una media di 5 miliardi di euro per i danni materiali causati da eventi naturali – osserva Silvio Seno, presidente della “Federazione italiana di scienze della Terra” – dei quali 1,2 miliardi sono direttamente ascrivibili al dissesto idrogeologico. E questo senza considerare la perdita in vite umane».

Anche i ragazzi e le ragazze dei Fridays for Future insistono sul “fraintendimento” – che forse sarebbe più appropriato chiamare “mistificazione” – generato dal messaggio fatto circolare dai mezzi d’informazione: «Dite la verità. Parlate della Crisi Climatica per quello che è: non chiamatelo “maltempo”», scrivono in un comunicato.

Impariamo dunque a chiamare le cose con il loro nome e a riconoscere le enormi responsabilità umane in questi tragici avvenimenti. E se vi sentite impotenti di fronte a quanto sta succedendo sappiate che non è così. Se non sapete come agire cominciate facendovi un giro in piazza venerdì 29 novembre, in occasione del quarto sciopero globale sul clima.

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