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3 Dic 2019

Antibiotici negli allevamenti: vendite in Italia fra le più alte nell’UE

Scritto da: Redazione

Circa il 70% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali e siamo secondi nella classifica dei paesi UE per la vendita di antibiotici destinati agli allevamenti. A sottolinearlo è l’associazione animalista CIWF Italia che fa spiega in che modo l’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi contribuisce alla diffusione dell’antibiotico resistenza, divenuta un’emergenza sanitaria mondiale.

Nonostante un recente trend di riduzione, le vendite di antibiotici destinati agli allevamenti restano estremamente alte in Italia secondo i dati riportati dall’ultimo report dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), il nostro Paese è infatti secondo solo a Cipro. Anche se l’uso sta diminuendo, rimane comunque 2,5 volte più alto della media europea e fra 20 e 50 volte più alto di paesi come la Svezia e l’Islanda.

In Italia oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono usati per l’uso di massa nei mangimi o nell’acqua, mentre in Svezia e in Islanda più del 90% è usato per trattamenti individuali. Questo mostra che nel nostro Paese è ancora scarso lo sforzo per limitare l’uso di questi farmaci fondamentali negli allevamenti. In Italia quasi il 70% degli antibiotici venduti sono destinati agli animali negli allevamenti. (1)

Secondo uno studio condotto dall’ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) e pubblicato su The Lancet, l’Italia ha il più alto numero di morti causate da infezioni resistenti agli antibiotici in UE. Oltre 10.700 persone muoiono ogni anno nel nostro Paese, 33.000 in tutta l’UE.

L’uso di antibiotici nella medicina umana è la principale causa della resistenza nelle infezioni umane, ma anche l’abuso di antibiotici negli allevamenti contribuisce in maniera significativa. Somministrare antibiotici agli animali in grandi quantità porta all’emergenza di batteri antibiotico – resistenti che possono trasmettersi alle persone tramite il cibo o l’ambiente e possono, in ultimo, causare infezioni antibiotico resistenti.

Per questa ragione l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha chiesto che tutti i Paesi non somministrino più antibiotici agli animali sani, cosa che accade nei trattamenti di massa e preventivi. Coerentemente con questa richiesta, a partire dal gennaio 2022 un nuovo Regolamento UE vieta l’uso routinario degli antibiotici, inclusi anche i trattamenti preventivi ai gruppi di animali. Il grandissimo uso di antibiotici negli allevamenti italiani è indice del fatto che i trattamenti preventivi siano molto probabilmente molto comuni.

Attualmente in Italia non sono disponibili dati sul consumo di antibiotici per specie, ma da aprile 2019 è diventata obbligatoria la ricetta elettronica, che rende disponibili i dati di consumo per specie. CIWF chiede alle Regioni e al Ministero della Salute di pubblicare questi dati non appena saranno disponibili, in un’ottica di trasparenza e per creare la giusta pressione sulle filiere e le regioni  che consumano di più.

Cóilín Nunan dell’Alliance to Save Our Antibiotics ha dichiarato: «L’Italia ha bisogno di intraprendere azioni importanti per prepararsi al divieto europeo sui trattamenti di gruppo del 2022. L’eliminazione graduale dell’uso routinario degli antibiotici deve avvenire molto più velocemente di quanto non stia effettivamente succedendo e l’allevamento deve migliorare i propri standard per ridurre i livelli di malattie, altrimenti il divieto del 2022 arriverà come un grande shock per gli allevatori italiani, perché non potranno più affidarsi alla somministrazione routinaria degli antibiotici ai loro animali».

Annamaria Pisapia, Direttrice di CIWF Italia Onlus ha dichiarato: «Anche se i dati sui consumi effettivi di antibiotici non sono ancora pubblici, è evidente dal rapporto EMA che la nostra zootecnia è tuttora pesantemente dipendente dai farmaci. Le condizioni negli allevamenti italiani, infatti, sono ancora estremamente intensive e gli antibiotici sono il mezzo a cui si ricorre per mantenere in vita gli animali. Ancora una volta diciamo a chiare lettere che non vi può essere sostenibilità in zootecnia senza una radicale inversione di rotta verso sistemi di allevamento più rispettosi del benessere animale e, quindi, della salute delle persone. Attediamo quindi da Regioni e Ministero della Salute i dati sul consumo: i cittadini hanno il diritto di sapere».
 
(1) ECDC/EFSA/EMA second joint report on the integrated analysis of the consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and food-producing animals.

#IoNonMiRassegno 5/12/2019

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