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11 Dic 2019

“La Medicina che vorrei è personalizzata, integrata e umanizzata”

Scritto da: Annalisa Jannone

L'uomo non è né un oggetto né una macchina, ma una realtà estremamente complessa che oggi, per la sua cura o il suo mantenimento in salute, ha bisogno di una medicina personalizzata, integrata e umanizzata. Parte da questo presupposto l'ultimo libro del dottor Roberto Gava che, dopo quarant'anni di pratica medica, riporta le sue riflessioni sul significato della malattia e sulla crisi della figura del medico.

“La medicina che vorrei. Personalizzata, integrata e umanizzata”. È questo il titolo dell’ultimo libro del dottor Roberto Gava, cardiologo, farmacologo clinico ed esperto di medicina integrata.

La Medicina che Vorrei: Personalizzata, Integrata e Umanizzata
Dopo quarant’anni di pratica medica, riflessioni e consigli sulla malattia e sui trattamenti medici attuali
Voto medio su 6 recensioni: Buono
€ 19,90

Il testo pone in maniera forte la necessità di una riflessione su cosa voglia dire essere medico al giorno d’oggi e quali siano le reali opportunità di cura della medicina moderna. Gava parla a tutti e in un linguaggio semplice riesce ad affrontare i temi legati alla salute, alla malattia, ai ruoli di chi è paziente o professionista con uno sguardo complessivo su tutte gli aspetti che compongono il puzzle del mondo medico.

A mio parere un aspetto molto interessante che Gava tratta è la funzione del medico come maestro, come accompagnatore nel percorso di guarigione e di conoscenza di se stessi. Infatti – sia per gli aspetti pratici degli stili di vita e delle terapie possibili, sia per l’approccio psicologico e spirituale sul senso profondo di ciò che accade – il medico dovrebbe essere una guida, un educatore.

La relazione del dottor Roberto Gava ad un convegno di qualche anno fa

Il metodo scientifico e la Medicina Basata sulle Prove (EBM) sono un importante pilastro dell’esercizio della professione ma l’essere umano è molto più complesso e dinamico e non può essere studiato solo dalle leggi statistiche e matematiche. Appartengono all’uomo percezioni, sentimenti, convinzioni e prospettive che possono essere affrontate attraverso conoscenze non riduzioniste e capacità relazionali fatte di interpretazioni e linguaggi diversi.

Le leggi della natura descrivono meccanismi non lineari, relazioni interdipendenti dei sistemi, fenomeni non omogenei che sono tutti in relazione tra loro, ai diversi livelli, e concorrono a definire la singola persona fatta di corpo, mente e spirito.

Al paziente, quindi, si restituisce un significato più completo e approfondito del suo disagio, della sua storia e quindi più efficacemente “trattabile”. Così il medico dovrebbe approfondire la conoscenza dell’Uomo in tutti i suoi aspetti sapendo che si ha a che fare non solo con cellule, organi e tessuti e che non si parla solo di parametri misurabili e riproducibili ma anche di aspetti immateriali, di dinamiche di adattamento e di compensazione con regole precise, molto spesso prevedibili.

Quindi la futura medicina dovrà necessariamente avere la caratteristica di essere personalizzata su quella specifica persona non valutabile solo dalla manifestazione della malattia che nella pratica più comune è solo l’ultimo evento visibile, la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma che proviene da squilibri di anni, da scorretti stili di vita, da poca conoscenza e attenzione a se stessi e da altri aspetti che è importante prendere in considerazione.

Franco Berrino e Roberto Gava

Il medico deve essere in grado di aver acquisito più competenze e conoscenze possibili sulle diverse opportunità terapeutiche a disposizione per meglio personalizzare la cura. Solo se il professionista saprà integrare metodi e saperi, che reputa efficaci, anche oltre le linee guida della medicina industriale e convenzionale, potrà rispondere a quelle che sono le sempre più emergenti esigenze di molti: essere guardati e ascoltati con maggiore profondità ed essere aiutati globalmente per risolvere il malessere complessivo, la paura, la sfiducia oltre che il malfunzionamento di quell’organo. Le medicine energetiche, naturali e tradizionali spesso definite non convenzionali (CAM) hanno la capacità di essere molto più mirate e rispettose dell’intero organismo e riescono ad agire su aspetti dove la farmacologia non riesce ad arrivare.

Infatti solo l’intero organismo riesce a sostenere la funzionalità della parte più debole, quella “malata” e quindi diventa fondamentale agire sempre anche su tutto il sistema perché lì c’è la forza per ristabilire le giuste dinamiche. È l’intero organismo che agisce, che regola, che difende e che sostiene la vita. Le medicine energetiche e tradizionali (l’Omeopatia, la Medicina Tradizionale Cinese e molte altre) sono un bagaglio conoscitivo molto importante per capire cosa poter fare. Tanto più che le patologie definite croniche sono spesso in realtà delle patologie che non si è riusciti a risolvere con l’uso dei soli farmaci di sintesi. Ora i professionisti vedono molte persone, dipendenti dalle terapie farmacologiche, a cui viene stabilizzato uno o più parametri ma con un indebolimento e una perdita di energia generale, che sarebbe invece la vera risorsa curativa.

Appartiene sia al ruolo del medico che a quello del paziente la presa di responsabilità della propria vita e delle proprie scelte. Scienza, conoscenza, consapevolezza e ricerca personale sono elementi da integrare nel percorso di ognuno. E Gava pensa che sia proprio il medico, con il riconosciuto potere ancestrale presente in ogni civiltà, ad indicare la direzione, come propria missione di vita. Ma questo presuppone che il medico e il paziente possano scegliere di volta in volta cosa fare, come, quando.

La libertà di scelta terapeutica è un valore acquisito in anni di negoziazione civile e politica. Nel percorso di cura libertà e responsabilità vanno di pari passo e sono il traino per un cambiamento davvero più soddisfacente, più evolutivo, più amorevole oltre che per una maggior efficacia di cura.

Invece capita troppo spesso che il medico debba adattare il paziente alle Linee Guida istituzionali, calate dall’alto, uguali per tutti e soggette alle lobbies dei “Poteri Forti” e del consumismo farmaceutico. Roberto Gava nel libro la chiama “medicina amministrata” (termine utilizzato dal professor Ivan Cavicchi), che vuole sostituirsi a ciò che il medico, in quel singolo caso e per la propria esperienza, ritiene maggiormente utile fare.

Il libro tratta molti temi che, anche per persone senza una competenza specifica, possono essere utili per capire meglio cosa può esserci dietro ad un evento patologico più o meno grave o quali opportunità per trattare le patologie. Il lettore troverà come la malattia possa essere indagata e quindi con quale approccio o con quali aspettative chiedere l’aiuto del medico.

Molti i riferimenti ai contributi di colleghi, molti gli esempi e le spiegazioni. Ciò che importa è continuare ad imparare senza chiusure culturali, senza dogmi e volendo mettere a disposizione disinteressata la propria esperienza. La sincera intenzione di essere d’aiuto è un potere di cui essere molto più consapevoli. Questo aiuterebbe gli stessi medici ad incarnare lo spirito di ciò che la propria professione li chiama ad agire e a migliorare continuamente con umiltà e soddisfazione.

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