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3 Gen 2020

Cuore Verde: la fattoria familiare che coltiva erbe aromatiche e promuove la biodinamica

Scritto da: Annalisa Jannone

Emanuele Tellini racconta della fattoria Cuore Verde, frutto della passione per l’Antroposofia e per l’agricoltura Biodinamica e di come questa gli abbia permesso di condurre una vita basata su principi di cura e rigenerazione dell’ambiente, della biodiversità e delle persone. La Biodinamica è un settore in crescita con favorevoli dati economici e sempre più supportata dalle crescenti richieste di parte della popolazione, anche in Italia.

La fattoria Cuore Verde, a Castel Focognano in provincia di Arezzo, nasce nel 2006. Oggi è una piccola realtà biodinamica di circa 12 ettari, a conduzione familiare, nata della passione per un’agricoltura volta alla sperimentazione di un sistema agroecologico, ad impatto zero.

Intervisto Emanuele Tellini, coproprietario di Cuore Verde: «Tutto inizia dall’incontro con la filosofia di Rudolf Steiner: l’Antroposofia. Poi il corso di agricoltura Biodinamica è stato determinante per iniziare questo progetto.

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La Biodinamica è un metodo ben preciso di coltivazione: non ci si può improvvisare ma bisogna essere ben preparati e aver studiato tutte le sue regole e ci va tempo per osservare e per capire di cosa c’è veramente bisogno per sostenere quel sistema nel suo insieme».

È un sistema di produzione che mira a riprodurre nell’azienda un modello agro-ecologico basato su principi vitali come la sinergia e l’interconnessione tra suolo, animali, coltivazioni, boschi e attività umane in grado di rigenerare le risorse. Tutto concorre alla crescita e alla cura del sistema attraverso la cooperazione dei diversi componenti.

«È per questo che noi usiamo esclusivamente il letame dei nostri animali e anche i semi delle nostre piante, esse imparano ad adattarsi anno dopo anno a questo equilibrio. Anche i parassiti, le infestanti, le lumache che ti mangiano l’insalata saranno cibo per altri animali. Così si compone un organismo agricolo. La presenza, nell’equilibrio, di ogni componente nutrirà altri animali o il terreno stesso e quel nutrimento tornerà in un circolo virtuoso al tuo “organismo agricolo” rigenerandolo continuamente. 

Il contadino partecipa al processo osservando l’intero sistema e intervenendo dove reputa sia necessario. Così ogni “organismo agricolo” è diverso dall’altro e alla fine ogni prodotto di quell’azienda sarà caratteristico di quel progetto. Una individualità che produce prodotti unici.

Al contrario l’agricoltura convenzionale è una esecuzione di protocolli che prevedo l’uso più o meno massiccio della chimica e che ottiene prodotti standardizzati perché adattati al sistema di produzione meccanico dove l’unico obiettivo è il margine maggiore di guadagno senza tenere conto degli equilibri della natura e dei suoi ritmi. 

La necessità di realizzare un equilibrio naturale non ci ha permesso di ottenere una immediata entrata nelle casse aziendali. Però una volta che si è stabilito viene mantenuto con costi irrisori. Tanto per fare un esempio la voce “concimazione” ha un costo pari a circa 150 euro l’ettaro l’anno».

In generale, secondo il rapporto Bioreport 2017-2018, il fatturato medio annuo per ettaro è molto maggiore nella Biodinamica che nell’agricoltura biologica e in quella convenzionale di quasi tre volte: 13.000 euro a ettaro nei campi biodinamici, certificati Demeter, a fronte dei 2.441 euro di un’azienda biologica e dei 3.207 euro di un’azienda convenzionale. Oltre la metà delle aziende certificate Demeter si trova nell’Italia settentrionale e in particolare in tre regioni italiane: Trentino Alto Adige, Piemonte ed Emilia-Romagna che da sole ospitano il 45% delle aziende biodinamiche italiane. L’Italia ha un consumo interno di prodotti biodinamici inferiore a paesi Europei come Germania e Olanda ma risulta essere quella che esporta maggiormente all’estero. Quindi importiamo quasi del tutto le erbe più “industriali” ed esportiamo quelle di maggior valore nutrizionale.

Continua Emanuele: «Noi oggi coltiviamo principalmente erbe aromatiche e officinali (circa 20mila piante), ortaggi (5mila m2), olivi (15mila m2), prati a pascolo (30mila m2) per i nostri ovi-caprini per la produzione di letame non per la produzione di latte.»

Le erbe aromatiche e officinali sono il settore più importante per la produzione di Tisane e di Oli Essenziali. A Cuore Verde la raccolta si fa a mano, foglie e fiori vengono commercializzati interi e non triturati per far vedere il prodotto originario e l’essiccazione è naturale. 

Le erbe normalmente in commercio, prevalentemente di origine straniera, sono sminuzzate indistintamente con pale che pre-cuociono il materiale facendo perdere l’aroma e la capacità curativa. Invece se ben gestite le piante sono una risorsa medicinale naturale importante. La Lavanda e la Melissa sono utilissime per l’ansia e l’insonnia così come la Malva è un ottimo emolliente per le mucose del sistema digerente.

Lo stesso Steiner riteneva che l’Ortica fosse la pianta più depurativa, oggi la utilizziamo anche per le proprietà rimineralizzanti. «Ma bisogna avere un prodotto di prima qualità dove le forze vitali siano state supportate e protette così come i valori nutrizionali e i cicli naturali caratteristici».

Molto importante per la sostenibilità economica di questo progetto è stata la collaborazione con La Grande Via, l’associazione del prof. Berrino, medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, poco distante dalla Fattoria.

La possibilità di entrare a far parte della Guida Nomade che raccoglie aziende virtuose, a cui Italia che Cambia collabora, e di poter far conoscere le caratteristiche del proprio lavoro ad un pubblico già molto sensibilizzato verso una buona alimentazione, uno stile di vita salutare e un’attitudine alla spiritualità, può determinare la riuscita un progetto

«La cura della terra e dell’ambiente va di pari passo con la cura delle persone e della società  per chi sceglie di vivere non di un mestiere ma di una passione. Il mio sogno è riuscire a dialogare anche con chi è molto distante da me come mentalità per cercare insieme di ricreare quelle connessioni perdute con la Natura che rigenerebbero le nostre vite».

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