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9 Apr 2020

Non dimentichiamoci di tutto il resto

Scritto da: Flaviano Bianchini

Sui giornali sembra essere sparita ogni traccia delle questioni non riguardanti l’emergenza Covid19. Eppure, sebbene cadute nel silenzio mediatico o sepolte dalla miriade di informazioni riguardanti il coronavirus, le altre urgenze sociali, sanitarie ed economiche del mondo non sono scomparse con la diffusione del virus. Pubblichiamo la una riflessione di Flaviano Bianchini, fondatore di Source International e tra i fellow di Ashoka.

Il 22 marzo era la giornata mondiale dell’acqua. Qualche giorno prima mi era stato chiesto di fare un breve video per parlare del prezioso liquido. Sarebbe andato a formare un video più lungo insieme ad altri video fatti da altre persone e/o organizzazioni che si occupano dell’argomento.

Ho fatto il mio video dal piccolo terrazzino di casa mia. Chiuso in casa, come tutti. Ho parlato del consumo indiretto dell’acqua. Ho raccontato che per risparmiare l’acqua che serve a produrre un grammo d’oro bisognerebbe chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti per più di mille anni. Ho raccontato che per risparmiare l’acqua necessaria per una fede nuziale bisognerebbe che entrambi i coniugi non si facciano mai la doccia per oltre 5 anni (con ovvie conseguenze sul matrimonio direi…). Sul finire del video ho ricordato che è giusto e sacrosanto che ora ci concentriamo sulla lotta alla pandemia

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Ricordiamoci però che nei primi tre mesi dell’anno sono morte di COVID19 circa 40.000 persone (1), per lo più anziane (fonte OMS); negli stessi tre mesi la mancanza di acqua potabile ha mietuto circa 894.000 vittime, per lo più bambini (fonte OMS). L’inquinamento dell’aria nello stesso periodo ha causato circa 1,75 milioni di vittime (fonte OMS).

Ho concluso il video dicendo che sarebbe bello se, una volta finita questa crisi, potessimo avviare uno sforzo simile a quello che stiamo compiendo contro il coronavirus per combattere tutti gli altri problemi che affliggono l’umanità. Bene. Monto il video con un po’ di immagini: niente bambini malati, mamme che piangono o cose del genere, più che altro foto di fiumi e laghi inquinati e di giganti miniere a cielo aperto. E lo mando alla redazione. Due giorni dopo mi arriva una mail di notifica: il video non è stato inserito nel prodotto finale. Censura, la definirei io con un termine forse un po’ fuori moda. La motivazione è stata che “vista la situazione già molto pesante non abbiamo voluto sovraccaricare il video con notizie negative”.

Ma se da noi c’è il coronavirus significa che i bambini non muoiono più per mancanza di acqua? Che un morto per polmonite da COVID19 deve oscurare un morto da cancro ai polmoni dovuto all’inquinamento? I nostri ospedali vicini al collasso devono farci dimenticare che in questo momento nel mondo ci sono 800 milioni di persone malnutrite? E se proprio non vogliamo guardare più in là del nostro paese: dobbiamo ora dimenticarci delle carceri sovraffollate? Dei braccianti agricoli sfruttati? Delle disuguaglianze croniche? Dei richiedenti asilo che muoiono sulle nostre spiagge? Dei femminicidi? Della mafia e della camorra?

La quarantena mi porta, come un po’ tutti, a leggere molti più giornali del solito. Sfoglio grandi quantità di quotidiani (anche i cartacei che ricevo in pdf) e, se si escludono le onnipresenti notizie sul calcio, praticamente non c’è nessuna notizia che non sia inerente al coronavirus. Tutto d’un tratto nel mondo non succede più nulla. Eppure in Yemen c’è un’atroce guerra, con annessa carestia, che continua. In Libia (quindi a pochi km dalle nostre coste) c’è una brutale guerra civile e decine di campi di concentramento sostanzialmente finanziati da noi. In Siria ci sono milioni di rifugiati interni e in molte zone si combatte ancora. In Grecia ci sono migliaia di richiedenti asilo ammassati in uno spazio minuscolo e malsano, con gruppi neonazisti provenienti da mezza Europa che li aspettano non appena provano a mettere il naso fuori da quello spazio. A Gaza ci sono una mezza dozzina di casi di COVID19 e circa 700 persone in attesa di trattamenti ospedalieri per le ferite riportate dopo i bombardamenti del 2018.

Le multinazionali continuano a fare i loro affari e ad accaparrarsi risorse e terre nei paesi più poveri (vi stupirete di sapere che, nei primi tre mesi dell’anno, 4 delle 5 più grandi imprese minerarie del mondo hanno visto il valore delle loro azioni crescere!).

L’inverno appena trascorso è stato il più caldo della storia, con 3,4° in più della media. Nulla di tutto ciò compare più sui giornali. Orban è diventato il primo dittatore di Europa del terzo millennio e la notizia ha trovato mezza pagina di spazio solo perché in qualche modo legata al virus. Il giorno dopo era già sparita da tutti i giornali e, ovviamente, anche dall’agenda dell’Unione Europea. Probabilmente se non avesse tirato in causa il virus se la sarebbe cavata con un trafiletto a pagina 28.

Il coronavirus ha colpito quasi tutto il mondo. Quasi. Nell’Africa sub-sahariana sta colpendo molto poco. Molti approfittano di questa storia per tirare fuori teorie razziste che non stanno né in cielo né in terra (negate anche dai dati che arrivano dagli USA, dove le persone di colore sono di fatto più colpite, soprattutto perché vivono in spazi più stretti e più densamente abitati). Alcuni studiosi suggeriscono che alte temperature e alta umidità riducano leggermente il contagio, ma c’è anche un altro aspetto cruciale. Il virus colpisce maggiormente persone con più di 65 anni. E nell’Africa sub-sahariana a 65 anni ci arrivano in pochissimi!

Assenza di acqua potabile, malattie dimenticate (malaria, febbre gialla, tubercolosi, HIV/AIDS), guerre e violenza in generale fanno sì che a 65 anni non ci arrivi quasi nessuno. In Italia gli over 65 sono il 22,8% della popolazione. Nell’Africa sub-sahariana il 3,3%. Ma delle ragioni per cui così pochi di quegli esseri umani uguali a noi, ma con la pelle di colore diverso, arrivino a quell’età non frega nulla a nessuno. Noi facciamo video di tutti i tipi per imparare a lavarci le mani: strofina sopra e sotto, i pollici, poi gli incavi tra le dita, e non dimenticarti la punta delle dita; almeno 30 secondi, meglio un minuto. Ma, secondo le Nazioni Unite, 790 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua e 1,8 miliardi non hanno accesso a un bagno. Come se le lavano le mani loro? A qualcuno interessa?

Il coronavirus sta portando a galla il meglio e il peggio della nostra società, e ci sta dando moltissimi spunti di riflessione proprio su quali siano le nostre priorità.

La grande miniera a cielo aperto di Cerro de Pasco, Perù

Il Coronavirus in Cina ha causato circa 3.300 vittime (non credete ai video con 40.000 urne; c’era un lock-down completo in una zona con 50 milioni di persone: quelle erano le urne di tutti i morti di quel periodo, e non solo di quelli per COVID19. Nonostante la Cina sia uno dei posti meno trasparenti al mondo pensare di riuscire a nascondere 40.000 morti nel 2020 è pura fantascienza.) Secondo uno studio di Marshall Burke dell’università di Stanford, la riduzione dell’inquinamento atmosferico dovuto allo shut-down imposto dal governo cinese ha salvato tra le 50.000 e le 75.000 vite umane, inclusi tra i 1.400 e i 4.000 bambini. Studi simili non sono ancora stati fatti sulla pianura padana ma le immagini satellitari e i dati delle centraline atmosferiche parlano chiaro: la riduzione dell’inquinamento atmosferico in una delle zone più contaminate d’Europa è enorme.

“Sto dicendo che il virus fa bene alla salute? No. Sto dicendo che il modo in cui opera la nostra economia ha degli impatti enormi sulla salute, e ci è voluta una pandemia per scoprirlo”. Questo è stato il commento di Burke, intervistato dalla CNN. Ed è difficile non essere d’accordo. Ma il problema è che anche questo è fuori da tutti i media e da tutti i discorsi di questi giorni. Il mondo si sta interrogando solo ed esclusivamente su due cose: come sconfiggere il virus e come rilanciare l’economia. E con il petrolio ai minimi storici non aspettiamoci di certo un rilancio diverso da quello che abbiamo sempre visto fino a qui. Ritorneremo ad avere migliaia di morti per inquinamento e per assenza di acqua come se nulla fosse. Non dobbiamo minimizzare il virus né tantomeno sottovalutarlo e gli sforzi che stiamo facendo sono giusti, ma come ci ha ricordato Burke: il nostro modello economico è malato, c’è voluta una pandemia per scoprirlo; ma basterà una pandemia per risolverlo?

  1. Ad oggi, 9 aprile 2020, sono 80mila le morti legate al Covid-19 nel mondo.

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