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23 Set 2020

Officina del Fare e del Sapere: la scuola che punta su esperienza diretta ed educazione diffusa

L'Officina del Fare e del Sapere è un innovativo progetto educativo frutto della fusione di diversi approcci pedagogici, da quello steineriano all'outdoor education. In questo percorso scolastico gli studenti vengono affiancati anche da "maestri" d'eccezione, dagli artigiani ai richiedenti asilo.

Tornano sui banchi – ma non solo – anche gli studenti dell’Officina del Fare e del Sapere, l’innovativo percorso di educazione parentale nato in seno all’Associazione di Promozione Sociale La Chiocciola, a Gubbio. L’iniziativa, elaborata a partire dal 2018 da un gruppo di genitori assieme alla pedagogista e counselor Nicoletta Sensi, propone ai ragazzi una rielaborazione originale fra diversi approcci pedagogici alternativi.

«Abbiamo cercato di prendere quello che ci sembrava più adatto per i nostri figli dalle varie correnti pedagogiche – dalla steineriana, alla montessoriana, includendo anche vari aspetti dell’outdoor education. Un’influenza importante, inoltre, è stata quella dell’esperienzialità e dell’educazione diffusa. In particolare, il professor Paolo Mottana dell’Università Bicocca di Milano e l’architetto Giuseppe Campagnoli, autori di alcuni libri sull’educazione diffusa, sono stati delle importanti fonti di ispirazione e ci hanno supportato nel processo di costruzione della scuola», ci ha raccontato Fabio Artruso, uno dei genitori promotori del progetto.

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Il primo anno – l’anno scolastico 2019/2020 – pur vedendo il gruppo alle prese con la sua prima esperienza e colto di sorpresa dalla pandemia, si è svolto generando grandi soddisfazioni per i ragazzi, per i genitori coinvolti nella progettazione e per le figure che hanno interagito con l’Officina.

Fra le esperienze più significative c’è stata la collaborazione con vari artigiani presenti sul territorio: figure che spaziavano dal fabbro, al falegname, dallo scalpellino al ceramista, dal restauratore al vasaio, dalla libraia alla lavoratrice del gesso fino alla sarta hanno aperto le proprie botteghe ai ragazzi e li hanno affiancati nella creazione di manufatti volti ad abbellire la scuola. «Ogni studente è riuscito a trovare l’artigiano più in linea con le sue corde e ad acquisire una manualità incredibile. Anche dal punto di vista degli artigiani si è trattata di un’esperienza interessante.

Se all’inizio, infatti, erano un po’ restii non avendo mai fatto esperienze di questo tipo ed essendosi persa la tradizione dell’apprendistato in bottega, già dopo due incontri l’atmosfera era molto cambiata. A fine lavoro, più di un artigiano è rimasto tanto stupito dall’abilità dei ragazzi da dire che se avessero l’età li assumerebbero e tutti si sono resi disponibili a proseguire il percorso che abbiamo avviato», ci ha spiegato Fabio. Quest’anno, in più, è previsto una preparazione ed un accompagnamento tale che gli studenti, attraverso l’esperienza in bottega, possano avviare delle riflessioni e delle ricerche, esplorando temi che vanno dalla storia alla matematica, dalle scienze all’educazione tecnica, che poi riporteranno e andranno a trattare a livello didattico in classe.

Un’altra esperienza significativa che ha caratterizzato il primo anno dell’Officina del Fare e del Sapere è stata la collaborazione con un il progetto SPRAR del Comune di Gubbio, ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. I ragazzi dell’Officina, una volta alla settimana, hanno incontrato i ragazzi immigrati nei locali della Biblioteca Sperelliana di Gubbio, condividendo conoscenze ed esperienze – lingue, geografia, storia, ma anche cultura e tradizioni. Non sono poi mancate delle esperienze più piccole, ma di valore, come cucinare con il supporto e la guida di un “nonno” membro dell’associazione i pranzi da consumare nei giorni “lunghi”.

Quest’anno, l’Officina del Fare e del Sapere, oltre a riproporre una pluriclasse in cui formare i ragazzi che dovrebbero frequentare la scuola secondaria di primo grado, si è impegnata a dare vita a un percorso di educazione parentale di orientamento per la scuola superiore. Il biennio, in particolare, è stato sviluppato attorno ad un progetto specifico di resilienza alimentare detto GRAAL – Gruppo Resiliente di AlimentAzione Locale. Il periodo di “reclusione”, infatti, ha messo in evidenza la vulnerabilità e l’insostenibilità dell’attuale sistema di produzione e di consumo, stimolando il gruppo di genitori a riprendere il controllo della filiera alimentare e a dare vita ad un innovativo progetto educativo capace di esplorare e di approfondire il tema, come di creare consapevolezza rispetto ad uno stile di vita più sostenibile.

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