26 Nov 2020

Giorgio, l’artista della valle che ha ridato vita a un borgo di montagna

Scritto da: Lorena Di Maria

Giorgio Sartoretti, che tutti conoscono come “Giorgio da Valeggia” è un artista che quarant’anni fa ha deciso di andare a vivere in una frazione abbandonata di un piccolo paese del Piemonte e di recuperare una vecchia baita in pietra per costruire la sua casa-museo. In questo luogo è diventato il custode del borgo e, scegliendo di dedicare la sua esistenza alla pittura, alla scrittura e alla scultura, sta facendo rivivere il paese, insegnando la bellezza del ritorno alla semplicità delle cose.

Verbania - Ci troviamo a Valleggia, una piccola frazione del comune di Montescheno che, isolata in un bosco, sorge tra le splendide montagne della Val d’Ossola. Siamo nella parte più a nord del Piemonte e in questo luogo magico, a metà tra sogno e realtà, vive Giorgio Sartoretti, un artista che quarant’anni fa ha fatto la sua scelta di vita più coraggiosa: quella di vivere di sola arte.

Originario di queste zone, ha deciso che il suo futuro non poteva che essere qui e così, al posto che spostarsi in un grande centro alla ricerca di fortuna, ha scelto di andare controcorrente per vivere in un borgo dimenticato da tutti e farlo rivivere con la sua arte.

«Per me vivere in montagna significa sentirmi libero. Libero di creare con la mia arte e di potermi esprimere a seconda del mio sentimento, al posto che su direttive dettate da altri. Per questo motivo ho scelto di essere svincolato dai circuiti delle mostre e delle gallerie d’arte perchè spesso, quando si viene conosciuti in questi ambienti, per mantenere la notorietà ci si trova obbligati a dipingere sempre alla stessa maniera».

Decidere di vivere lontano da tutto può sembrare, ai molti, una scelta impossibile ma, per uno spirito libero come Giorgio, non esistono problemi ma solo soluzioni. Oggi Giorgio ha 75 anni e da circa 40 vive qui. Valeggia è una di quelle frazioni di montagna che negli anni ’50 hanno subito un forte spopolamento poiché, con l’apertura delle grosse fabbriche nei centri più vicini, coloro che prima lavoravano come contadini son migrati in città alla ricerca di nuove occasioni. Così la frazione è rimasta per lungo tempo completamente abbandonata. Ora ospita qualche casa in pietra, una piccola chiesetta, il lavatoio e il forno per il pane, che hanno saputo mantenere tutto il fascino del passato.

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«Ho scelto di trasferirmi in questo luogo perchè la montagna mi permetteva di vivere con pochi soldi. Ho comprato una baita dell’ottocento in pietra, senza acqua e senza luce, un vecchio fienile e un piccolo orto da coltivare. Io me ne sono subito innamorato e l’ho trasformata nella mia casa». Così questo antico borgo diventa per Giorgio parte della sua identità, tanto che decide di prenderne il soprannome e infatti qui tutti lo conoscono come “Giorgio Da Valeggia”.

In questi anni, lontano dalle gallerie e dai musei, Giorgio ha trasformato la sua baita in una mostra d’arte. Entrando, immersi in una bellissima luce, si possono trovare appese le sue opere più recenti e non mancano tele, pennelli e colori che creano un ambiente pieno di vita. All’esterno, poi, tra le pietre e i vasi di fiori sono collocate alcune delle sue statue e di tanto in tanto, passando di qua, si può trovare Giorgio immerso nel suo lavoro quotidiano.

«In passato, tra esposizioni individuali e collettive, ho fatto molta fatica a vivere della mia passione. Ora sono in pensione ma mi ha salvato l’aver lavorato per un certo periodo di tempo come decoratore. A Valleggio il bello è che non ci sono molte possibilità di spendere perchè non c’è quasi nulla. Da sempre ho vissuto di poco ma allo stesso tempo ho vissuto con tanto, perchè ho fatto proprio la vita che volevo fare. Mi sento privilegiato a vivere in un posto come questo e alla mia maniera. Qui c’è un silenzio che aiuta l’anima, una vista delle montagne che sa commuovere, l’aria pulita e l’acqua buona. Per me la qualità della vita è prima di tutto questo».

Così le giornate per Giorgio trascorrono con lentezza, dedicandosi alla pittura, alla scrittura e alla scultura. Quotidianamente si prende cura del borgo facendo piccoli lavori, ripulendo le strade dalle foglie in autunno e dalla neve in inverno, ma soprattutto accoglie tutte quelle persone che qui giungono per conoscere la sua storia e visitare la sua casa-museo.

Giorgio si definisce uno “psicologo dell’anima”, racconta l’essere umano e la vita. «La pittura è stata una terapia che ha migliorato il mal di vivere che avevo quando ero più giovane. Considero l’arte un po’ come “una condanna” perchè nella vita non potevo fare altro. Ho la grande fortuna di avere una compagna che mi capisce e che crede in me. Oggi mi trovo a essere più vecchio ma non stanco della vita. Mi sento vivo e felice».

Questo periodo di pandemia non ha reso facili le cose, come per chi, in questo momento, vive di cultura e di arte. Ora Giorgio si è reinventato con l’aiuto della tecnologia e, non potendo più organizzare eventi e mercatini dove vendere le proprie opere, le invia per corrispondenza.

«Ringrazio la mia scelta di vita, in particolare in questo momento di difficoltà che stiamo vivendo. Quarant’anni fa ho preso la decisione di vivere in montagna e l’ho mantenuta». Con la sua scelta Giorgio ha cercato di dare l’esempio, mostrando che un’esistenza differente, che permetta di avvicinarsi a se stessi e inseguire i propri sogni nonostante le difficoltà, può essere realtà. E chiunque fosse alla ricerca di ispirazione potrà sempre fare visita a Giorgio nella sua casa-museo e lasciarsi meravigliare dalla sua splendida arte.

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