10 Dic 2020

Case Zanardi: gli empori solidali che uniscono pubblico e privato per supportare la comunità – Io faccio così #310

Riprese di: PAOLO CIGNINI
Montaggio di: PAOLO CIGNINI

A Bologna c'è un progetto che prende il nome dal “sindaco del pane” Francesco Zanardi e che unisce soggetti pubblici e privati in una bellissima sinergia che mette al centro la solidarietà. Case Zanardi è infatti un'iniziativa fondata su tre empori solidali che distribuiscono generi alimentari e di prima necessità a chi non se li può permettere.

Entrandoci sembra di trovarsi in un piccolo supermercato: l’ingresso, una cassa con il nastro scorrevole, le corsie e le scansie su cui sono esposti i prodotti, gli addetti e quant’altro. Ma le affinità con i punti vendita della grande distribuzione finiscono qui. Due le differenze principali che saltano subito all’occhio. La prima è che qui non si vende nulla. Si dona.

Già, perché quello che vi stiamo virtualmente portando a visitare è uno dei tre empori solidali Case Zanardi, un progetto attivo a Bologna dalla fine del 2014 con alcune peculiarità che ne fanno un caso degno di essere studiato. Per la precisione ci troviamo nella struttura di via Capo di Lucca, a ridosso del centro storico della città emiliana e a pochi passi dalla stazione.

La seconda grande differenza è la relazione, come sottolinea anche Barbara Grazia, una delle coordinatrici del progetto: «Sono prima di tutto luoghi di relazioni, di accoglienza di famiglie in difficoltà economica, abitativa o sociale». Il contatto umano dunque – proprio ciò che è volutamente ridotto all’osso nella grande distribuzione – assume qua un ruolo prevalente. Gli utenti sono appunto persone in difficoltà e in carico ai servizi sociali, che qui possono accedere alla distribuzione di beni di prima necessità – beni alimentari a lunga conservazione e per l’igiene della casa e della persona – senza pagare in denaro ciò che prendono, ma utilizzando un punteggio mensile stilato sulla base del numero dei componenti della famiglia.

empori solidale case zanardi 1

Insieme a noi è arrivato all’emporio il furgone con gli approvvigionamenti. Mentre Paolo monta l’attrezzatura per effettuare le riprese, do una mano a scaricare i pallet e ne approfitto per fare quattro chiacchiere con Enrico Dionisio, l’altro coordinatore del progetto, che mi aiuta ad approfondire un altro aspetto fondante di Case Zanardi: la solidarietà. «I volontari rivestono un ruolo centrale», spiega Enrico. «Durante l’emergenza covid abbiamo incontrato alcune difficoltà perché abbiamo dovuto rinunciare per precauzione alla fascia over 65, ma grazie alle associazioni bolognesi siamo riusciti a reperire tanti giovani, studenti e studentesse dell’università, che sono venuti ad aiutarci nel lavoro quotidiano».

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Questa è una testimonianza della spiccata vocazione solidale che storicamente Bologna può vantare, confermata anche da un altro aspetto che rende il progetto degli empori solidali Case Zanardi unico nel suo genere. Come spiega Barbara, «è nato tutto sette anni fa da una chiamata del Comune di Bologna al privato sociale: risposero in tantissimi e iniziammo una vera e propria co-progettazione che portò all’apertura di tre empori. Da lì è partita una co-gestione che ha attirato molte forze, dai singoli volontari a partner importanti del territorio come la Granarolo e il Bologna Calcio».

empori solidale case zanardi 3

Ma torniamo al tema della relazione. Oltre al fondamentale supporto pratico che si garantisce alle famiglie che frequentano gli empori solidali, c’è un altrettanto importante sostegno morale e umano. Fra le parti si instaura un rapporto profondo, che a volte sfocia anche nell’amicizia. Mentre i volontari accompagnano gli utenti a “fare la spesa” fra le scansie, si parla del più e del meno, di come vanno le cose a casa, ci si scambia ricette o pareri sui vari prodotti. C’è un livello di empatia che fa sì che chi si trova a dover ricorrere a questo servizio si senta accolto anche dal punto di vista emozionale.

Siamo dispiaciuti di non poter vivere direttamente questa relazione: a causa del covid infatti, il supermercato è temporaneamente chiuso e la distribuzione dei beni avviene tramite pacchi preconfezionati. Tuttavia il senso del progetto emerge con forza dai muri stessi dell’emporio, dalle corsie vuote, dall’entusiasmo dei volontari che confezionano gli scatoloni da distribuire e dalle parole dei coordinatori Barbara ed Enrico. «Abbiamo conosciuto situazioni di estrema difficoltà», ci confessano in chiusura. «Abbiamo incontrato centinaia di persone e sono nate delle amicizie e relazioni umane bellissime. È un lavoro molto arricchente ma anche faticoso, oltre che forte a livello emotivo».

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