29 Dic 2020

Le ragazze di Lünàmya, una storia di sorellanza e di artigianato

Quattro giovani donne e mamme hanno trasformato la loro passione per l'artigianato in un'attività lavorativa che le rende felici e permette loro di conciliare il lavoro con la vita familiare, gestendo il tempo con libertà e flessibilità. Nel tempo, anche grazie al passaparola, le creazioni di Lünàmya sono diventate via via sempre più richieste.

Quella di Lünàmya è una storia di artigianato e di sorellanza fra quattro giovani ragazze del vicentino – Alessia, Irma, Rachele e Giulia – avviatasi a partite dal 2018.

«Ci conoscevamo già da tempo – ha raccontato Rachele – ma è nella primavera di due anni fa, sull’onda di uno slancio creativo, che ci siamo ritrovate per le prime volte a lavorare il fil di ferro per realizzare gioielli wire con pietre, a plasmare statue ed oggetti in argilla e a preparare unguenti e candele con la cera di soia. A tutto questo, poco dopo, si è aggiunto anche il macramé – una tecnica di intrecci e nodi che è oggi il nostro punto di forza».

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«Abbiamo imparato da autodidatte, guardando tutorial e confrontandoci l’una con l’altra», ha spiegato Giulia.

«Personalmente ho iniziato perché mi sono sempre piaciute queste creazioni, ma non potevo permettermele. Imparare a realizzarle con le mie mani è stata quindi una cosa che ho fatto per me stessa e per gli amici», ha raccontato Irma. «Poi la cosa si è espansa – non ce lo aspettavamo – e nel giro di due anni le nostre creazioni sono arrivate un po’ in tutta Italia e anche all’estero».

Aperta una pagina su Facebook, una su Instagram e partito il passaparola, infatti, le creazioni di Lünàmya sono diventate via via sempre più richieste, rendendo l’artigianato un vero e proprio lavoro per le ragazze.

«Tanti fanno macramé in Italia, e tanti sono sicuramente anche più bravi di me, le mie creazioni non sono mai perfette», ha raccontato Irma, «ma penso che ciò che ha portato le persone ad appassionarsi al nostro lavoro sia la cura e l’amore che ci mettiamo nel farlo».

«Quando creo il tempo non esiste più – per me è come una meditazione. Attraverso il macramé riesco ad esprimere emozioni, vissuti ed impressioni che altrimenti non saprei come canalizzare, e ogni periodo creo in maniera diversa», ha aggiunto Alessia.

«Spesso ci lasciamo ispirare dai sogni, da quello che viviamo, dal nostro inconscio, e questo le persone lo sentono», ha confermato Rachele. «Ed è forse per questo che i nostri lavori girano tanto nei cerchi di donne, o in ambienti che hanno come valore la spiritualità – perché la nostra è un’arte ispirata. Non è fatta insomma per vendere e basta: io non riuscirei a fare creare senza trovare un senso che vada aldilà dell’oggetto in sé».

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In questo percorso di crescita, interiore e lavorativa, delle ragazze di Lünàmya, la collaborazione ed il sostegno reciproco sono stati elementi cardine. «In questi anni siamo state l’una la forza dell’altra. Ci supportiamo, ci consigliamo, sia nel lavoro che nella vita personale di ognuna. E questo tiene su tutto», ha spiegato Giulia.

Alessia, Giulia e Rachele, fra l’altro, sono tutte e tre mamme, con un totale di ben cinque pargoli. «L’artigianato, oltre a darci l’opportunità di lavorare facendo qualcosa che ci piace, ci ha anche consentito di gestire più liberamente il nostro tempo. A seconda del periodo, degli impegni, chi di noi ha più tempo si prende più commissioni, mentre chi ha bisogno di tempo può riposare finché non sente di nuovo l’impulso a creare», ha raccontato Alessia.

Fra grandi soddisfazioni – per la sorellanza, per i bei rapporti costruiti con i clienti, per l’affinamento delle tecniche d’intreccio e per la crescita professionale – le ragazze di Lünàmya già sognano i nuovi passi da compiere. «Spero che presto sia possibile riuscire a girare di nuovo per festival e mercatini. È lì che si conoscono altri artigiani ed artisti, è lì che si può crescere ancora a livello lavorativo e anche personale. Quello che mi auguro è quindi di poter partecipare di più, di tornare ad avere un tu per tu con gli altri artigiani e con i clienti», ha spiegato Giulia.

«Ci vedo già con il camper e tutta la tribù di pargoli a farci conoscere in giro, scambiare idee, e magari anche a tramandare la nostra arte. Tante persone, infatti, cominciano a chiederci di imparare, e condividere, insegnare è una bella prospettiva per il futuro», ha concluso Alessia.

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