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11 Feb 2021

L’orto “con il quartiere dentro”: lo spazio sociale outdoor sulle alture di Prà

Scritto da: Valentina D'Amora

Ci sono progetti dove si respirano innovazione, solidarietà e integrazione sociale. Abbiamo conosciuto gli ideatori di questo mosaico orticolo in città, che ci hanno raccontato com'è nata l'idea dell'orto Techné.

Oggi possiamo dire di essere tutti d’accordo nel pensare che la natura sia maestra di vita: durante questa emergenza sanitaria ci siamo resi conto che tra la diffusione di pandemie e la perdita di natura c’è un legame strettissimo. Per questo molti stanno orientando il proprio lavoro al rispetto di ciò che lasceremo alle generazioni future.

Cosa succede allora se una cooperativa che da sempre si occupa di bambini e disabili ha l’occasione di strappare un appezzamento di terra dall’abbandono per trasformarlo in uno spazio di interazione, con una intrinseca funzione educativa, civica ed etica? Ne ho parlato con i ragazzi de La giostra della fantasia, che mi hanno raccontato com’è nato e come si sta sviluppando il progetto dell’orto Technè.

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ATTIVATI

L’ORTO

«L’idea di dare vita a un orto, funzionale anche come spazio per le attività della cooperativa è nata durante il lockdown. La scorsa primavera abbiamo avuto l’occasione di avere questo terreno abbandonato e ne abbiamo approfittato. Così, per poter iniziare le attività in sicurezza, ci siamo messi tutti al lavoro e l’abbiamo pulito insieme agli educatori». L’obiettivo primario di questo spazio è quello di favorire interazioni emotive e intellettive tra persone e territorio, creando cultura e un continuo scambio basato sulla ri-generazione.

Mi aggiro per il terreno e lo vedo pulsare, di idee, di progetti, di socialità: in cerchio e a turno, come su una giostra, Linda, Rocco, Enrico e Francesco mi raccontano che l’area vuole diventare uno spazio sociale, all’aperto e aperto al territorio, di cui anche le scuole genovesi di ogni ordine e grado potranno liberamente usufruire. E proprio mentre mi spiegano questo, Rocco riceve una telefonata: una maestra di una primaria di Pegli, il quartiere limitrofo, conferma che porterà le classi a rotazione a trascorrere l’intera mattinata in quell’aula verde che è l’orto.

«Questa pandemia ha portato delle idee, delle belle idee. Imparare la matematica in natura e la geometria nell’orto è un’occasione preziosa per toccare con mano l’importanza dei teoremi, applicandoli alla realtà. Quello di Pitagora, per esempio, è, in effetti, l’unico modo di dividere i campi!», sorridono.

LA GESTIONE DEGLI SPAZI

«Per prima cosa, abbiamo diviso la parte orto, dove abbiamo coltivato aglio, piselli, fave e parecchie insalate, dall’area della “socializzazione”». A brevissimo verranno attivati tre corsi in outdoor: yoga e risveglio muscolare, espressività corporea e orticoltura.

Il luogo sarà aperto al quartiere, con un particolare occhio di riguardo ai ragazzi con difficoltà di integrazione sociale, perché non esistono, di fatto, canali facilitanti dedicati, soprattutto nella fascia d’età più critica, 12-18 anni, in cui è ampia la parte di tempo libero, dopo la scuola, e molti di questi ragazzi sono a rischio depressione, per svariati motivi.

Linda si spiega meglio: «La nostra filosofia educativa prevede azioni che rendano visibile la crescita, nei bambini e negli adulti con disabilità. Per noi è importantissimo lavorare proprio sulla differenza, sulla risorsa che questi ragazzi racchiudono. E questo si discosta molto dall’approccio prettamente sanitario di molte strutture liguri, che sono, di fatto, luoghi terapici, chiusi in loro stessi, che non prevedono apertura verso l’esterno». E mi descrivono lo spazio outdoor di molti centri diurni, in cui l’uscita nell’orto è l’eccezione, una breve parentesi all’interno della quotidianità.

Qui, invece, il paradigma si ribalta: è la relazione il motore pulsante di tutte le attività ed è il fare insieme che scardina la paura del diverso. Non è un caso che tutti gli educatori si rendano conto, ogni giorno di più, di quanto lavorare sia così diverso da quanto studiato all’università.

«Quello che desideriamo è trovare qui, un domani, tutto il quartiere, anziani, scuole, cittadini, con un fitto calendario di laboratori, corsi e incontri. Quando poi l’orto ingranerà, l’idea è quella di consegnare le cassette con i nostri ortaggi porta a porta. E diffondere un po’ di natura anche in città».

Ci lasciamo con una considerazione che penso sia pregnante di tutta la filosofia educativa alla base del progetto e della cooperativa stessa: «Per noi la vera risorsa è la diversità. E l’intento di far interagire elementi complementari tra loro la mettiamo in pratica ogni giorno, anche tra colleghi: per questo, noi qui stiamo bene insieme!».

Un progetto importante a cui mandiamo il nostro sentito augurio di riuscire a seminare l’arte del saper fare su tutto il ponente genovese!

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