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15 Mar 2021

Maneterra: “Da un terreno recuperato nasce il mio Vermentino”

Scritto da: Valentina D'Amora

Siamo andati a scoprire il "dietro le quinte" del Vermentino, bianco tipico della riviera ligure di levante. Qui, tra i colli di Luni, prende forma un vino artigianale, da uve biologiche, nato dal sogno di un enologo spezzino che, dopo anni in giro per le cantine del mondo, ha deciso di sporcarsi le mani per dare vita al suo "vino per sognatori".

Mani e terra. Che altro serve per coltivare? Claudio Felisso è un agronomo ed enologo che, dopo aver studiato all’Ecole National Superieure d’Agronomie di Montpellier e aver lavorato diversi anni in giro per il mondo, ha deciso di tornare in Liguria con un bagaglio ricco di esperienze in note cantine in Francia e in Cile, oltre che Toscana, Romagna e Piemonte.

«La mia è un’azienda agricola atipica – ci tiene subito a sottolineare – perché Maneterra è nata da un sogno». Dopo anni trascorsi a portare la sua professionalità nelle cantine di altri, Claudio ha sentito il bisogno di costruire qualcosa di suo, nella sua terra, alla quale è molto legato. Gli mancava la parte agricola, il “prima del vino”, per essere un po’ più viticoltore e un po’ meno enologo. «Sono partito con poco budget, quindi mi sono messo a cercare terreni in affitto qui in zona. Dopo i primi piccoli vigneti in affitto ho trovato, sempre in locazione, un bel terreno sulla collina di Castelnuovo Magra: l’ho ripulito e ho piantato il mio primo nuovo vigneto».

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L’AZIENDA

L’approccio è artigianale, per questo la produzione è numericamente limitata, e la vendita è esclusivamente diretta. Il risultato è un vino sano, anche perché le sue uve sono tutte biologiche. «Coltivo biologico e confesso che lo faccio soprattutto per me, perché sono qui in vigna tutto il giorno a lavorare. Non avrei mai potuto aggiungere sostanze o fertilizzanti chimici. Quello che voglio ottenere è un prodotto “corretto”, da tutti i punti di vista». Quello di Claudio è un Vermentino, bianco tipico della zona, che vuole essere “democratico”, cioè che deve piacere sia al gruppo di amici che ha voglia di una bevuta semplice che all’esperto di vini.

Nell’illustrarci le sue attività, entra ed esce dai panni dell’enologo, alternandoli a quelli del viticoltore. Critica certi fenomeni ed espressioni da sommelier e confessa la sua intolleranza nei confronti di chi complica qualcosa che dovrebbe essere invece estremamente semplice: «Secondo me il vino non va capito, il vino va gustato e, a livello sensoriale, è il cervello l’organo più potente, non le papille gustative».

In effetti, la maggior parte dei nostri ricordi legati a gusti e sapori sono fortemente influenzati dalla situazione che stavamo vivendo. Per questo, anche a distanza di anni, sono in grado di far riemergere improvvisamente un’immagine o una sensazione rimasta sepolta nella nostra mente per diverso tempo. Ed ecco che ritorna “il momento proustiano”, che non vale solo per le madeleine, ma anche per il vino. 

PROGETTI FUTURI

Ora Claudio sta imbottigliando il vino nuovo e ha grandi idee per la primavera/estate: «Se le condizioni sanitarie lo permetteranno, vorrei iniziare ad accogliere i clienti direttamente qui in vigna: sistemerò un tavolo e delle sedie e, su prenotazione, sarà possibile organizzare delle degustazioni all’aperto, anziché in cantina. Sarà un’esperienza molto rustica, ma decisamente piacevole».

Quello da Maneterra è stato un giro in vigna effettivamente insolito, peculiarità che si riflette anche nell’etichetta del Vermentino: un’illustrazione, fresca e dai colori vivaci, di un dirigibile in cielo, a rappresentare il sogno di Claudio che è diventato realtà. Anzi, bottiglia.

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