19 Apr 2021

“Gli asini ci insegnano la calma e a vivere la vita ai ritmi della natura”

Scritto da: Valentina D'Amora

Giacomo e Luisella hanno deciso di lasciare la città e vivere in campagna compiendo un esodo al contrario, quando erano ancora tanti a lasciare i paesi per trasferirsi nei centri urbani. Oggi vivono sulle alture di Busalla, in Valle Scrivia, con i loro asini... e sono felici!

Da dove arriva il desiderio di cambiare vita? Può essere il risultato di una crisi, di una insoddisfazione lavorativa o di un profondo bisogno di cambiamento. Ci sono innumerevoli modi per farlo, perché il rinnovamento si esprime attraverso slanci differenti: c’è chi opta per cercare un altro lavoro, chi per trasferirsi all’estero, c’è poi chi si mette in proprio e chi, invece, decide “semplicemente” di cambiare ambiente.

Questa è la storia di Giacomo e di sua moglie Luisella, che si sono trasferiti a Chiappari, in Valle Scrivia, trentotto anni fa. Risale però a oltre quarant’anni fa la decisione di cambiare vita. «L’idea di lasciare la città per venire in un posto come questo – racconta Giacomo Mantero – era inconsueta per l’epoca, parliamo degli anni ‘80. I nostri colleghi e amici di Genova ci prendevano per matti, ma noi eravamo decisi e così è stato. Ci abbiamo messo due anni per trovare una casa e ristrutturarla, però non potevamo scegliere strada migliore, qui stiamo bene».

giacomo mantero

Com’è stata la quotidianità in campagna da lavoratore? «Ho iniziato a lavorare nel ‘69, subito dopo la maturità. Siamo venuti a vivere qui nel 1983 e fino al 2004 ho lavorato come pendolare, facendo la tratta Busalla-Sestri Ponente, con un cambio. Va detto che all’epoca i treni erano più frequenti di adesso e il trasporto pubblico funzionava meglio quindi, tutto sommato, non cambiava molto in termini di tempi rispetto a prima. La mattina mi sedevo e leggevo il libro che avevo nello zaino e il tempo volava. Il vantaggio, rispetto a quando vivevo a Genova, era che il sabato e la domenica passavo il tempo sempre all’aria aperta, nell’orto o a fare passeggiate: un’altra vita». Anche per questo, quando si è presentata l’occasione di andare in pre-pensionamento con un accordo di mobilità, Giacomo ha deciso di coglierla al volo: «Ho semplicemente fatto il conto di quanto ci avrei rimesso a continuare a lavorare, non di quello che ci avrei guadagnato economicamente, e il guadagno è enorme. Soffrivo di mal di testa, mal di stomaco e una serie di altri disturbi psicosomatici. Ora che sono quasi diciassette anni che sono a casa godo di buona salute».

Giacomo e Luisella, però, non sono soli: con loro ci sono Oreste, Umberto, Domenico e Pedro, i loro asini. Ma com’è vivere insieme a loro? Nell’immaginario collettivo, questo animale ha per secoli rappresentato un misto di inettitudine e testardaggine. L’epoca moderna sta invece restituendo dignità a questo animale. La sua proverbiale cocciutaggine, per esempio, è una forma di prudenza: il timore di incorrere in un pericolo lo porta a fermarsi a riflettere di fronte a ciò che non conosce. Spesso gli basta osservare il comportamento di un suo simile nella stessa situazione per “imparare la lezione” e mostrarsi accondiscendente.

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Il temperamento asinino è sorprendentemente mansueto ed empatico, il che rende l’asino particolarmente adatto ad alcune attività riabilitative, tanto che gli è stata dedicata una branca specifica della pet-therapy, l’onoterapia. «I bambini si innamorano dell’asino perché è un animale straordinario. Nei dodici anni di attività, con l’associazione Paradase onlus (ora chiusa, ndr) abbiamo portato avanti diversi progetti educativi, tra cui “Ragliando s’impara”, con le scuole primarie della valle, proprio per abbattere i pregiudizi e prevenire il bullismo. Sono stati coinvolti circa 600 bambini che, dopo un incontro in classe in cui parlavo dell’asino e delle sue abitudini, sono arrivati qui nel recinto, a gruppi di 20/30 per volta, per accarezzarli, spazzolarli e osservarli nel loro ambiente. Una bella esperienza per loro e anche per me, che sono stato riempito di disegni!».

asini fieno

Oltre all’empatia, la caratteristica che salta di più agli occhi è la sua flemma, con quel passo lento, ma sicuro, che lo rende un camminatore infaticabile. Passeggiare al fianco di un asino insegna a dosare le energie e garantisce una resistenza prolungata anche a un escursionista ancora acerbo. Le sue pause sono occasioni per soffermarsi ad apprezzare il paesaggio e i silenzi della natura: un patrimonio gratuito che, spesso, rischiamo di dimenticare. Il ritmo dell’asino è contagioso ed è una cura disintossicante dalle quotidiane corse contro il tempo.

E questa è solo una delle lezioni di vita che ci possono venire impartite da questo particolare insegnante. «Un altro aspetto su cui voglio lavorare è proprio quello di scardinare il pregiudizio sull’asino, che viene usato per apostrofare qualcuno o insultarlo. Nel nostro vocabolario ci sono innumerevoli termini per definire una persona in modo negativo, usiamoli! Anche perché ho con me asini da sedici anni e più li conosco, più riesco a vedere nitidamente tutte le loro doti: oltre a non essere giudicante, l’asino è domestico, ma, restando nel suo ambiente, riesce a mantenere il suo lato selvatico».

Cercare associazioni che si occupano di asini è un modo interessante per avvicinarsi a realtà rurali spesso a pochi chilometri dalle città, per guardarla da una nuova prospettiva. Una riserva di pace più fruibile del previsto.

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