15 Ott 2021

Ci trasferiamo in un paese del Sud Italia? Qualcosa sta avvenendo a Civita, in Calabria

Scritto da: Elisa Elia

Cosa fareste se sapeste che nel cuore della Calabria c'è un piccolo borgo dove la vita scorre lentamente e la natura è appena fuori dall'uscio di casa pronto ad accogliervi? Potrebbe aiutarvi a decidere sapere che c'è già una piccola comunità che si sta radunando e confrontando per tracciare un percorso condiviso verso questo piccolo grande sogno?

Cosenza, Calabria - Sta accadendo. Nei borghi dell’Appennino, nelle montagne del Piemonte, ma soprattutto al Sud Italia: sempre più persone decidono di cambiare vita, lasciare le grandi città e andare a vivere in piccole realtà seguendo altri ritmi di vita.

Oggi vi portiamo in uno di questi percorsi, in Calabria, più nello specifico a Civita, che è un paese arbëreshë incastonato fra le montagne del Pollino. Qui è scoccata una scintilla e c’è in campo un progetto che coinvolge un gruppo di persone desiderose di sondare questo terreno: si tratta della comunità che ruota attorno al Campus del Cambiamento.

Civita 1

«Tutto è nato durante la Carovana del Cambiamento, che quest’estate è andata in tutta Italia e ha fatto tappa anche a Civita», ci racconta Paolo Mai del Campus del Cambiamento che, assieme a Borgo Slow, sta seguendo questo percorso. «Eravamo lì e stavamo chiacchierando in un clima informale, quando ci siamo resi conto che lì non manca nulla per vivere bene: aria e cibo buono, ritmi di vita lenti, contatto con la natura. Un posto che ci ha colpiti molto da tutti i punti di vista: naturalistico, spirituale, ma anche sociale, per la storia della comunità arbëreshë che negli anni si è integrata perfettamente in questo posto. E allora abbiamo pensato: perché non lanciare una call alla nostra comunità?».

E così è stato. Attraverso un post su Facebook hanno sondato il terreno, che si è mostrato particolarmente fertile e ha sollevato l’interesse di molti. «La nostra idea si basa anche sul fatto che c’è un malessere diffuso e che a volte è difficile fare un grosso cambiamento da soli, ma che insieme ad altre persone è più facile». Il Campus del Cambiamento sta quindi facilitando questo processo, nella convinzione che «bisogna liberare le energie che le persone hanno già dentro e accendere una prima miccia per accendere un vero e proprio fuoco».

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Civita 3

Il prossimo appuntamento è per il 30 e 31 ottobre a Civita: una due giorni intensa, in cui le persone interessate potranno conoscere il luogo, immergersi nella sua storia e natura, venire a conoscenza delle opportunità e capire come elaborare insieme un progetto che possa dirsi davvero comunitario.

Non si tratta infatti semplicemente di comprare una casa per delle vacanze alternative, ma di un vero e proprio progetto di vita. Stefania Emmanuele, sociologa e project manager di Borgo Slow, ci tiene a specificarlo: «Vogliamo riattivare nuove energie in questo posto grazie all’arte dell’incontro: crediamo che questo sia il principio fondante per creare scintille di innovazione. Siamo convinti che se si crea una nuova umanità, automaticamente si attivano dei circoli virtuosi che coinvolgono tutto il paese».

Stefania è la referente sul territorio ed è anche lei stessa storia di un cambiamento: dopo dodici anni vissuti a Roma, ha deciso di tornare al Sud e di trasferirsi a Civita, dove vive da vent’anni. Conosce bene il territorio, le difficoltà, ma soprattutto le potenzialità. Sarà lei a guidare i partecipanti dell’incontro di fine ottobre nella scoperta di Civita: «Stiamo preparando un elenco con le possibilità immobiliari che ci sono qui e anche con i servizi che mancano e potrebbero essere creati, dal teatro alla palestra», spiega Stefania.

Civita 4

«Ad esempio c’è un luogo simbolico, conosciuto come il magazzino universale, che in passato veniva usato per raccogliere il grano che le famiglie più ricche donavano per quelle più povere: questo luogo potrebbe diventare un punto di aggregazione da cui partire e sviluppare nuovi progetti». E ci sono tante altre idee: postazioni di coworking, centri educativi e culturali, altri servizi basilari che mancano.

Tutto però partirà dall’insieme delle energie e delle volontà: saranno i partecipanti a riunirsi, a capire insieme cosa fare e come portare avanti un progetto che poi andrà a coinvolgere un territorio intero e il suo tessuto sociale ed economico. Come ha ripetuto più volte Paolo durante il suo racconto: «È un tesoro che va fatto emergere e noi siamo lì per questo».

Se questo racconto vi ha intrigato e pensate che anche voi potreste esserne parte, cliccate qui! Troverete tutte le informazioni per approfondire il progetto e – chissà…? – cambiare la vostra vita!

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