22 Dic 2021

Anche l’ISPRA lo conferma: l’agricoltura è la prima responsabile dell’impatto ambientale italiano

Scritto da: WWF

Anche in base al rapporto ISPRA sulla transizione ecologica l'agricoltura è il comparto che fornisce il contributo più significativo nel determinare l’impatto ambientale del nostro paese. Secondo il WWF è urgente approvare il Piano di Azione Nazionale Pesticidi, la Legge sul Biologico e predisporre un Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 in grado di avviare una vera transizione ecologica dell’agricoltura

Il rapporto dell’ISPRA “Dove va l’ambiente italiano” presentato pochi giorni fa alla Camera dei Deputati conferma che l’agricoltura e l’allevamento sono la più forte pressione sull’ambiente nel nostro Paese, oltre che la prima minaccia alla nostra biodiversità (pag.75 e 107 del Rapporto).

Secondo il rapporto ISPRA, “…il grande problema della produzione del cibo è la competizione con la natura selvatica per una risorsa fondamentale: il territorio. Per fare agricoltura bisogna infatti eliminare un ecosistema naturale, con le sue piante e i suoi animali, e sostituirlo con un ambiente artificiale, semplificato, che va poi difeso dai tentativi della natura di riprenderne possesso con l’aratura e l’uso di pesticidi ed erbicidi. Dopo il raccolto, viene ripristinata la fertilità del suolo con i fertilizzanti”. Tutto questo richiede energia da fonti fossili che contribuiscono al cambiamento climatico.

Il rapporto ISPRA non lascia dubbi: “In passato, un’agricoltura poco produttiva ha costretto a sottrarre alla natura gran parte dei nostri boschi e quasi tutti gli ambienti umidi, come le grandi paludi nella Pianura Padana e lungo le coste. Oggi l’agricoltura intensiva è in grado di produrre molto più cibo sulla stessa terra e ha già restituito molti territori al bosco, soprattutto in collina e in montagna, ma dove viene praticata ha spesso un impatto molto forte sull’ambiente“.

La stessa cosa è avvenuta con l’allevamento intensivo: “Da una parte i pascoli abbandonati sono tornati al bosco, ma dall’altra gli allevamenti intensivi sono molto inquinanti, mentre la produzione di mangimi richiede che moltissima terra coltivabile venga dedicata a questo scopo”.

pesticidi 1

In Italia si usano 114.000 tonnellate l’anno di pesticidi, che rappresentano circa 400 sostanze diverse. Gli indicatori europei che misurano l’uso e il rischio dei pesticidi mostrano continui progressi, a partire dal 2011 la riduzione complessiva del rischio in Europa è stata del 21%, mentre in Italia si è fermata al 15%.

Se da una parte continua la diminuzione dei residui di pesticidi nel cibo che mangiamo – nel rapporto del Ministero della Salute del 2020, su dati del 2018, solo nello 0,8% dei 12.000 campioni effettuati sono stati trovati residui superiori alla norma, contro il 2,5% della media europea – dall’altra aumenta in modo significativo l’inquinamento da pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee.

Nel 2019 le concentrazioni misurate di pesticidi hanno superato i limiti previsti dalle normative nel 25% dei siti di monitoraggio per le acque superficiali e nel 5% di quelli per le acque sotterranee. Ma ISPRA sottolinea che la contaminazione rilevata è ancora sottostimata, a causa delle difficoltà tecniche e metodologiche, anche se negli anni l’efficacia del monitoraggio sta migliorando in relazione alla copertura territoriale, al numero di campioni analizzati e alle sostanze cercate.

Il Parlamento e il Governo non sembrano in grado di fornire strumenti adeguati per trovare efficaci soluzioni a questa grave situazione, con l’agricoltura ancora una volta sotto accusa per il suo elevato impatto sull’ambiente e sulla biodiversità.

Il nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari è praticamente scomparso, dopo la scadenza nel febbraio 2019 del Piano precedente, la Legge nazionale sull’agricoltura biologica è ferma alla Camera dei Deputati e rischia di non essere approvata prima del termine della Legislatura, il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 con il quale il nostro Governo e le Regioni devono programmare l’utilizzo di 51 miliardi di euro fino al 2027 è assolutamente inadeguato per sostenere una vera transizione ecologica della nostra agricoltura.

A fronte dei dati preoccupanti presentati dal rapporto ISPRA è evidente l’assenza di volontà dei nostri decisori politici a mettere in campo soluzioni efficaci per risolvere i problemi causati da una agricoltura sempre meno sostenibile. Per il WWF serve un maggiore impegno per rendere la nostra agricoltura davvero più sostenibile e non fare solo greenwashing.

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