27 Dic 2021

Dalla società benefit al microcredito: la finanza etica è donna

Alessia D’Epiro, coach professionista e fondatrice di Womanboss Academy, ci parla dell’evoluzione professionale che l’ha portata a costituire una società benefit e ad avvicinarsi al microcredito con l’obiettivo di creare nuovi circuiti economici etici, innovativi, legati al territorio e soprattutto finalizzati a sostenere l’imprenditoria femminile.

Dopo anni trascorsi nel mercato convenzionale, Alessia D’Epiro si è accorta che quel mondo era in contrasto con i valori, le aspettative, i sogni che aveva maturato immaginando un’economia resiliente, etica, legata al territorio, orientata al bene comune. E – perché no? – ispirata alla potenza creatrice femminile.

Alessia ha dunque inaugurato una nuova stagione professionale e personale della sua vita sancita da alcuni passaggi importanti, dall’essere consulente, ad avere una ditta individuale fino alla costituzione di una società benefit. Le abbiamo chiesto di raccontarci questa trasformazione.

Cosa ti ha spinto a fondare il progetto Womanboss, lasciando la tua attività come consulente marketing?

È stato un passaggio naturale nel mio percorso di crescita e sviluppo. Per 14 anni ho lavorato come consulente di marketing per grandi marchi e catene, poi mi sono accorta che non c’era connessione di valori e ho deciso di chiudere quel tipo di carriera. Dopo un anno sabbatico ho iniziato a lavorare per integrare le mie competenze nell’ottica del progetto – professionale e di vita – a cui stavo dando forma. Tra le altre specializzazioni, ho frequentato un master in business administration, ho acquisito la qualifica di coach professionista e certificata dall’Associazione Italiana Coach Professionisti (AICP Italia) e dall’International Coach Federation (ICF) – e, nel 2015, ho così fondato Womanboss per supportare le donne a sviluppare la propria leadership e la propria imprenditorialità, consentendo loro di arrivare ad una realizzazione professionale che nutrisse e sostenesse la propria realizzazione personale.

o Womanboss Academy
Alessia D’Epiro
Oggi, dopo sei anni, Womanboss è cresciuta e stai per fare un altro importante salto trasformando il tuo progetto da ditta individuale in una azienda. Perché hai deciso che la tua nuova realtà si configurasse come società benefit?

Perché da sempre identifico nel mio lavoro il bisogno di andare oltre al solo profit. La società benefit per me è il normale proseguimento di un percorso iniziato tempo fa, quando ho deciso di abbandonare delle dinamiche di business che non riflettevano più i miei valori e non supportavano, a mio parere, l’evoluzione positiva del nostro Sistema. Sono molto fiera di poter affermare che oggi la mia ditta individuale prende la forma di società, e in particolare di società benefit! In questi quasi due anni di contrazione ho cercato di essere resiliente, di crescere e di andare sempre di più a lavorare in un’ottica di economia della cura, di costruzione di tutto ciò che possa essere buono per la società, per il territorio, il bene comune, l’ambiente, la cultura, il sociale.

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Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Ritieni che questi obiettivi si possano coniugare con la parte profit?

Assolutamente sì. L’aspetto profit è sano, è parte integrante di qualsiasi lavoro, è ciò che permette all’imprenditore di sovvenzionare la propria visione e remunerare le persone che vi lavorano per realizzarla, ma l’obiettivo finale è avere una ricaduta positiva verso l’esterno, è il poter portare in vita il “bene fatto bene” ed avere un ruolo attivo nella trasformazione sostenibile che può essere generata attraverso il business. Ho sempre seguito persone e mentori che interpretano l’attività imprenditoriale quasi in modo filantropico, come strumento per costruire, creare, interagire, cambiare e innovare.

Questa trasformazione si può dunque considerare la naturale evoluzione di un percorso professionale e personale che va avanti da tempo?

Sì, ormai sono 15 anni che ho fatto questa scelta, che è sempre stata accompagnata da tutto ciò che è legato al mio stile e ai valori personali, all’attenzione alle pratiche di sostenibilità, a quelle che sono le ricadute sul mondo vicino e lontano da me. Credo in una logica ecosistemica di complessità.

Che ruolo spetta alle donne in questo cambiamento?

È un momento molto fertile. La transizione e il cambiamento possono avvenire molto più facilmente attraverso la partecipazione attiva delle donne, in quanto costruttrici di mondi e di imprese, entità resilienti che affrontano i cambiamenti in maniera accogliente e flessibile. Come dice Caroline Perez: “Le città, il mondo e le aziende sono troppo spesso progettate solo dagli uomini”.

Le donne, attraverso la costruzione dei propri progetti, possono concepire servizi inclusivi, orientati alla conciliazione. Quando si occupano di idee legate al cuore, o ad una visione sociale, troppo spesso lo fanno in un ambito non profit, ma credo che il giusto equilibrio risieda nell’avere uno spazio e un tempo per costruire in modo imprenditoriale, con i criteri del profit ed avere, così, i mezzi per sostenersi, sviluppare e fare innovazione. Il tutto per generare un impatto positivo e utile alla crescita economica del Paese.

Questa tua visione trova riscontro nella realtà? Se non è così, cosa bisogna fare affinché questo succeda?

È un momento dinamico, di nascita: è l’anno zero. Ci sono sicuramente degli ostacoli, pensa che non tutti i commercialisti a cui mi sono rivolta conoscevano bene questa modalità. C’è ancora tanta confusione, abbiamo però esempi concreti di grandi realtà imprenditoriali che operano come benefit: sta a noi sviluppare questo modello e dire dimostrare che è possibile, che si possono creare, con una struttura profit, gruppi di lavoro e attività formative che permettano di costruire progetti considerati, fino ad oggi, soltanto a vocazione non profit. Possiamo continuare su questa strada mantenendo il giusto equilibrio fra queste due vocazioni.

donne lavoro 1
Quali sono le novità che si accompagnano alla costituzione della società benefit dal punto di vista operativo e progettuale?

Creare una società benefit significa ampliare, crescere, sviluppare. Fra i vari ambiti, mi interessa in particolare quello del reperimento fondi: molto spesso le donne hanno più difficoltà ad accedere al credito, perché sono definite “meno bancabili”. Per questo ho deciso di diventare tutor certificata per il microcredito, uno strumento che dà l’opportunità di lanciare la fase di sviluppo della start up, iniziare a validare l’idea, di dare una struttura a ciò che prima era solo un insieme di valori.

Ho creato, quindi il progetto Women’s fund per supportare concretamente le imprese al femminile e le professioniste ad accedere alle risorse di cui hanno bisogno per far crescere la propria attività. Il programma è strutturato nella realizzazione di 7 webinar settimanali, a partire dal Festival divulgativo che terremo il 25 gennaio. Durante gli incontri approfondiremo importanti aspetti quali: come definire un piano di prefattibilità; supporto nella ricerca dei bandi e dei finanziamenti utili per i differenti progetti; quali siano i suggerimenti più importanti per presentare la propria attività alle persone giuste nel modo giusto; quali siano le alternative utili ad incrementare i fondi a disposizione attraverso il crowdfunding e il crowdequity.

Questo progetto è un duplice dono: da un lato infatti devolveremo metà del ticket di partecipazione all’Associazione La Casa di Sabbia, che si occupa di fornire gratuitamente alle famiglie l’assistenza legale per quanto riguarda l’accesso alle cure domiciliari e l’assistenza infermieristica a scuola dei bambini disabili gravi. Dall’altro donerò cinque consulenze di prefattibilità alle prime cinque donne che invieranno l’abstract di un progetto di business da sviluppare in armonia con almeno due degli obiettivi dell’agenda 2030.

Questo al fine di aiutarle nel percorso di sviluppo della propria attività e accompagnarle nell’individuazione dei bandi che, attraverso le misure del PNRR e della politica attiva, si stanno attuando, quali il Bando Impresa Donna e il bando ON – Oltre nuove imprese a tasso zero.

Quali sono le tue aspettative?

Vorrei costruire un’orchestra che suoni all’unisono, riuscire a impattare personalmente con almeno cento progetti in un anno e vorrei che questo risultato giungesse attraverso l’apporto, l’abbraccio e lo sviluppo di tutto il team, perché comunque far nascere una società benefit vuol dire non solo prendere una sigla e andare dal notaio, ma anche costituire un gruppo di persone che credono in un progetto, ne portano avanti la visione e creano un cambiamento in termini di innovazione sociale.

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