18 Gen 2022

Emergenza freddo, a Biella ritorna il progetto solidale per i senzatetto

Come vivono le persone senzatetto i mesi più freddi? Quali sono le organizzazioni che dedicano il loro tempo a offrire un aiuto a chi non dispone di una fissa dimora? Oggi vi parliamo di “Emergenza Freddo”, un progetto che coinvolge il Comune di Biella insieme a diverse realtà che si dedicano concretamente a chi un tetto non ce l’ha, offrendo un posto letto, servizi e spazi accoglienti, affinché chiunque possa sentirsi a casa.

Biella - «Da 9 anni, ogni inverno, accogliamo gli invisibili, le loro esistenze ai margini della società. 481 persone hanno evitato il gelo della notte, perché quando è arrivato il freddo noi eravamo pronti. Abbiamo garantito loro notti al coperto in un letto, 14.156 cene calde e la possibilità di trascorrere le ore più fredde in un ambiente accogliente e dignitoso per 913 giornate di servizio».

Viene presentato così la nuova edizione del progetto Emergenza Freddo, che ha preso il via il 18 novembre scorso nel territorio laniero. Un’iniziativa partita nel 2012 come uno degli esiti dei lavori del Piano di Zona 2009-2011 del Comune di Biella, che ha creato una vera e propria rete di realtà, associazioni e organizzazioni di supporto e solidarietà.

Emergenza Freddo2
Foto di Nick Fewings Tratta da Unsplash

L’accoglienza dei senzatetto

Per l’anno in corso il progetto ha previsto il potenziamento dei quindici posti del dormitorio cittadino oltre ad altri dieci posti di accoglienza in strutture messe a disposizione dalla Caritas: alcune di queste consentono anche la permanenza durante tutto l’arco della giornata, con l’attivazione di veri e propri progetti abitativi temporanei.

Per le persone accolte in strutture che invece offrono solo accoglienza notturna (come ad esempio il dormitorio) viene messo a disposizione uno spazio diurno nelle ore pomeridiane sette giorni su sette, sempre presso la struttura della Caritas. Un aspetto importante è che a tutti i beneficiari verranno garantiti kit igiene, pasti caldi, abbigliamento invernale, doccia, lavaggio abiti, supporto educativo, accompagnamento nell’accesso ai servizi sociali e sanitari e monitoraggio delle condizioni sanitarie. Ad esempio, l’ASL di Biella provvederà a mettere a disposizione vaccini antinfluenzali per tutte le persone senza dimora e in situazione di marginalità.

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Foto di Tom Holmes Tratta da Unsplash

Le realtà coinvolte

La prima edizione vedeva coinvolti dieci partners (IRIS, CISSABO, Città di Biella, Caritas, CRI Biella, ASL Bi, Istituto Belletti Bona, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Papa Giovanni XXIII, Centro Territoriale per il Volontariato) e prevedeva una risposta emergenziale con l’attivazione di venti posti al Belletti Bona accanto ai venti del dormitorio. Attualmente i partners sono diventati ben quattordici: nel tempo infatti si sono aggiunti ACLI, coop. Anteo (subentrata a Istituto Belletti Bona), Associazione La Rete, ATS Accoglienza Plurale (capofila coop. Maria Cecilia), Associazione Tunka e – quest’anno – anche l’Associazione No Mafie Libera Biella che da sempre sostiene il progetto con una consolidata iniziativa di raccolta fondi.

Housing First: la casa prima di tutto

Dal 2019, grazie a fondi europei (PON Inclusione avv. 4 e FEAD), si è avviata sul territorio Biellese la sperimentazione di 15 progetti definiti “housing first”, che significa letteralmente “la casa prima di tutto”: «Solo se si ha un posto sicuro dove stare – sottolineano gli organizzatori – è possibile migliorare la propria condizione e prendersi cura di sé, beneficiando a pieno degli interventi socioeducativi e sanitari messi a disposizione dai servizi. Con la pandemia del 2020, anno dello slogan “io resto a casa”, con le persone senza dimora questo approccio si è rivelato l’unico percorribile, a tutela loro e della comunità».

Emergenza Freddo1
Foto di John Tyson Tratta da Unsplash

Abbiamo bisogno di interventi strutturali, non emergenziali

Al 31 dicembre 2020 i progetti attivati nel Biellese erano ben 38 (a fronte di 12 dell’astigiano, 19 nella provincia di Alessandria, 15 in quella di Cuneo e 4 in quella di Novara). A detta degli organizzatori, questo importante risultato è stato possibile grazie alla collaborazione virtuosa tra pubblico e privato del territorio e grazie a un uso integrato delle varie risorse economiche a disposizione (finanziamenti provenienti dalle Fondazioni Bancarie e fondi pubblici).

«Lo sforzo degli attori del welfare locale è stato ed è tuttora quello di andare oltre gli interventi emergenziali, per realizzare interventi strutturali che offrano risposte durevoli nel tempo, ben consapevoli però che l’“emergenza” non potrà mai essere del tutto accantonata».

Nelle nove edizioni precedenti, concludono gli organizzatori, «nessuno di chi ha chiesto riparo è rimasto fuori. Anche quest’anno tutti i soggetti aderenti alla rete dell’Emergenza Freddo auspicano, con l’aiuto della comunità Biellese, non solo di raggiungere lo stesso obiettivo, ma anche di continuare a dare l’opportunità, come è accaduto a molti, di lasciare del tutto la vita “in strada”».

Articolo tratto da: Journal Cittadellarte

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