21 Gen 2022

La psicologa Cavallini: Covid devastante sulla psiche umana, la psicologia non deve più essere un tabù!

Scritto da: Paolo Cignini

All’inizio della pandemia gli e le adolescenti e la loro salute mentale erano i grandi assenti del dibattito. Da un anno a questa parte, su più fronti, se ne parla di più: ragazze e ragazzi che scelgono l’isolamento o sono vittime di stress, ansia e depressione in maniera molto più acuta rispetto al passato. Il Covid ci stimola a riflettere sul benessere psicologico: per questo abbiamo scelto di intervistare Francesca Cavallini, Presidente del Centro Tice, con cui abbiamo provato a delineare un quadro attuale della salute mentale dei ragazzi e delle ragazze.

È dall’inizio della pandemia che io, uomo più vicino ai quarant’anni che ai venti, mi domando: “Ma se avessi avuto vent’anni oggi, in questo periodo storico? O se fossi stato un’adolescente? Come l’avrei vissuta? Mi sarei chiuso in casa, isolandomi dal mondo? Se lo avessi fatto, mi sarei sentito per forza triste o depresso? Oppure avrei disobbedito, cercando ogni modo possibile per sfuggire alle diverse regole fumose e tortuose?”. Queste sono solo alcune delle domande che mi pongo.

Al rientro dalle ferie natalizie, leggendo le varie notizie, mi sono saltati all’occhio due fatti. Il primo non è decisamente edificante: tra i dodici e i diciotto anni la depressione galoppa e il ritiro sociale è un’opzione che sempre più giovani prendono in considerazione. Purtroppo questi fenomeni non sono una novità di questo mese: basta cercare sui motori di ricerca gli effetti della pandemia sugli adolescenti e potrete vedere articoli e studi simili risalenti al gennaio dello scorso anno.

La seconda notizia che ho letto è forse una “piacevole” novità: la Regione Lazio istituirà un fondo dedicato all’accesso alle cure per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico, rivolto in primo luogo ai giovani e alle fasce più fragili. ”Destiniamo 2,5 milioni di euro per garantire l’accesso alle cure per la salute mentale e la prevenzione del disagio psichico, attraverso voucher da utilizzare presso strutture pubbliche del Lazio, coinvolgendo la rete degli psicologi e degli psichiatri. Con la pandemia, i disturbi psicologici sono aumentati”, recita a proposito un post del Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Sarà poca cosa? Non lo sappiamo, ma è pur sempre un inizio e rappresenta una direzione di marcia completamente diversa rispetto a quella di un Governo che nega completamente il problema, cancellando dalla manovra di dicembre 2021 un fondo da 50 milioni per ampliare l’accesso al sostegno psicologico. Abbiamo così deciso di verificare direttamente se questo disagio adolescenziale fosse reale, scegliendo di ascoltare la voce di chi con gli e le adolescenti lavora tutti i giorni.

Francesca Cavallini è la Presidente del Centro Tice, una squadra di psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti e professionisti dell’ambito della salute che si sono uniti per aiutare bambini, adolescenti, genitori e scuole, dotandosi di strumenti adeguati nell’affrontare i disturbi dell’apprendimento, partendo ognuno dalla propria individualità e dal proprio potenziale. Per questo e per altri meriti professionali, dal 2020 è un’Ashoka Fellow; presto, su questo giornale, vi racconteremo la sua storia.

francesca cavallini psicologia

Un focus specifico del lavoro di Tice è dedicato agli adolescenti e recentemente Francesca avvertiva come una delle maggiori problematiche del periodo pandemico fosse il “disagio adolescenziale“: «Scusami, c’è un dettaglio importante che voglio sottolineare prima di cominciare questa intervista. Gli adolescenti di oggi sono meravigliosi, soprattutto emotivamente; hanno una capacità straordinaria di gestire sé stessi e sostenere gli altri e le altre rispetto alle generazioni che li hanno preceduti. A volte hanno un ruolo di sostegno importante persino verso i loro genitori: sono individui emotivamente maturi, profondi.

Figurati Francesca, siamo d’accordo. Da anni giriamo le scuole per diversi progetti educativi e godiamo della loro voglia di vivere e della loro incredibile e sottovalutata consapevolezza su diversi temi. Però, soprattutto per loro, è un periodo storico niente male…

Sì, è arrivato il Covid e nella popolazione già a rischio clinico – per intenderci tutte e tutti coloro che manifestavano fenomeni ansiosi già prima della pandemia – molte psicopatologie si sono acutizzate notevolmente. Parto da un esempio legato alla vita quotidiana: il lavarsi le mani. Abbiamo notato come chi ha una tendenza al Disturbo Ossessivo Compulsivo abbia aumentato di molto alcune pratiche legate all’igiene personale durante la giornata, a volte con numerosi atteggiamenti ripetitivi. Non tutti sono classificabili come disturbi veri e propri, ma la tendenza ad atteggiamenti compulsivi è chiara, così come l’abbassamento dell’età media di questi fenomeni che ora sono più diffusi anche sotto i quattordici anni di età.

Per quanto riguarda la socializzazione o l’isolamento, quali tendenze o fenomeni avete potuto osservare?

Il ritiro sociale, senza dubbio. In molti e molte che già prima soffrivano di ansia sociale, l’opportunità di poter rimanere in casa ha accentuato fenomeni di autoisolamento. Abbiamo ricevuto delle chiamate di alcuni genitori che ci hanno testimoniato il fatto che i loro figli e le loro figlie non escono di casa da più di sei mesi. È un fenomeno di ritiro sociale che, seppur nato con motivazioni e in circostanze diverse rispetto al fenomeno degli Hikikomori, sta diventando tale e quale nelle conseguenze sugli adolescenti che fanno queste scelte.

E quali sarebbero alcune di queste conseguenze?

Non è una novità della pandemia, ma se pensiamo a quanto fosse già diffuso il fenomeno dell’esposizione agli strumenti digitali tra i giovani, con la situazione attuale sono sorte nuove dinamiche legate a questo tema. Non mi riferisco solamente all’educazione a distanza o alle dipendenze varie legate ai social o al web in generale.

Così come insegna l’educazione fisica, la scuola deve introdurre anche l’educazione alla salute psicologica

Una delle novità sulle quali non avevamo messo la nostra attenzione riguarda, con nostra sorpresa, le serie televisive: moltissimi adolescenti ci si affezionano oggi in modo bizzarro. Non so dirvi se questo sia legato alle varie quarantene, forzate o meno, ma oggi molti ragazzini e molte ragazzine esprimono particolare tristezza o euforia nei confronti di alcuni personaggi delle serie televisive a seconda della fase della storia in cui sono arrivati nella visione. Particolarmente forte è il senso di smarrimento quando la serie finisce e in alcuni casi l’emozione che vivono è paragonabile – cito una delle loro frasi – “alla fine di un’amicizia”.

Adolescenza e sessualità sono un connubio interessante e complesso. Su questo tema sai dirci qualcosa?

Anche qui abbiamo una inevitabile interconnessione con il digitale e con fenomeni noti già prima della pandemia. L’accesso alla pornografia, già immediato per molte e molti, è un richiamo forte per chi vive un lungo periodo di isolamento sociale. Abbiano notato che la dipendenza dalla visione di video pornografici, con comportamenti masturbatori compulsivi, sono fenomeni in aumento.

Il problema riguarda la consapevolezza di base: se sempre più ragazzine e ragazzini hanno accesso a scene di pornografia con pratiche particolarmente forti senza un’educazione sessuale che spieghi cosa realmente hanno di fronte, si rischia di compromettere la loro crescita emotiva legata al mondo della sessualità, acutizzata dall’isolamento sociale che alcuni di loro stanno vivendo. Per noi è sempre una questione di conoscenza. La DAD, ad esempio, di per sé non è il male assoluto, ma molti fenomeni, se non adeguatamente governati e se figli del caso, possono virare verso conseguenze impreviste e pesanti.

All’inizio della pandemia avevamo la sensazione di essere tutti sulla stessa barca, mentre ora il vaccino ha polarizzato la società e diviso le persone in “buoni” e “cattivi”, purtroppo. Cosa stai notando riguardo i bambini e le bambine non vaccinate sopra i dodici anni di età?

La nostra esperienza su questo tema riguarda soprattutto ragazze e ragazzi non vaccinati per scelta dei loro genitori. Non abbiamo finora gestito esperienze legate alla paura di fare il vaccino e relativi fenomeni di ansia collegati a questo aspetto. Per quanto riguarda i bambini non vaccinati, la tristezza maggiore che ci confidano è collegata all’impossibilità di poter fare alcune cose senza il super green pass attualmente in vigore. Credo per la mia esperienza che, se alla base della decisione di non vaccinare i propri figli esiste un pensiero critico e motivato, un dialogo aperto di condivisione con loro su questo tema potrebbe portare il ragazzo o la ragazza a diventare degli adolescenti “rivoluzionari e simpatici”, passatemi il termine. Potrebbero scegliere di isolarsi maggiormente, ma senza vivere questo fenomeno come una costrizione o un peso.

Diverso è il caso dei ragazzi a cui viene imposta una certa decisione senza dialogo: questo potrebbe avere alcune ripercussioni anche sulla frequentazione dei coetanei, potrebbero essere costretti a un maggiore isolamento senza di fatto averlo scelto consapevolmente. Sono naturalmente ipotesi personali, ma per la nostra esperienza generale posso dirti con maggiore certezza che oggi atteggiamenti come l’ironia e la flessibilità sono meglio accettati tra gli adolescenti rispetto ad atteggiamenti monolitici e rigidi.

psicologia ragazzi
Siamo in conclusione, Francesca. Come ultima domanda ti chiedo: come spenderesti quei 2,5 milioni di euro che la Regione Lazio ha messo a disposizione per la prevenzione del disagio psichico tra gli adolescenti e i ragazzi?

Da anni Tice lavora per abbattere il tabù che ruota attorno alla figura dello psicologo, caratterizzato da un ingiustificato senso di vergogna quando si decide di contattarlo. Facciamo attività individuale e di gruppo con i ragazzi. Con coloro che stanno scegliendo l’isolamento sociale cerchiamo di usare diverse piattaforme digitali per poter rimanere in contatto, sentire come stanno, fargli sentire che non sono soli e che possono parlarci delle loro emozioni. Credo e sento fortemente che gli investimenti pubblici debbano essere indirizzati nello sviluppo di una psicologia scolastica consapevole. Sul mondo delle emozioni come il dolore, la rabbia, l’accettazione, la depressione abbiamo tutti, adulti e ragazzi, una scarsa cultura, soprattutto riguardo la loro struttura e la loro durata.

Così come insegna l’educazione fisica, la scuola deve introdurre anche l’educazione alla salute psicologica, inserendo almeno un’ora curricolare alla settimana con il supporto di uno psicologo clinico. Inoltre la psicologia dovrebbe essere inserita nella progettazione di tutte le attività e non solo vista attraverso l’immagine della poltrona con il paziente. Faccio un esempio pratico rispetto alla nostra intervista: se abbiamo una squadra di basket della scuola o della palestra del quartiere, coinvolgiamo direttamente lo psicologo per capire come includere un ragazzo o una ragazza che si è isolato a causa del Covid. La psicologia deve diventare una delle basi per la progettazione dei diversi servizi territoriali, è uno degli approcci più importanti per la prevenzione, oltre che per la cura della salute mentale.

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