10 Mar 2022

Lara, dall’Ucraina a Palermo, racconta una guerra vissuta sulla sua pelle

Scritto da: Alessia Rotolo

Lara Krekun è una donna ucraina che vive da diversi anni a Palermo. In questa intervista racconta il dramma della sua famiglia e l'angoscia delle telefonate nel cuore della notte con le esplosioni a fare da sottofondo. Una testimonianza che abbiamo voluto condividere per non dimenticare il lato umano di chi, al di là delle analisi geopolitiche, vive questo conflitto sulla propria pelle.

Palermo, Sicilia - Quelli nell’immagine di questo articolo sono sua nipote con suo figlio e per lei rappresentano un simbolo di pace in Ucraina. Lara Krekun ha 48 anni, è ucraina e vive in Italia dal 2002. «Sono arrivata qui lasciando mio figlio con i miei genitori nel mio paese natale – racconta –, ero divorziata e dovevo trovare un lavoro per poterlo crescere».

Lara arriva a Rimini e comincia a lavorare come cameriera per una famiglia; negli anni poi si sposta in un albergo dove prima fa la cameriera poi la segretaria. A un certo punto decide di mettersi in proprio e apre una ditta di pulizie che gestisce per dodici anni. Con la pandemia purtroppo è costretta a chiudere e con il suo compagno siciliano decide di trasferirsi sull’isola e precisamente a Monreale dove lui ha casa.

«Ci siamo spostati a luglio del 2020 – continua –, mio figlio è rimasto a Rimini e mio padre, che ha vissuto con me per cinque anni, è tornato in Ucraina, nella nostra città: Sumy sulla linea di confine con la Russia. Oggi penso che praticamente l’ho mandato in guerra – racconta con la voce rotta dal pianto – ma allora non potevo saperlo, volevo preservarlo dal Covid».

lara

A quanto sostiene Lara, le notizie che arrivano qui in Italia non sono le stesse che circolano in Ucraina: «Da tempo dicevo ai miei di scappare, io ho tutta la mia famiglia lì – mio padre, le mie sorelle, le mie nipotine – ma loro non mi credevano, nessuno si aspettava una cosa del genere. Sono stati presi alla sprovvista. Noi siamo cresciuti con la Russia come nostra grande sorella, mia madre è russa, un sacco di nostri parenti sono russi e alcuni sono anche dei militari, altri sono i nonni di bambini cresciuti in Ucraina. È un’assurdità questa guerra».

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«L’Ucraina vuole entrare in Europa e Putin non vuole accettarlo, vuole che rimaniamo sotto il controllo della Russia come la Bielorussia – continua –, non vuole la NATO al confine. Quando sono cominciati i bombardamenti i miei familiari mi hanno chiamato e mi hanno detto che tantissimi carri armati avevano attraversato la frontiera per tutta la notte: entravano a cento a cento a intervalli di tredici minuti».

I primi giorni la gente si è spaventata perché non era preparata, ma adesso donne e uomini si sono uniti tutti per andare a combattere: «Le donne in casa costruiscono le molotov, la gente disarmata si mette davanti ai carrarmati, i miei nipoti vanno di notte a chiudere le strade con gli alberi, mia sorella ammazza polli e cucina per i soldati, insieme a suo marito vanno a cacciare i russi, che però sono ragazzini giovanissimi».

«Oggi ho chiamato i miei – prosegue Lara –, è stata la prima notte, dopo cinque, di silenzio, senza bombardamenti, ma dormono vestiti, i bambini sono spaventati non vogliono andare nel sotterraneo. Io chiamo sempre anche durante la notte e sento sparare, ieri hanno ucciso un mio amico di infanzia. Guardo dalle foto le strade della mia città con i palazzi sventrati e i carri armati bruciati e non la riconosco, non riesco a darmi pace e realizzare che sta accadendo sul serio».

Noi siamo cresciuti con la Russia come nostra grande sorella, mia madre è russa, un sacco di nostri parenti sono russi e alcuni sono anche dei militari, altri sono i nonni di bambini cresciuti in Ucraina. È un’assurdità questa guerra

Per fortuna tantissima solidarietà da parte di tutto il mondo sta abbracciando l’Ucraina. «Mio figlio che è a Rimini – racconta ancora – mi dice che ogni giorno raccolgono in un magazzino grandissimo tanti beni di prima necessità poi li caricano sui pulmini e li portano fino al confine. Adesso gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono uscire dal Paese perché possono essere chiamati a combattere. Anche a Palermo si sono attivate tante raccolte, una delle più grandi è al Mix Markt che si trova di fronte alla Stazione Centrale».

«Siamo tutti uniti e sosteniamo il nostro presidente – conclude –, stiamo tutti difendendo il Paese. Zelens’kyj è un patriota e siamo tutti con lui. La sera dalla sua pagina facebook fa una diretta in cui racconta tutto quello che è accaduto, avrebbe anche avuto la possibilità di abbandonare il Paese ma non l’ha fatto. È bravo, prima di lui la classe politica era pessima, mio figlio è tornato dall’Ucraina tre giorni prima della guerra e mi ha raccontato che costruiscono nuove scuole, strade e ospedali, che gli stipendi aumentano, la gente vede tanti miglioramenti. Il mio unico figlio Victor vorrebbe andare a combattere, ma io da madre sono molto preoccupata, penso che forse è meglio aiutare da qui, organizzando raccolte di medicinali e di quello che può servire».

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