28 Apr 2022

Ex Incet: da vecchia fabbrica di cavi a spazio innovativo per le comunità creative

Scritto da: Lorena Di Maria

L’Ex Incet è oggi un luogo che ben rappresenta la capacità di trasformare uno spazio abbandonato da decenni in un organismo che vive grazie all’innovazione sociale. Così a Torino una vecchia fabbrica è diventata una culla di produzione che, attraverso l’imprenditorialità, fa nascere nuove imprese e comunità creative che vedono protagonisti i giovani. Venerdì 22 aprile Ex-Incet ha aperto le sue porte per presentare i suoi nuovi spazi e progetti di lavoro.

Torino - L’Incet un tempo era una fabbrica di Torino che produceva cavi elettrici. Per diversi anni ha avuto un ruolo centrale come parte integrante della nascente industria dell’automobile; poi però, con l’incombente deindustrializzazione e la sua progressiva dismissione, è rimasta per lungo tempo in una condizione di sostanziale abbandono.

Proprio qui, in questo spazio vacante alla ricerca di una nuova identità, sospeso tra il suo passato e un futuro ancora da scrivere, è nato in questi anni un polo aperto alla cittadinanza che ha fatto dell’imprenditoria e dell’innovazione sociale la sua missione. Tutto questo è stato possibile grazie a un progetto di riqualificazione nell’ambito del programma Urban Barriera, che ha ripensato l’utilizzo di questi spazi vuoti e abbandonati, ora vivaci grazie alla presenza di giovani creativi e aperti all’innovazione.

UNO SPAZIO PER L’IMPRENDITORIA DEI GIOVANI

Percorrendo gli spazi di Ex Incet ci si può immergere in un ambiente dinamico, vivo, propositivo. Decine di startup si fanno ispirare dai principi dell’innovazione aperta e inclusiva, lavorando su temi dell’economia sociale e circolare, della blockchain, dell’ambiente, dell’imprenditoria e della transizione digitale. L’ex fabbrica è composta da due maniche che insieme comunicano e collaborano per il fine comune dell’innovazione sociale: la manica sud ha un’estensione di 1.800 mq e la sua rigenerazione ha avuto avvio a partire dal 2015, con capofila la Fondazione Brodolini che ha contribuito a sviluppare il marchio di Open Incet.

I lavori per la manica est sono invece partiti nel 2017 e hanno visto in questi anni l’arrivo di numerose start-up, ora racchiuse nel più ampio progetto chiamato Colla! Collaborative Innovation, una piattaforma in cui i singoli progetti cooperano tra loro per creare impatto sociale avvicinando i giovani al percorso imprenditoriale e creando un ambiente fertile per la nascita di nuove imprese e comunità creative.

COLLA! LA COLLABORAZIONE COME MOTORE DI INNOVAZIONE SOCIALE

Come ci racconta Matteo Dispenza, Presidente di Colla!, «il progetto vuole dimostrare la capacità delle startup di mettersi insieme per dare un servizio alla cittadinanza». Proprio da questa convinzione è stato pensato il suo nome, che significa “Collaborative innovation”: l’innovazione collaborativa, come ci spiega Matteo Dispenza «è proprio quel superpotere che unisce le persone». Infatti, «la narrazione di Open Incet è un po’ una contronarrazione rispetto alle grandi realtà che noi tutti conosciamo come la Sylicon Valley, dove hai lo Steve Jobs di turno. Da noi il punto di forza è la collaborazione tra le diverse realtà».

Il suo valore è infatti la presenza di startup e progetti che si prendono cura di uno spazio che è pubblico e offrono un servizio alla cittadinanza. Dopo questi due anni di pandemia che hanno visto sempre più scomparire le attività culturali e artistiche, venerdì 22 aprile Ex-Incet ha aperto i suoi spazi alla cittadinanza in una giornata ricca di incontri, formazioni, workshop e momenti di networking.

Possiamo dire che è stata proprio questa l’occasione per far incontrare e conoscere la comunità di innovatori che tutti i giorni rendono vivi questi spazi e che mettono al servizio del territorio le proprie competenze. Tra queste ci sono realtà come Izmade, impresa sociale ma anche officina, studio di design e architettura; c’è Plastiz, spinoff di Izmade che trasforma la plastica in manufatti d’arredo; c’è Young, trading di criptovalute che organizza anche corsi e attività; c’è Soluzioni Turistiche Integrate (STI), startup attiva da anni nel campo della comunicazione e del marketing, c’è l’Accademia di Belle Arti di Torino e tante altre realtà ancora.

Dimostriamo la capacità delle startup di mettersi insieme per dare un servizio alla cittadinanza

L’ aspetto interessante è vedere questa crescita in una zona come Barriera di Milano. Per Matteo Dispenza si tratta di «un piccolo miracolo in questo panorama», considerate le difficoltà del quartiere oltre che quelle recenti dettate dalla pandemia. «L’aspetto interessante di Colla! è che si tratta di un progetto dove le startup abitano uno spazio, ma non sono semplici inquilini: per stare qui devono offrire dei servizi alla cittadinanza», coinvolgendola e organizzando corsi e momenti di incontro.

Il punto di forza di questo ecosistema è che tra tutti ci si dà una mano: per una startup infatti, frequentare quotidianamente gli stessi spazi significa scambio di conoscenze, competenze, significa sviluppare nuove idee imprenditoriali, farsi ispirare e co-progettare insieme. In pratica, «Colla è quella dimensione che fa sì che il tutto sia maggiore della somma delle parti».

LA RIGENERAZIONE URBANA IN NUMERI

Per raccontarvi in numeri il risultato della trasformazione in atto possiamo dirvi che ad oggi sono circa 150 i professionisti che qui lavorano, di cui la maggior parte sono giovani under 40. A questi si sommano altrettante 150 persone che frequentano l’Accademia di Belle Arti, oltre a una cinquantina di co-workers del progetto di Impact Hub. Si conta un totale di 79 posizioni aperte di lavoro, che si traduce in nuove occasioni professionali per i giovani.

«Oggi c’è molta attenzione da parte delle giovani aziende verso l’impatto sociale. Le realtà presenti infatti sono qui non perchè pagano un affitto ma perchè ricoprono uno spazio e sono entusiasti nel farlo». L’aspetto centrale del progetto è il suo modello strutturato per stare in piedi da solo e non essere dipendente dai finanziamenti pubblici. «Nella pratica non chiediamo finanziamenti pubblici, tutte le realtà pagano un affitto che è calmierato e la restante parte destinata al Comune di Torino la mettiamo noi».

Ex Incet1
LA PERIFERIA, LUOGO IDEALE DOVE CRESCONO LE REALTÀ IMPRENDITORIALI?

L’impegno di Colla! e del più ampio progetto di Ex-Incet è la testimonianza di come una periferia di Torino – o in generale di una città italiana – possa essere il luogo ideale per far crescere realtà imprenditoriali che insieme collaborano e creano momenti condivisi capaci di generare un impatto sul territorio. La riattivazione di Ex Incet gioca un ruolo molto importante nel quartiere periferico in cui si trova: «Barriera di Milano è un quartiere che noi amiamo perché è molto vivo e molto giovane. D’altra parte è un’area che ha molti problemi, come l’alto tasso di disoccupazione e la maggiore povertà».

Possiamo dire che l’ex fabbrica per lungo tempo è stata una sorta di “buco nero”, una zona disabitata che, come capita spesso nei casi delle aree abbandonate, fungeva da ricettacolo per vari traffici. Poi è arrivata la pandemia, che ha reso tutto ancora più incerto. Un aspetto interessante degli ultimi due anni però è che proprio nel periodo di pandemia gli spazi, anziché essere soggetti a uno spopolamento, si sono riempiti sempre più grazie all’interesse crescente delle startup che qui hanno trovato uno spazio pronto ad accoglierle. E questo è solo l’inizio: gli spazi di questa fabbrica dell’innovazione sono pronti ad essere sempre più vivi e vivaci, dimostrando che a guadagnarne sarà soprattutto la città e i suoi abitanti.

Articoli simili
Sostenibili, belle e genderless: con le sneakers ID EIGHT la rivoluzione si fa con i piedi
Sostenibili, belle e genderless: con le sneakers ID EIGHT la rivoluzione si fa con i piedi

La cooperativa di comunità DA: benessere collettivo al posto della massimizzazione del profitto
La cooperativa di comunità DA: benessere collettivo al posto della massimizzazione del profitto

Una multifactory in Perù? 30 giorni e 4000 chilometri di esplorazione e ricerca
Una multifactory in Perù? 30 giorni e 4000 chilometri di esplorazione e ricerca

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

No, la Cina non ha voltato le spalle alla Russia – Io Non Mi Rassegno #590

|

Salute e sostenibilità, al Parlamento Europeo si gettano le basi per un modello a misura di persona e di ambiente

|

Ti mangio il cuore: la storia di una donna e della sua battaglia con la quarta mafia

|

In val di Vara uno storico mulino del settecento tornerà a macinare castagne e cereali

|

Scegliere: la piccola rivoluzione di chi decide come vuole costruire la propria vita

|

La storia di Roberta, da Genova alla val Borbera: “La mia nuova vita circondata dalla lavanda”

|

Dal kintsugi al boro sashiko, le arti giapponesi che insegnano a ricomporre gli oggetti rotti valorizzandoli

|

Decennale di Italia Che Cambia: le emozioni di una settimana speciale