14 Giu 2022

Eufemia: quando l’inclusione sociale passa per una moltitudine di attività sostenibili e interculturali

Scritto da: Brunella Bonetti

A Torino è attiva un'associazione che sta creando una società più sostenibile, inclusiva e aperta: si chiama Eufemia e in questi anni ha avviato una moltitudine di progetti diversi, dalle attività culturali al recupero di cibo invenduto, dal sostegno alle persone fragili ai progetti internazionali. Scopriamo di più su questa realtà grazie al racconto della sua Presidente Giulia Farfoglia.

Torino - Food Pride, serious game, digital media, youth work, social Arts: Eufemia è un’associazione di promozione sociale che opera per l’inclusione sociale attraverso azioni di cittadinanza attiva all’insegna del dialogo interculturale. Sviluppa una comunità attenta alla sostenibilità ambientale e alimentare; realizza strumenti educativi innovativi, basati sull’educazione non formale, peer-to-peer e learning-by-doing; promuove il volontariato europeo; opera nelle scuole e con i giovani; attiva percorsi artistici di comunità.

Tutto questo e molto altro a livello locale, nel torinese, ma anche nazionale e internazionale, dialogando con istituzioni pubbliche e private, associazioni del terzo settore e singoli cittadini. Attraverso una chiacchierata con Giulia Farfoglia, da poco Presidente dell’associazione e vice-presidente negli ultimi cinque anni, scopriamo il mondo di Eufemia e i suoi numerosi progetti.

COS’È EUFEMIA, QUAL È LA SUA STORIA?

Eufemia è un’associazione di promozione sociale nata a Torino nel 2010 dalla volontà di un gruppo di giovani youth workers formati nell’ambito dei programmi di scambio dell’Unione Europea. Nasce con l’obiettivo di promuovere i temi della cittadinanza attiva, dell’educazione non formale e della mobilità giovanile internazionale.

Eufemia è anche una delle “città invisibili” di Italo Calvino, da cui prendiamo ispirazione per il nome. È “la città degli scambi”. Oggi siamo un gruppo multidisciplinare di professionisti che portano avanti progetti di sviluppo di comunità, di sostegno al reddito e di empowerment per fasce di popolazioni più vulnerabili, utilizzando metodologie non formali e organizzando laboratori di diverso genere ed eventi di comunità per l’inclusione sociale. Sviluppiamo programmi educativi e formativi per i giovani a livello locale, ma anche nel contesto europeo.

Puoi fare la differenza!

Immaginiamo il nostro giornale come una cassetta degli attrezzi per diventare un vero protagonista del cambiamento. Dentro ci trovi la mappa con i migliaia di progetti virtuosi, gli articoli, le video storie, i nuovi format video e tante progetti che stiamo costruendo insieme alla nostra comunità. 

Per continuare a farlo abbiamo bisogno di te.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Eufemia
QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI?

La nostra mission è quella di ideare, scambiare e diffondere strumenti educativi innovativi e buone pratiche con professionalità e creatività. Diamo spazio al cambiamento mettendo al centro delle nostre azioni l’inclusione sociale, la crescita personale e la valorizzazione delle competenze trasversali.

I nostri obiettivi si sostengono sui seguenti valori: cultura dei diritti, ovvero difendere la cultura dei diritti e contrastare comportamenti discriminatori, favorendo la comprensione reciproca e la valorizzazione delle differenze; libertà di espressione, cioè sostenere la libertà espressiva degli individui costruendo processi di empowerment individuale, cittadinanza attiva e sviluppo di comunità attraverso attività formative improntate sui metodi dell’educazione non formale; sostenibilità, attraverso la diffusione di principi ambientali, sociali, economici, alimentari e promuovendo iniziative socio-culturali.

Ci occupiamo poi di integrazione europea promuovendone il processo e la riflessione sulla cittadinanza globale e attivando percorsi di mobilità internazionale. Per quanto riguarda l’accessibilità, riduciamo gli ostacoli all’accesso delle opportunità esistenti per diminuire le varie forme di insicurezza e povertà alimentare, povertà educativa, povertà socio-economica, povertà culturale.

QUALI ATTIVITA’ PORTATE AVANTI PER RAGGIUNGERLI?

Gli ambiti di lavoro attorno ai quali ruotano i nostri progetti sono cibo (food pride), giovani (youth work e mobilità internazionali), giochi educativi (serious games), teatro per il sociale (social arts) e digitale consapevole (digital media). Questi temi li decliniamo in diverse progettazioni, ad esempio benessere e salute mentale di giovani e adulti attraverso la partecipazione alla nuova triennalità del servizio Aria-Spazi Reali del Comune di Torino, il teatro per giovani e comunità educante, laboratori di cucina sociale, il gioco come espressione di sé, la mobilità internazionali con e per i giovani e l’approfondimento sul benessere digitale.

Non mancano poi strumenti educativi per scuole e comunità educante, laboratori educativi, progetti di contrasto alla dispersione scolastica, la scuola per le donne Web 2.D, la promozione di nuovi spazi digitali, dei giochi educativi, percorsi di educazione alimentare. Ci occupiamo anche di sviluppo di comunità inclusive e sostenibili, attraverso la CibOfficina, la partecipazione ad eventi, festival, iniziative comunitarie, un teatro per la pace, l’accoglienza e ospitalità di volontari europei a servizio dei progetti e dei territori.

Un’area di azione è poi quella legata allo Youth work e mobilità, attraverso le progettazioni Erasmus+, una serie di azioni di capacity building all’interno dei progetti KA2, la conclusione del progetto KA3 di dialogo strutturato con le Istituzioni “You(th) to Change EU”, l’implementazione a livello locale della strategia Europea per i giovani, il focus su formazioni per l’empowerment degli operatori giovanili, nuovi incontri informativi per i giovani anche presso gli sportelli Informagiovani dei Comuni. Eufemia abita anche diversi spazi e territori, con azioni e progetti sempre più diffusi in città.

eufemia5 1
CHI SONO I PROTAGONISTI DI EUFEMIA, IL TEAM ORGANIZZATIVO E I PARTECIPANTI?

Nei nostri progetti, promuovendo il protagonismo attivo dei partecipanti, vogliamo scardinare il concetto di “beneficiario finale”, cui è associato anche lo stigma del povero che riceve assistenza – questo vale specialmente nei progetti Food Pride. Per questo fin da subito – nella fase di aggancio e costituzione dei gruppi nelle varie azioni – cerchiamo di stimolare la partecipazione di tutte e tutti a seconda delle disponibilità, abilità e capacità di ognuno, per favorire la condivisione di buone pratiche che vadano oltre le differenze socio-economiche. Questo vale sia nei progetti con i giovani, nelle scuole o sui territori, che con gli adulti nei laboratori di cucina o nel recupero sui mercati.

Fondamentali restano comunque i professionisti coinvolti: educatori, youth worker, operatori sociali, cuochi, artisti ed edugamers, che hanno il difficile compito di facilitare, mediare e valorizzare le differenze, superando le fragilità individuali in favore di competenze trasversali da condividere nel gruppo.

I nostri obiettivi si sostengono sui seguenti valori: difendere la cultura dei diritti e contrastare comportamenti discriminatori

QUALI SONO GLI SCOPI ALLA BASE DELLE VOSTRE ATTIVITA’?

Crediamo nell’importanza di promuovere un cambiamento partendo dal basso, attivando la partecipazione di chi collabora con noi, in qualità di partecipante, volontario od operatore. Crediamo nell’importanza di progettazioni sociali, rivolte al sostegno delle persone in condizione di vulnerabilità socio-economica e di essere veicolo/ambasciatori per promuovere opportunità altrimenti inaccessibili.

QUALE IMPATTO AVETE SUL TERRITORIO E SULLA COLLETTIVITA’?

Ogni anno raggiungiamo più di 5000 persone, beneficiari diretti e indiretti delle nostre attività. Sono principalmente giovani coinvolti nelle mobilità internazionali, scambi, training o progetti di volontariato europeo; studenti e studentesse; insegnanti delle scuole del territorio che beneficiano dei nostri interventi contro la dispersione scolastica, nuove metodologie educative (arte, gioco…), interventi a favore del benessere e salute mentale; giovani NEET; minori messi alla prova; adolescenti che cercano di trovare la propria strada e conoscere le opportunità del territorio. Ma anche famiglie e persone che vivono in condizioni di fragilità, marginalità e insicurezza alimentare.

Eufemia4 1
SE CI SONO, QUALI SONO I MAGGIORI PROBLEMI CHE INCONTRATE NEL PORTARE AVANTI LE VOSTRE AZIONI?

Le principali difficoltà sono relative alla modalità di lavoro che abbiamo, caratteristica diffusa nel terzo settore: lavoriamo con i progetti inseguendo scadenze e bandi, di durata perlopiù annuale. La frammentazione dettata da questo sistema resta ancora presente, per quanto con un lavoro e una presenza di oltre dieci anni siamo riusciti a dare stabilità e solidità all’associazione. È difficile fare piani a lungo termine, aprire e mantenere, ad esempio, dei contratti di lavoro a tempo indeterminato è stata ed è una sfida sempre difficile.

La pandemia inoltre ha inciso molto sul nostro lavoro. Il terzo settore si è trovato a rispondere a una situazione improvvisa e inaspettata, mettendo a disposizione rapidamente tutte le proprie energie e risorse, riconvertendo attività e rinnovando modalità di azioni. Questo ha stressato molto un settore già affaticato e anche la nostra associazione ne è stata parte. La volontà e la forte motivazione che abbiamo nel nostro lavoro ci ha spinto a non lasciar sole tutte le persone con cui eravamo in contatto, spronandoci a trovare nuove risposte e metterci in gioco.

La stanchezza per i ritmi elevati che abbiamo mantenuto negli ultimi due anni si fa sentire, il grosso lavoro di cura che abbiamo portato avanti verso gli altri, talvolta, ci ha fatto dimenticare dei bisogni interni, portandoci quindi ad interrogarci su quale sia il nostro livello di benessere: “Come stiamo?”.

CHE RAPPORTO C’È CON LE ISTITUZIONI? È UN RAPPORTO VIRTUOSO O DIFFICOLTOSO?

La collaborazione con le istituzioni, pubbliche e private è costante e necessaria per poter avere un impatto più efficace sui territori, anche a lungo termine. Il lavoro di coordinamento e coprogettazione non è sempre facile, richiede molto tempo e cura delle relazioni, disponibilità al dialogo e anche l’accettazione di compromessi. Torino è una città viva e fervida, il terzo settore è molto attivo e talvolta anche competitivo perché concorriamo per accedere alle stesse risorse economiche che ci permettono di portare avanti i progetti. Questo stimola ad innovare e migliorare costantemente.

eufemia3 1
IN QUALI PROGETTI SIETE COINVOLTI?

Siamo inseriti in percorsi di coprogettazione su diversi ambiti come il servizio Aria-Spazi Reali del Comune di Torino, che si occupa di benessere e salute mentale dei giovani. Siamo inoltre presenti in alcuni tavoli di coordinamento con istituzioni ed altre realtà del terzo settore, ad esempio, NOE – Nuovi Orizzonti Educativi: rete di 33 realtà del territorio di Barriera di Milano a Torino, 3 anni di progetto, dal 2021 finanziati da Compagnia di San Paolo. Insieme per  promuovere azioni ed iniziative mirate per il quartiere per la costruzione un patto educativo condiviso.

Facciamo anche parte del Patto di Collaborazione per Torino Antirazzista promosso dalla Città di Torino, insieme ad altri 57 enti locali; partecipiamo al Tavolo Povertà promosso dalla Circoscrizione 3 di Torino e al tavolo “Comunicare l’Europa” con Europe Direct Torino di Città Metropolitana di Torino. Un altro progetto è Im.Patto di Novacoop: siamo tra gli enti stakeholder di Coop, principalmente in rete sul territorio della Circoscrizione 6 di Torino per condividere un “patto” con il territorio che si concretizza con l’azione integrata dei vari soggetti coinvolti sulla base degli ambiti di intervento indicati a partire dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, obiettivi 2, 3, 11, 12.

COME AVETE AFFRONTATO LA PANDEMIA?

Ci siamo attivati con Torino Solidale, la rete territoriale di snodi delle organizzazioni che sono scese in campo durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 . Eufemia ha contribuito, da marzo a giugno 2020, alla distribuzione settimanale di pacchi alimentari alle circa 300 famiglie della Circoscrizione 3, alla raccolta e distribuzione delle eccedenze alimentari dai mercati rionali e al sostegno diretto e indiretto alle famiglie in difficoltà, in collaborazione con i servizi sociali del comune e le altre organizzazioni partner della rete. Da gennaio 2022, con la CibOfficina, Eufemia è un sotto-snodo della rete, in collaborazione con il Gruppo Abele sul territorio della Circoscrizione.

Food PRIDE Rete Nazionale (già Rete29settembre) è una rete nazionale di enti del terzo settore che svolgono attività legate al tema delle eccedenze alimentari e al loro riutilizzo in chiave sociale. Molte sono state le riflessioni che il periodo di pandemia ci ha portati a compiere e molte sono state anche le prese di coscienza sulla necessità di un sistema coordinato che garantisca uguaglianza sociale nell’accesso alle risorse e sovranità alimentare. Proprio per questo abbiamo discusso e scritto insieme una “carta dei valori” – un manifesto – sul “tema cibo” e sui principi fondanti del nostro agire.

eufemia2 1
CHI SONO I VOSTRI PARTNER E COME VI SIETE SCELTI?

Abbiamo un ampio network di partner e collaborazioni locali, nazionali e internazionali, rete grazie alla quale la nostra associazione ha potuto crescere, imparare e promuovere nuove iniziative. Negli anni, mettendo a disposizione le nostre competenze e risorse, abbiamo anche contribuito alla nascita, crescita e sviluppo di nuove realtà, nell’ottica di scambio reciproco, specializzazione, moltiplicazione di esperienze e disseminazione di opportunità.

COME CI SI PUÒ ATTIVARE CON VOI E PERCHÉ FARLO?

Si può diventare volontari food pride-rs che ci aiutano nella lotta agli sprechi alimentare recuperando eccedenze dai mercati e distribuendo alle famiglie in difficoltà. Si può partecipare ai nostri progetti internazionali, candidandosi per partire verso una meta europea. Si può diventare un volontario europeo e scoprire realtà internazionali.

Si può giocare a un’escape room educativa per conoscere e approfondire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e cogliere le call-to-action che vengono proposte. Si può anche diventare un volontario e supportare la promozione e facilitazione delle stanze di gioco. Se si è in una scuola, si può adottare un nostro progetto educativo. Se invece si è un gruppo di giovani e si ha un’idea da sviluppare, noi aiutiamo a realizzarla. Infine, si possono sostenere i nostri progetti versando il 5×1000 della dichiarazione dei redditi, o facendo una donazione liberale sul nostro conto corrente.

Articoli simili
Guglielmo Rapino si racconta a I(n)spira-Azioni: “Da anni viaggio per il mondo per difendere i diritti umani” – #13
Guglielmo Rapino si racconta a I(n)spira-Azioni: “Da anni viaggio per il mondo per difendere i diritti umani” – #13

Musicainsieme a Librino: nella periferia catanese è la musica che “salva” i giovani
Musicainsieme a Librino: nella periferia catanese è la musica che “salva” i giovani

La Mia Banda è Pop: la devianza giovanile si combatte attraverso cura e giustizia riparativa
La Mia Banda è Pop: la devianza giovanile si combatte attraverso cura e giustizia riparativa

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

La transizione di Biden svanisce fra petrolio e trivelle? – #554

|

Modicaltra, i cittadini si mettono insieme per rigenerare la città e fermare il consumo di suolo

|

Quanto costa la nostra energia al pianeta? Tra fonti fossili e rinnovabili, ecco i rifiuti che produciamo

|

Guglielmo Rapino si racconta a I(n)spira-Azioni: “Da anni viaggio per il mondo per difendere i diritti umani” – #13

|

Comunicazione nonviolenta, Covid, Ucraina: in cerca di dialogo in tempo di polarizzazione sociale

|

Eugenio: “Vi racconto la mia esperienza di vita in val Borbera”

|

Wagner Group: cosa sappiamo della milizia privata che combatte fra le fila russe (e non solo)?

|

Francesca Cinquemani torna al sud per coltivare lavanda e rilanciare la sua terra