17 Feb 2023

Bet She Can: sono le bambine consapevoli a cambiare il mondo – Io Faccio Così #374

Scritto da: Paolo Cignini

Nuova puntata di Io Faccio Così insieme a Marie Madeleine Gianni, fellow Ashoka Italia e imprenditrice sociale. Marie è la fondatrice di Bet She Can, una fondazione nata nel 2015 che accompagna la crescita di bambine e ragazze nella preadolescenza, attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni, prima che i condizionamenti si consolidino, in un’ottica di investimento e di prevenzione del problema. Scopriamo il suo percorso e le diverse attività di Bet She Can, e perché secondo Marie il cambiamento parte dalla consapevolezza delle giovani e degli adulti di riferimento.

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«Nessuna emergenza in apparenza, nessun “bisogno” evidente, ma la voglia di credere che il futuro si possa cambiare aiutando chi vi si affaccia a conoscersi meglio, a prendere coraggio, a capire dove può arrivare mettendo a frutto al meglio il proprio potenziale […]. L’impatto sociale è elevatissimo: si va alla sorgente, un attimo prima che si manifesti il disagio prodotto dalle sovrastrutture e dai condizionamenti». 

Per raccontarvi la storia di questa settimana partiamo da queste parole, tratte dal sito di Bet She Can, della sua ideatrice e fondatrice Marie Madeleine Gianni, una delle Ashoka Fellow selezionate da Ashoka Italia. Il legame umano e professionale di Marie con il nostro Paese è fortissimo: francese di nascita, ha vissuto per ventidue anni in Italia, prima di stabilirsi a Montréal, in Canada, dove vive attualmente.

Mentre lavorava come dirigente in una multinazionale che si occupa di consulenza sugli acquisti e gli approvvigionamenti, Marie venne “travolta” da quella che lei definisce una vera e propria ansia: «Ho iniziato a pensare alla mia vita e mi sono chiesta cosa avessi realizzato per migliorare e cambiare il mondo», ci spiega «e la risposta era sempre la stessa: avevo sempre sostenuto alcune cause che mi stavano davvero a cuore, ma io personalmente non avevo creato nulla e sentivo la necessità di fare qualcosa in prima persona». 

Bet She Can

Un pomeriggio, mentre era in compagnia di una sua amica in un parco giochi e le loro figlie nel frattempo giocavano, Marie espresse la sua felicità nel vederle insieme e nell’essere madre. La risposta della sua amica, in totale buonafede ed istintiva, fu: «Sì, ma era meglio se fossero nate maschi: per loro sarebbe stato tutto più facile».

L’angoscia per queste parole si trasformò gradualmente in un’idea: perché non lavorare con le donne, per sostenerle e per contrastare stereotipi, bias e condizionamenti che impediscono al talento femminile di sbocciare? Inoltre, in ottica sistemica e funzionale, perché non lavorare per potenziare la consapevolezza di chi ancora non vive il disagio delle sovrastrutture, cioè direttamente con le bambine?

BET SHE CAN: NASCITA E MODELLO

Bet She Can è una fondazione, nata nel 2015 su iniziativa di Marie, che «accompagna la crescita di bambine e ragazze nella preadolescenza, attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni, prima che i condizionamenti si consolidino».

Lo fa attraverso delle attività divertenti, racconti, laboratori, esplorazioni e interviste, diffuse ormai su tutto il territorio nazionale, per dare la possibilità alle donne del domani di aprirsi a scenari diversi e a competenze variegate, e fornire così un elemento che per Bet She Can è un valore fondamentale: la possibilità di poter scegliere il proprio destino e la propria strada, in piena consapevolezza. 

Il modello di lavoro della fondazione rappresenta, a mio avviso, il paradigma di un agente del cambiamento. Bet She Can, infatti, lavora a stretto contatto con le realtà territoriali, in un’ottica di rete collaborativa: «Lavoriamo tantissimo attraverso le scuole», spiega Marie «oppure altri intermediari che possono essere le biblioteche, le associazioni e le cooperative locali che già lavorano con le bambine di quella fascia di età. Questo ci consente di essere presenti in larga parte del territorio italiano».

Bet She Can 2

Il valore aggiunto sta nella possibilità di replicabilità dei progetti. Bet She Can, infatti, ha diverse figure al proprio interno che possono gestire direttamente i laboratori, ma la scelta preponderante dell’organizzazione è quella di formare i diversi membri delle realtà locali al loro metodo, affinché  i diversi progetti e i laboratori siano poi gestiti direttamente, per la parte esecutiva, dalle realtà del territorio. In gergo, si tratta di un compito di Project Management, di gestione del progetto, che permette una maggiore diffusione delle proprie iniziative.

Infatti, dal 2015 ad oggi, Bet She Can ha portato a termine sessantacinque progetti, con circa dodicimila bambine partecipanti, ventiseimila persone coinvolte tra cui le famiglie, i tutor, i docenti, i trentadue partner e collaboratori, contando la presenza stabile delle proprie attività in quindici regioni italiane. 

«La soddisfazione più grande sono i commenti entusiasti che riceviamo, dalle bambine e dai partner», spiega Marie. «In progetti tipici come “Volo con te”, “L’altra metà del cielo” e “La Tribù” stiamo misurando l’impatto delle nostre attività: sta maturando una nuova consapevolezza non solo nelle bambine coinvolte nei diversi progetti, ma anche e soprattutto nelle famiglie e nelle diverse reti relazionali in cui vivono le partecipanti. Il cambiamento, nella società, è sinonimo di femminile e pone le sue basi nella consapevolezza».  Vi ricordiamo, come in ogni puntata di Io faccio Così, che se volete potete approfondire diversi temi trattati in questa intervista nel video che trovate qui sotto. 

SCUOLA ITALIANA E CONDIZIONAMENTI  

“Eh, si sa, siamo Italiani!”, “succede solo in Italia!” sono alcuni degli stereotipi che (oltre a infiammare l’animo del nostro Direttore Daniel Tarozzi e di buona parte della redazione) sentiamo ripetere ovunque, insieme ad un altro grande classico: “la scuola italiana è la peggiore d’Europa”… 

Non è questa la sede per semplificare concetti complessi, ma se consideriamo i temi della discriminazione verso il femminile e della diffusione degli stereotipi ad essa connessi, ci viene la sensazione di pensare di non essere messi bene. Abbiamo però una notizia, un fatto che sconvolge le nostre credenze abituali: secondo Marie le cose non stanno affatto così.

«La strada è in salita, se no non avrei dato vita a Bet She Can», ci spiega «ma la mia sensazione è che un paese come l’Italia, per quanto riguarda le tematiche a noi care, stia  migliorando notevolmente di anno in anno, con una consapevolezza maturata dalle generazioni più giovani sempre più radicata. Tutto questo sta avvenendo in un quadro in cui la scuola pubblica, purtroppo, attraversa decenni difficili sia dal punto di vista finanziario che da un punto di vista di bulimia burocratica, che soffoca ogni spinta verso il nuovo. In questo contesto sto vedendo tantissime insegnanti fare un lavoro quasi eroico per cercare di diffondere  i nostri temi.

Bet She Can 4

In linea generale, noi cerchiamo di proporre agli adulti che collaborano con noi di lavorare su se stessi e sui propri comportamenti: possiamo proporre tutti gli strumenti del mondo per le nostre bambine, ma il terreno fertile per la loro fioritura lo preparano le insegnanti e le figure educative che sono a contatto con loro quotidianamente. L’adulto, oggi più che mai, deve saper accogliere la diversità e cogliere le unicità e le specificità di ogni individuo, anche in termini di talenti, interessi, curiosità e passioni». 

Il cambiamento, nella società, è sinonimo di femminile e pone le sue basi nella consapevolezza

LA FELLOWSHIP CON ASHOKA

Un’attività, quella del saper riconoscere i talenti specifici dell’individuo e ispirare un cambiamento sistemico, che è da sempre uno dei fulcri di azione e di selezione dei talenti di Ashoka Italia, di cui Marie è Fellow dal 2019. Ashoka Italia l’ha selezionata perché “Marie sta lavorando per superare e abbattere le barriere degli stereotipi di genere, sta autorizzando le ragazze a permettersi di sognare senza pregiudizi, come le loro controparti maschili. Lo fa attraverso una formazione innovativa e esperienze di apprendimento attivo […]”. 

«La ricchezza della rete Ashoka è un valore molto importante per me», conclude Marie «perché è costellata di una serie di esperienze molto diverse tra loro, e come vi ho raccontato per me la diversità è la base per un cambiamento sistemico. La rete dei Fellow, inoltre, mi ha dato e mi dona tutt’oggi la possibilità di sentirmi meno sola e di condividere idee, spunti e possibilità di collaborazione. È una vera e propria comunità, per l’imprenditore sociale, che mostra l’importanza della rete e del sostegno reciproco». 

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