24 Mar 2023

A Buon Rendere, la campagna dal basso per accelerare l’introduzione del deposito cauzionale

Scritto da: Valentina D'Amora

Lattine, bicchieri, bottiglie. Sono oltre 7 miliardi i contenitori monouso per bevande che ogni anno in Italia non vengono riciclati. Lo sa bene chi frequenta i mari, le spiagge o i sentieri di montagna. Una soluzione c'è ed è già in vigore in diversi Paesi europei: il vuoto a rendere. Ne abbiamo parlato con Andrea Cavalleroni, di Cittadini Sostenibili, associazione genovese che sta appoggiando la campagna nazionale A buon rendere per l'introduzione di un sistema di deposito cauzionale sugli imballaggi.

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Genova - A buon rendere. La promessa di ricambiare un favore ricevuto, un modo di dire italiano che sa di amicizia, oggi è una campagna nazionale per l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi monouso in plastica, alluminio e vetro, come già avviene in diversi Paesi europei. L’intento è quello di ridurre la dispersione nell’ambiente di contenitori usa e getta per bevande, che ritornerebbero, quindi, all’interno di nuovi cicli economici come materiale per realizzare nuovi contenitori.

Lanciata dall’associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, che oggi conta 150 Comuni in tutta Italia, A Buon Rendere – molto più di un vuoto è una campagna che in questi mesi sta coinvolgendo associazioni, movimenti, aziende e istituzioni per contribuire alla velocizzazione dei tempi di approvazione di una legge nazionale sul Sistema di Deposito Cauzionale. Ho fatto due chiacchiere con Andrea Cavalleroni di Cittadini Sostenibili, per farmi un’idea di come questa campagna stia andando avanti.

Andrea, raccontaci in che modo, come Cittadini Sostenibili, state supportando in Liguria questa campagna nazionale?

Le attività che stiamo svolgendo sono molteplici. Stiamo divulgando sui nostri social media il funzionamento dei Sistemi di Deposito Cauzionale, mostrando com’è semplice restituire gli imballaggi per avere indietro la cauzione (nei Paesi dove il sistema è in vigore) e spiegando come per ogni anno che aspettiamo ad implementare tale legge in Italia, circa sette miliardi di imballaggi per bevande non vengono riciclati e finiscono in discarica, in inceneritore o dispersi nell’ambiente.

a buon rendere
Alcune delle 579 bottiglie di vetro raccolte durante una pulizia spiaggia alla Foce a Genova

Abbiamo anche presenziato alla conferenza organizzata a Roma l’anno scorso dalla campagna A Buon Rendere per raccontare le nostre esperienze di pulizie delle spiagge a decisori politici e stakeholder rilevanti. A titolo di esempio, in una sola pulizia della spiaggia alla Foce nel 2019 abbiamo raccolto 2.649 bottiglie di plastica, 615 lattine e 579 bottiglie di vetro. Tutti questi rifiuti non finirebbero nell’ambiente se ci fosse il vuoto a rendere con deposito cauzionale. Infine, abbiamo chiesto al Comune di Genova se vuole aderire alla campagna A Buon Rendere per migliorare la filiera del riciclo e ridurre i rifiuti dispersi nell’ambiente.

Il primo sondaggio, realizzato dai curatori della campagna a marzo 2022, ha rilevato che l’83% degli italiani è a favore di un Sistema di Deposito Cauzionale nazionale. Secondo te, dalla tua esperienza in questi mesi, in che modo si può ulteriormente sensibilizzare la cittadinanza su questo aspetto?

La cittadinanza è già informata, d’altronde un tempo il vuoto a rendere era la norma e non l’eccezione, e sa bene che tale sistema comporterebbe un vantaggio notevole per la collettività. Quella che manca è la volontà politica di applicare tale scelta su scala nazionale.

Bisognerebbe passare dalla narrazione plastic-free a “senza monouso”. Il problema non è la plastica, ma l’usa e getta

Guardandosi intorno, la sensibilità sta cambiando. Dalle vostre rilevazioni, come sono messi i ristoranti e i locali della Liguria e, in particolare, di Genova in merito al monouso?

Purtroppo sul monouso siamo ancora al punto zero e i consumi di plastica a livello globale dovrebbero raddoppiare nei prossimi venti anni. I locali sono estremamente orientati all’utilizzo di materiali usa-e-getta e sicuramente non vengono aiutati dalle normative.

Un altro fattore che non ha aiutato è la disinformazione totale che è stata diffusa in Italia. Tutti – incluse leggi comunali e regionali – hanno sempre lasciato intendere che la bioplastica compostabile fosse una scelta virtuosa e addirittura plastic-free. Questo è falso e non è in linea con la direttiva europea sulla plastica monouso, dove la bioplastica, giustamente, viene equiparata alla plastica tradizionale e quindi è inclusa negli obiettivi di riduzione o nei divieti. L’Italia è un caso unico in Europa e ha recepito impropriamente la direttiva, lasciando il via libera alla bioplastica compostabile. Questo ha fatto veramente male alla cittadinanza che ora è a dir poco confusa.

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Uno scatto di una pulizia spiaggia alla Foce a Genova in cui sono state raccolte 2649 bottiglie di plastica
Quali sono, secondo te, i passi più opportuni in questo momento per cambiare rotta?

Bisognerebbe passare dalla narrazione plastic-free a “senza monouso”. Il problema non è la plastica, ma l’usa e getta. Sostituire un oggetto monouso con un altro di un altro materiale non serve a niente e può anche peggiorare le cose se se ne scelgono di impattanti come le bioplastiche o più difficili da riciclare come i brick in poliaccoppiato. La soluzione è quella di sostituire il più possibile i materiali usa e getta con quelli riutilizzabili. Ad esempio, in Germania dal 2023 c’è una nuova legge che obbliga tutti gli esercizi commerciali della ristorazione a fornire gratuitamente (con cauzione) un’opzione riutilizzabile per il take-away, l’asporto o la consegna a domicilio.

Questa è la strada che dovremmo seguire per ridurre i rifiuti; implementando anche il vuoto a rendere con il sistema di deposito cauzionale in tutta Italia su tutti gli imballaggi per bevande. Per tutte le informazioni, rimando al sito della nostra campagna A Buon Rendere dove potete anche firmare la petizione.

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