10 Dic 2021

Depositi chimici vicino alle case: Genova si mobilita contro un altro stupro del territorio

Scritto da: Valentina D'Amora

Una serata rovente in una sala gremita con un unico obiettivo: dire NO ai depositi chimici a pochi metri dalle case dei genovesi. La situazione è stata analizzata da comitati, associazioni, insegnanti, avvocati, portuali, privati cittadini e sindacati. Ecco cosa è accaduto e come ha risposto il sindaco Bucci.

Genova - I depositi costieri di materiali chimici genovesi potrebbero essere spostati da Multedo, dove si trovano attualmente, a uno dei quartieri più popolosi di Genova, per di più a pochi metri dalle abitazioni. Secondo il progetto del Comune, a Ponte Somalia verrebbero collocati 77.000 metri quadrati di nuovi depositi chimici: un nuovo maxi-polo nel Municipio Centro Ovest, poco distante dal simbolo di Genova, la Lanterna. Da giorni a Sampierdarena si respira un’aria tesa: buona parte della popolazione si dichiara molto preoccupata dall’ufficializzazione del primo atto del trasferimento dei depositi, notizia appresa dai giornali locali anziché da un incontro pubblico sul territorio.

Nei mesi scorsi Uniti per Genova ha lanciato una petizione che portava alla luce la questione: “I depositi chimici creano gravi pericoli per la salute delle persone – riporta il testo –, impattando sull’ecosistema della nostra città. Negli ultimi quarant’anni a Multedo si sono verificati gravissimi incidenti con morti e feriti, oltre a enormi danni ambientali causati da incendi, esplosioni e sversamenti, come accaduto negli anni 1977, 1987, 2014 e 2016″.

“Una eventuale esplosione dei depositi – continua l’appello lanciato dal comitato–, oltre alle emissioni nocive, avrebbe effetti devastanti sulla città in un ampio raggio dalla Lanterna, con il rischio di reazioni a catena. Per questo spostarli vicino alle case non è una soluzione praticabile”.

Perché allora spostare il problema, anziché risolverlo? Proprio a partire da questa sensazione di impotenza comitati di cittadini, associazioni e tanti residenti hanno fatto sentire la propria voce ieri sera nell’assemblea pubblica convocata dal Muncipio II Centro Ovest.

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LA QUESTIONE

Tra i principali ostacoli che al momento impedirebbero lo spostamento dei depositi chimici a ponte Somalia c’è ancora l’ordinanza 32 del 2001 della Capitaneria di porto. Secondo l’atto impeditivo, in porto “non è consentito l’ormeggio di navi cisterne per la movimentazione di prodotti petroliferi e petrolchimici”.

Oltre alla pericolosità dei materiali che verrebbero stoccati al porto, i residenti temono soprattutto che il sindaco di Genova, Marco Bucci, stia nutrendo convinzioni non aderenti alla realtà. Sui giornali si leggono alcune dichiarazioni atte a rassicurare i cittadini: “Tutto verrà fatto nella massima sicurezza, non deve esserci la minima preoccupazione”.

Il sindaco aggiunge: “Facciamo una cosa importante per la città, non ci sono rischi: dobbiamo far progredire la città e tutti i genovesi dovrebbero essere contenti di ciò che facciamo. Non ci saranno, poi, né problemi per la vista perché i depositi non si vedrebbero dalle case, né per la salute”, ha dichiarato su varie testate locali”.

Dalle abitazioni di chi vive in Lungomare Canepa per, questa è la vista (vedi foto sotto): la grande gru blu individua l’inizio del molo, mentre i pilastri del capannone poco più indietro si collocano a metà dello stesso molo. La prossimità di balconi e parapetti domestici rispetto all’area portuale quindi è evidente.

Ponte Somalia vista finestra
Vista da un balcone in Lungomare Canepa
LE SENSAZIONI E LE TESTIMONIANZE

Proprio per questo all’assemblea pubblica di ieri sera al Centro Civico Buranello hanno partecipato tantissimi genovesi arrabbiati – oltre duecentoventi e parecchi sono rimasti fuori – provenienti da tutti i quartieri, non solo residenti nel centro ovest, desiderosi di dire la propria: «Non è questo che voglio per i miei figli e nipoti. Il sindaco un giorno ha detto: “Io sono felice se i miei cittadini sono felici”. Lo chiedo a voi adesso allora: dopo questa notizia siete felici?», ha riferito qualcuno.

«Il litorale di ponente è già saturo: non vogliamo altri stupri sul nostro territorio», ha affermato una cittadina. «I genovesi si rendono conto del pericolo per tutta la città e di quanto sia veramente deleteria questa delocalizzazione? Una vera bomba a orologeria, che qualora avvenisse un’esplosione – cosa non improbabile e non augurabile – farebbe saltare in aria mezza città», ha ribadito una residente.

«L’unica soluzione è quella di spostarli da Multedo a sedi lontane dagli agglomerati urbani, per evitare danni alle persone e alla città!». E ancora: «Quando si parla di futuro sostenibile, mi chiedo: “Questo futuro quando arriverà?”». «Siamo tutti stufi, ma non siamo pochi: la prossima volta saremo cinque volte di più e scenderemo per le strade per farci sentire».

Proprio il presidente del Municipio II Centro Ovest, Michele Colnaghi, ha convocato l’assemblea pubblica, sottolineando: «Siamo una comunità molto mite, ma siamo tutti ormai esasperati da queste servitù. I materiali chimici passeranno sotto l’ospedale, a pochi metri dalle scuole dei nostri figli, accanto alle case. Il nostro maggiore timore è la sicurezza: i carichi attraverseranno le vie e l’interno del centro abitato e stiamo parlando di tonnellate di materiali pericolosi che sfioreranno le abitazioni».

«Nel 2020 a Beirut c’è stato un incidente molto grave – ricorda Colnaghi – a seguito di un’esplosione di sostanze chimiche in porto. L’onda d’urto ha raso al suolo la città sino dieci chilometri di distanza, con almeno trenta morti e migliaia di feriti. Noi non vogliamo che tutto questo accada a Sampierdarena».

centro civico
Uno scatto dell’assemblea pubblica

In prima linea sulla questione il Comitato Lungomare Canepa: «Il problema ci riguarda tutti. Via Sampierdarena e il municipio si trovano a neanche 300 metri di distanza dal sito individuato. Questa sarebbe la “giusta soluzione”?! Ottant’anni fa Sampierdarena ha subito uno schiaffo, abbiamo ancora persone che si ricordano la spiaggia che avevamo e questo quartiere non sarà ancora una volta una vittima. Bucci ci dia un segnale di essere il sindaco anche di Sampierdarena, non solo del resto della città».

Daniele Benigno, dell’associazione La Strada dell’Arte, dichiara: «Tutti vogliono la bellezza, per questo noi pretendiamo alle istituzioni più verde e il restauro dei palazzi storici. Qui ci vuole un grande progetto di risanamento, per far riemergere la bellezza straordinaria di questo quartiere. Si può anche solo pensare di mettere una bomba davanti alle case? Sampierdarena è il cuore di Genova, che ospita, tra i tanti tesori, anche il simbolo della città, la Lanterna. Dobbiamo essere uniti, perché i popoli divisi subiscono soprusi indicibili».

Un cittadino infine ha ribadito: «Di solito il degrado regna dove le istituzioni latitano. Quello che emerge chiaramente da questa serata è che qui dovreste investire come state facendo in altri quartieri con un intervento continuativo ed efficace su questo territorio».

LA RISPOSTA DEL SINDACO

Dopo i numerosi interventi, in cui sono emersi chiaramente la delusione, lo sconcerto e la sensazione di angoscia sul futuro, il primo cittadino Marco Bucci, è intervenuto cercando di rassicurare i presenti in sala: «La salute e la sicurezza sono le più protette in questa nuova dislocazione. Ci sono ben tre enti che garantiranno che i lavori verranno fatti a modo, quindi non c’è alcun rischio per la popolazione. In merito ai transiti invece faccio presente che tutte le merci pericolose transiteranno per via sommergibile, mentre la parte di carichi prevista su gomma, passerà all’interno della nuova sopraelevata portuale».

«Dentro il porto c’è una nuova costruzione che porterà direttamente all’attacco dello svincolo di Genova-aeroporto», ha aggiunto il sindaco. «Infine, anche la valutazione dell’impatto ambientale sul territorio è risultata negativa. Sono d’accordo con voi: Sampierdarena merita di ritornare a essere quella di prima».

sala palestra

«La città è fatta di tante persone – ha concluso – e io devo occuparmi di tutti. Ci sono delle evidenze secondo cui collocare qui i depositi chimici non darà problemi alla salute dei cittadini, come emerso chiaramente dai documenti redatti dai tecnici. Non ci saranno pericoli, né di trasporto, né di salute, né di sicurezza. Per questo, come sindaco mi sono sentito in dovere di prendere questa decisione. Chi non li vuole qui può suggerire qualche altro posto?».

LE PROSSIME MOSSE

«Pare chiaro che il Comune abbia già deciso, ora sta a noi ora impedire questa follia», ha dichiarato infine il presidente del Municipio, che ha cercato, nonostante l’atmosfera tesa e i toni molto accesi, di riportare la discussione su modi civili e più pacifici possibili.

A partire da oggi verranno quindi intraprese due strategie parallele: la prima dal punto di vista legale, analizzando documenti e redigendo una approfondita documentazione da presentare al TAR, e la seconda dal punto di vista comunitario, organizzando una grande manifestazione civica che coinvolgerà la cittadinanza e andrà a condizionare la città per far sì che tutti possano rendersi conto di ciò che sta per succedere su questo territorio.

A fine assemblea, conclusasi informalmente, Mariano Passeri, consigliere LeU del Municipio, ha affermato: «L’incontro di stasera è stata una vittoria sia per il numero dei presenti che per la sentita partecipazione, ci sono stati interventi di spessore. In merito alla questione depositi, se stiamo andando verso il tanto acclamato futuro, prendendo ispirazione dall’agenda 2030 e dal PNRR, non si può ancora parlare di depositi chimici nelle città. Se le aziende non si adeguano al cambiamento, non dev’essere Genova a perire sotto questa situazione anacronistica: è il momento di cambiare».

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